venerdì, Settembre 24

Pedana antisismica per il David

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Natale e Capodanno con lo sciame sismico. Forse non è la prima volta, lo è certamente a memoria d’uomo, a Firenze e in provincia la cosa fa un certo effetto. Quando finirà? Aumenterà o no d’intensità? Secondo gli esperti dell’Istituto di geofisica e vulcanologia, potrebbe andare avanti per settimane. Certo è che l’intensità di venerdì 19, di magnitudo 4,1, epicentro il Chianti, non è stata più raggiunta. Ma c’è ancora molta preoccupazione in giro. E l’ansia aumenta se ci troviamo a parlarne a pochi metri dalla tribuna del David di Michelangelo, all’interno della Galleria dell’Accademia di Firenze. Osservata di lato, la meravigliosa figura, ricavata tra il 1501 e il 1504 da un blocco di marmo di Carrara (neanche dei migliori), da quel Genio di Michelangelo, sembra più fragile e vulnerabile di quanto in effetti non sia. La nostra presenza all’interno della Galleria è stata richiamata dallo stupendo allestimento delle Sale Bizantine, che ospitano una delle più importanti collezioni al mondo di tavole a fondo oro del Duecento e Trecento, acquisite dopo la soppressione delle Chiese e dei Conventi tra la fine del Settecento e l’avvento dell’Unità d’Italia. Ma, si sa, la lingua batte dove il dente duole. E sapere della fragilità delle caviglie del David, che presentano sin dalle origini alcune microfratture, è motivo di grande allarme.

E dunque, è di lui che ne parliamo con il Direttore del celebre Museo Angelo Tartuferi. Il suo tono è rassicurante: “La statua sta in piedi da alcuni secoli ed ha resistito bene ai vari eventi che nel tempo si sono succeduti….Ma noi non abbiamo atteso il terremoto per studiare le necessarie misure protettive, per questo già da un anno, da quando ho assunto l’incarico, come museo ci siamo rivolti all’Enea, per lo studio di un progetto di protezione. Che consiste nella realizzazione di una pedana antisismica sull’esempio di quanto fatto per i Bronzi di Riace. Sulla base degli elementi ricevuti entro sei mesi il progetto potrebbe essere già realizzato. Si tratta di studi estremamente avanzati classificabili al livello LV3. E proprio nel giorno in cui il David occupava i nostri pensieri, il Ministro Dario Franceschini comunicava alla Soprintendente ad interim del Polo Museale Fiorentino, Alessandra Marino, che il Ministero delle attività culturali e del turismo si farà carico della somma di 200.000 euro necessaria alla progettazione e realizzazione dell’opera che dovrebbe proteggere il capolavoro michelangiolesco. E questa è senza dubbio una buona notizia. Dà la certezza che la pedana di farà. Quale soluzione sarà prescelta non è dato sapere, dipenderà dallo stesso ministero. Quella studiata per il David si base sullo stesso sistema, di nuova concezione, messo a punto per i Bronzi di Riace da parte dell’Enea, l’Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile. Consisterebbe in due blocchi di marmo di Carrara separati da quattro sfere. Tale dispositivo assicurerebbe il massimo isolamento della statua anche nel caso di un terremoto di forte intensità. Prove sperimentali avrebbero dimostrato la capacità di assorbimento delle scosse da parte della base inferiore della pedana, isolando la parte superiore. Insomma, al momento il sistema brevettato per i Bronzi, potrebbe essere valido anche l’opera michelangiolesca.Certo, di fronte ad un terremoto di intensità inaudita, non solo Il David ma anche la struttura museale potrebbero risentirne. Ma non è il caso di fare del catastrofismo, bensì di agire bene e in tempi brevi” è quanto auspica Tartuferi. Quanto ai tempi e alle modalità di installazione, questi dovrebbero essere piuttosto rapidi, tali da non interferire con l’intensa attività del Museo, uno dei più visitati al mondo: “Forse sono sufficienti due notti di lavoro”.

Ma la collocazione della “pedana” sotto la base che sostiene la statua, potrebbe creare problemi di natura estetica? “No, perché la base marmorea è contenuta e inoltre parte della stessa pedana antisismica potrebbe essere interrata”. Insomma, saremmo a buon punto. L’Accademia si è mossa per tempo e il Ministero ha risposto tempestivamente. Lo stesso Franceschini ha dichiarato che il terremoto di Firenze, fortunatamente senza danni al patrimonio culturale dello Stato, rende ancora più urgente realizzare questo progetto, in fase di studio avanzato da parte del Museo dell’Accademia. Il contributo diretto del Ministero renderà possibile realizzarlo in tempi brevi. Un capolavoro assoluto come il David non può correre nessun rischio.

In queste ore ho ripensato alle emozionanti fotografie degli enormi muri di protezione che i Soprintendenti fiorentini costruirono attorno al David, ai Prigioni e a altri capolavori per proteggerli da possibili bombardamenti. La stessa precauzione e cura di quegli intelligenti funzionari dello Stato, oggi, in modo diverso, dobbiamo metterla noi. I visitatori, gli studiosi, i cittadini amanti e orgogliosi di questa statua-simbolo, possono stare non diciamo sereni ma certi che il meccanismo per tutelare l’opera è stato avviato. Il resto dipenderà dai tempi burocratici. Ma il David e le altre opere michelangiolesche che costituiscono la principale attrazione del Museo dell’Accademia, non sono le uniche meritevoli di essere apprezzate per il loro eccezionale valore. Come dicevamo all’inizio, vedere il nuovo sistema d’illuminazione, trovarsi di fronte al crocefisso di Bernardo Daddi e all’imponente pala d’altare eseguita da Jacopo di Cione e dai suoi collaboratori nel 1372-73 per la Corporazione della Zecca, che è stata posta al centro della sala, è fonte di grande emozione. Queste tre sale racchiudono infatti dipinti di Giotto e dei giotteschi (al momento la Testa di pastore dell’artista di Vicchio di Mugello è in prestito a Fabriano per la Mostra Da Giotto a Gentile), comprese le celebri formelle dipinte intorno al 1340 da Taddeo Gaddi con il ciclo delle storie parallele di Gesù e San Francesco che decoravano il bancone della sacrestia di S. Croce, il celebre Compianto sul Cristo morto di Giovanni da Milano (1365), l’affresco di Giotto di Stefano, detto Giottino, raffigurante la Madonna con bambino in trono fra gli otto angeli e i santi Giovanni Battista e Bernardo (1356), staccato fra il Sei e il Settecento da un tabernacolo in S. Spirito, le miniature del Maestro delle Immagini domenicane e di altri artisti. Ebbene, tutte queste opere offrono uno spaccato straordinario di quella che era la situazione artistica della Firenze nel Trecento, delle sue chiese, delle sue piazze, delle sue strade, segnate dalla presenza di opere così eccezionale valore artistico e religioso. Un’occasione da non perdere sia per gli studiosi che per il grande pubblico dei visitatori.

 

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