venerdì, Settembre 17

Pedofilia: Vince in bonis malum field_506ffb1d3dbe2

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È dal Messico che potrebbe iniziare a delinearsi la nuova strategia del Vaticano per far fronte alla sua sempre più difficile posizione in merito ai casi di pedofilia avvenuti tra le proprie file. Lo scandalo dei Legionari di Cristo, che certo ha suscitato meno clamore di quelli avvenuti in Irlanda o negli Stati Uniti, ha avuto la sua risonanza nel Paese centroamericano ed il modo in cui è stato gestito nelle ultime settimane è sembrato ben lungi dall’essere improvvisato. Al contrario, le tempistiche ed i modi in cui la congregazione creata da Marcial Maciel ha chiesto perdono per i reati commessi dal suo stesso fondatore sembrano aver risposto a due necessità ben precise: da un lato, controbattere le osservazioni conclusive del Comitato sui Diritti del Bambino dell’ONU dimostrando la volontà di espiare i crimini commessi dai propri sacerdoti; dall’altro, evitare che gli stessi casi di pedofilia possano avere ripercussioni nefaste per la stabilità delle istituzioni coinvolte e per la loro influenza sociale.

In quest’ottica, appunto, il caso dei Legionari di Cristo è esemplare. L’istituto, in sé, è piuttosto recente: fondato dall’allora seminarista Marcial Maciel Degollado nel 1941 col nome di Congregazione dei Missionari del Sacro Cuore e della Vergine dei Dolori, nel 1948 ricevette l’approvazione pontificia e solo nel 1965 passava all’attuale denominazione. Nello stesso anno, Paolo VI conferiva alla congregazione il Decreto di Lode, mentre l’approvazione da parte della Santa Sede delle Costituzioni attualmente in vigore risale al 1983, con Giovanni Paolo II. Già dal 1954, l’istituto operava in ambito educativo: in quell’anno veniva infatti inaugurato il Colegio Cumbres di Città del Messico, mentre dieci anni dopo, sempre nella capitale, apriva i battenti la prima Università Anáhuac. La prima, perché negli anni il titolo ‘Anáhuac’ (che, in náhuatl, significa ‘prossimo all’acqua’ con riferimento alla collocazione della prima università presso Lomas Anáhuac) avrebbe identificato una più ampia rete universitaria con otto campus in Messico, uno in Spagna, due in Italia (l’Università Pontificia Regina Apostolorum e l’Università Europea di Roma) ed uno in Cile, oltre ad un Istituto di Scienze Psicologiche a Washington.

Obiettivo dichiarato delle Università Anáhuac, il cui motto è il paolino «vince in bono malum», è quello di creare «leader di azione positiva» e, senza addentrarsi nel merito dell’’azione positiva’, è certo che tra i loro alumni rientrino molti tra gli effettivi leader della società messicana. Solo tra i laureati dell’originale Università Anáhuac sono annoverate personalità quali Carlos M. Jarque, Segretario della Banca di Sviluppo Inter-Americana e già Ministro nel Governo di Ernesto Zedillo; Daniel Hajj Aboumrad, Amministratore Delegato di América Móvil; Carlos Slim Domit, Presidente del Consiglio di Amministrazione di Telmex e primogenito del più che facoltoso Carlos Slim Helú. A questi vanno aggiunti diversi membri dell’attuale Governo di Enrique Peña Nieto ed amministratori delegati delle divisioni latinoamericane o centroamericane di importanti società transnazionali la cui influenza sulla politica economica nazionale è stata osservata in precedenza: ad esempio, Santander, Modelo (parte del Consejo Mexicano de Hombres de Negocios, recentemente acquisito dalla belga Anheuser-Busch InBev) e Mazda.

Ovviamente, con «3 vescovi, 953 sacerdoti e 1877 fra religiosi, novizi, candidati e studenti nei centri vocazionali» e case fondate in «22 Paesi» (dati del 31 dicembre 2012, secondo il sito della congregazione), l’ambito di influenza dei Legionari di Cristo si estende anche al di là dei confini messicani e si insinua nel tessuto delle stesse gerarchie ecclesiastiche. È però innegabile che, nonostante le ramificazioni, il principale artefice della loro crescita sia stato il fondatore, Marcial Maciel. Mentre negli Stati Uniti raccoglieva il supporto di politici come l’ex Governatore della Florida Jeb Bush ed l’ex Senatore repubblicano Rick Santorum, presso la Santa Sede Maciel stringeva solidi rapporti con l’allora Segretario di Stato Angelo Sodano grazie ai generosi finanziamenti che la sua congregazione garantiva alle casse di Roma. E che gli permettevano di ottenere, secondo alcuni osservatori, il silenzio del pontefice, Giovanni Paolo II, sugli scandali che già dagli anni Cinquanta iniziavano a trapelare riguardo agli abusi sessuali commessi sui propri seminaristi.

Perché sono appunto gli abusi commessi da Marcial Maciel in sessant’anni di direzione dei Legionari di Cristo a costituire l’ombra della complessa architettura di potere illustrata finora. Le prime denunce risalgono, infatti, al 1976, ma le sevizie di Maciel hanno luogo già dagli albori della congregazione, negli anni Quaranta, e già dagli anni Cinquanta le autorità vaticane sarebbero state al corrente del suo comportamento. Su queste pagine si è già osservato in maniera dettagliata lo svolgimento della vicenda, ufficialmente confermata dalla Santa Sede solo nel maggio 2010, a più di due anni dalla morte di Maciel. Quel che giova analizzare ora è, come si diceva, il modo in cui essa si lega alla risposta del Vaticano sulle accuse rivoltegli dalle Nazioni Unite nelle già menzionate osservazioni.

Innanzitutto, nei tempi: ci sono infatti voluti tre anni e mezzo perché si giungesse ad una richiesta di perdono da parte dei Legionari di Cristo. Questo perché, inizialmente, il Vaticano aveva cercato di isolare, in maniera alquanto improbabile, Maciel dal suo movimento: la vita del fondatore, secondo il comunicato della Santa Sede del maggio 2010, «era ignorata da gran parte dei Legionari, soprattutto per il sistema di relazioni costruito da P. Maciel, che aveva saputo abilmente crearsi alibi, guadagnarsi fiducia, familiarità e silenzio di chi lo circondava e rafforzare il suo stesso ruolo di fondatore carismatico». Una tesi difficilmente sostenibile, che comunque si scontra con la necessità di espiazione espressa all’inizio di quest’anno dal direttore della Sala Stampa vaticana, Padre Federico Lombardi, all’apertura del Capitolo Generale Straordinario tenutosi a Roma per rivedere le sorti della congregazione. Ma, soprattutto, con la dichiarazione conclusiva del Capitolo, in cui i Legionari riconoscono «con tristezza l’incapacità iniziale di credere alle testimonianze delle persone vittime di padre Maciel, il lungo silenzio istituzionale e, più avanti, le titubanze e gli errori di giudizio nel momento di informare i membri della congregazione e le altre persone». La congregazione, in altre parole, ammette di essere stata al corrente dei comportamenti di Maciel e chiede perdono per non aver agito in tempo. È invece puntuale nel momento del rilascio, visto che le scuse dei Legionari giungono proprio il giorno dopo la pubblicazione delle osservazioni dell’ONU.

Osservazioni che «in più direzioni sembrano andare oltre le sue [del Comitato, ndr] competenze e interferire nelle stesse posizioni dottrinali e morali della Chiesa cattolica», ha sostenuto Padre Lombardi, che ha anche sottolineato il «non voler riconoscere quanto è stato fatto dalla Santa Sede e nella Chiesa in questi anni recenti, nel riconoscere errori, nel rinnovare le normative, nello sviluppare misure formative e preventive». Incidentalmente, però, molti dei punti non collegati ai casi di pedofilia trattati dal documento delle Nazioni Unite si ritrovano nella condotta di Maciel: figli illegittimi e tenuti all’oscuro dell’identità del padre e posizioni estremamente conservatrici (ovviamente, nella vita pubblica) su omosessualità e contraccezione. Senza contare che proprio la soluzione al caso dei Legionari di Cristo contraddice in parte lo sforzo di rinnovamento proclamato da Lombardi.

In seguito al Capitolo Generale Straordinario, infatti, ad essere nominato nuovo Direttore Generale della congregazione è stato il messicano padre Eduardo Robles-Gil, considerato l’erede spiritualedel defunto Maciel. L’elezione è avvenuta il 20 gennaio, ma è stata resa nota il 6 febbraio, contestualmente alla richiesta di perdono che Robles-Gil ha dichiarato di fare propria. La scelta non poteva che risultare «deludente» per chi era uscito dalla congregazione proprio a causa degli abusi perpetrati al suo interno. Ma questo non è l’unico segnale di continuità. Un altro esempio è stato dato nell’agosto scorso, quando papa Francesco ha nominato un Legionario di Cristo, il vescovo spagnolo Fernando Vérgez Alzaga, Segretario del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano: Vérgez non ha alle spalle contatti compromettenti con Maciel, ma certo la sua nomina sembra mantenere la congregazione strettamente agganciata al potere vaticano.

La congregazione, però, potrebbe mantenere nonostante tutto anche i suoi legami con le élite finanziarie messicane. L’allontanamento dal fondatore renderebbe infatti più accettabile ai sostenitori storici la prosecuzione dei finanziamenti, anche se alcuni, tra cui il magnate Carlos Slim, avevano mantenuto i rapporti con Maciel anche in tempi recenti. Inoltre, sebbene la società civile abbia dato segnali in senso contrario, ad esempio sottoponendo al Comitato per i Diritti del Bambino un duro documento di accusa riguardo alla copertura vaticana dei crimini commessi da Maciel, non è improbabile che questi vengano trasmessi in maniera edulcorata all’opinione pubblica messicana: già nel 1997 le maggiori industrie (molti dei cui amministratori, come scritto innanzi, hanno studiato nelle università dei Legionari) imposero un boicottaggio pubblicitario ad un canale televisivo che si era occupato di padre Maciel. Insomma, il motto rimane simile: «vince in bonis malum».

 

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