mercoledì, Ottobre 20

Pedofilia: l’orco della porta accanto field_506ffbaa4a8d4

0
1 2


Un grande, sciagurato affare su Internet

Si calcola che, in tutto il mondo, siano quasi tre milioni i bambini sfruttati sessualmente.  Il giro d’affari che ruota intorno alla pedofilia è gigantesco. Qualcosa come 11 miliardi di euro l’anno soltanto con Internet: un solo sito può guadagnare anche centomila euro al giorno. E ci sono almeno 70 mila siti dedicati alla pedofilia in tutto il mondo con 2 milioni di bambini coinvolti e 12 milioni di immagini e foto, oltre a 40 mila chat-room per pedofili. Oltre al mercato tradizionale, ingrossato da 25 milioni di cassette e cd-room per pedofili.

Negli Stati Uniti ci sono almeno 500 mila bambini coinvolti nel mercato del sesso: è la conclusione di una ricerca condotta per due anni da studiosi dell’Università della Pennsylvania, che hanno girato gli Usa e realizzato centinaia di interviste per disegnare un quadro degli abusi sui minori. Le forme di sfruttamento dei bambini nel mercato del sesso vanno dalla pornografia per pedofili alla prostituzione in strada e alla vendita di sesso negli ambienti scolastici. «Lo sfruttamento sessuale dei bambini», ha detto Richard Estes, uno degli autori della ricerca, «è la forma più nascosta di abuso sui minori che esista negli Usa e nel resto del Nord America al giorno d’oggi. E’ l’epidemia meno conosciuta della Nazione». Estes ha spiegato che i ricercatori sono rimasti sbalorditi quando hanno percepito la diffusione del fenomeno. Secondo i ricercatori, i maschi sono vittime dello sfruttamento almeno quanto le bambine, anche se la loro realtà è meno evidente e meno conosciuta. Le vittime sono in gran parte bambini senza famiglia o provenienti da ambienti di miseria.

I baby-navigatori negli Stati Uniti sono 50 milioni, cioè i bambini che navigano ogni giorno per ore nella rete. Uno su quattro ha dichiarato di aver esplorato un sito porno. Uno su cinque ha avuto proposte a sfondo sessuale (fonte Disney). In Italia sono un milione e mezzo i bambini in età scolare che usano il computer (65,4%). Quelli che navigano in Internet sono 350 mila. Il 73% ha dichiarato di navigare da solo, ossia senza adulto vicino (fonte Eurispes).  La pedopornografia è in aumento e utilizza sempre più i canali di diffusione come lo spam e il file sharing rispetto ai tradizionali siti web. E’ quanto emerge da ‘Minori nella rete’, il terzo rapporto di Save the Children Italia. Anche i telefoni cellulari sono diventati un veicolo di trasmissione di pornografia infantile, attraverso gli mms.

 

 

La piaga del turismo sessuale

Ricordo la luce negli occhi di Niko, un bambino albanese sui dodici-tredici anni, quando un poliziotto italiano lo salvò a pochi metri da un gommone che lo avrebbe portato a una squallida vita da marciapiede in Italia. Stavamo a Valona: Niko era stato rapito un’ora prima, di mattina, in mezzo alla gente davanti alla moschea. Ricordo l’ombra negli occhi di una madre, la mamma di Hagere, quando andai a trovarla nella sua casa in Tunisia. Hegere era una bambina dolcissima uccisa l’altra estate a Imperia. Non si sa bene ancora perché Hegere (la chiamavano la principessa) è stata uccisa, se da un pedofilo oppure per venderla. Il giorno dopo (era la fine di agosto) ad Andria fu uccisa Graziella, otto anni, e scoprimmo che nello stesso giorno in Italia c’erano stati addirittura cinque episodi di molestie gravi nei confronti di minori. Al nord al sud, senza distinzioni: a Milano, Roma, Riccione, Bari, Sanremo e Torino. E forse, ogni tanto, ci rendiamo conto che il fenomeno è solo nascosto, colpevolmente nascosto, ma reale.

Poi c’è un altro triste fenomeno in cui ahimè noi italiani primeggiamo. Il cosiddetto turismo sessuale. Nel sud est dell’Asia li chiamano truk-truk, sono quelle vespette con il seggiolino che sostituiscono i taxi. Pochi soldi e portano i turisti in giro. Ricordo il primo che ho preso nella caotica Colombo, capitale dello Sri Lanka, il giorno dopo lo tsunami. Non avevamo fatto neanche il giro del palazzo quando il driver mi chiede se voglio una ‘baby’. Non ho risposto subito, sorpreso. E lui ha insistito, ha specificato meglio l’offerta. come la vuoi, russa, nera, o cingalese, ma proprio baby, vedrai pochi soldi”. E’ facile scendere al volo dal truk-truk perchè vanno pianissimo. Sono sceso. Ma quell’offerta scellerata mi ha perseguitato per tutto il tempo che sono rimasto da quelle parti.
Offronobabyin ogni dove e l’aspetto più drammatico è la consapevolezza di un mercato che tragicamente tira. Se offrono bambine al primo turista che incontrano, significa che i turisti chiedono quello. Stessa storia in Thailandia, dove le ‘baby’ te le offrono anche in albergo, al centro di Bangkok. Per non dire di Pattaya, posto da sogno, dove c’è una strada intera, si chiama banalmente Walking street dove le bambine, massimo dieci anni, sono addirittura in vetrina: naturalmente pronte ad essere vendute, occhi lacerati.

Non si conoscono le dimensioni esatte della barbarie perchè le denunce sono quasi inesistenti. Ne sappiamo talvolta perchè magari qualcosa è andato storto e allora il poliziotto arriva a denunciare questi dannati turisti. Anche italiani. Tutta gente apparentemente ‘normale’: lavoro serio, magari una famiglia, tutto a posto come facciata. Ricordo di un milanese giovane, trent’anni, condannato in Cambogia per aver avuto rapporti sessuali con quattro ragazzini sui dodici anni. Si chiamava Filippo. Ha avuto dieci anni di carcere più mille euro di multa, 250 a ragazzino. Così conosciamo anche il prezzo della purezza. Ha protestato il giovanotto quando il tribunale di Phnom Penh ha emesso la sentenza: «Non è giusto», ha urlato, «erano consenzienti». Come se in quelle condizioni un minore avesse la facoltà di scegliere.
In Cambogia succede quello che succede in Thailandia, in India, nelle Filippine o nello Sri Lanka. La legislazione è severissima, ma le condanne sono abbastanza rare anche se ormai è un’invasione: da Giappone, Europa e Stati Uniti. Vacanze esotiche che fanno comodo a Paesi poveri. E non succede solo nel sudest asiatico: molto fiorente il traffico vergognoso anche in Europa, soprattutto in Romania e in Moldavia.

«La pedofilia», ha detto lo scrittore Ferdinando Camon, «è una patologia intimamente violenta e quello che colpisce è che sia ritenuta un fatto privato. Invece è un atteggiamento antisociale». Dove andremo o, meglio ancora, dove siamo già finiti?

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->