venerdì, Settembre 17

Pechino tra cyberspionaggio e intolleranza religiosa 40

0

A boy looks up as he walks past the closed coffee shop owned by Canadian couple Kevin Garratt and Julia Dawn Garratt in Dandong, Liaoning province

«See you soon»: un cartello appeso alla finestra del Peter’s Coffee House di Dandong, la più grande città al confine sino-nordcoreano, annuncia una breve pausa prima della riapertura. Ma Kevin e Jualia Garrat al loro locale non hanno ancora fatto ritorno. I coniugi, di nazionalità canadese, sono spariti martedì 5 agosto e di loro nulla si sa da quando la stampa cinese ha annunciato un’indagine a loro carico che potrebbe portare ad incriminazioni formali di «spionaggio e furto di segreti militari». Il caso non è di quelli che sempre più spesso vedono Pechino e l’Occidente scambiarsi accuse di cyberspionaggio. Stavolta abbiamo due cittadini canadesi, un caffè, e una linea rossa che per 1300 chilometri separa l’ex Celeste Impero dal ‘Regno eremita’; un confine poroso lungo il quale ogni anno migliaia di nordcoreani fuggono dalla fame rischiando di venire rispediti indietro, come stabilisce un accordo tra Pyongyang e le autorità cinesi. Campi di lavoro, torture e in alcuni casi la pena di morte li attendono al rientro.

Dandong costituisce una comoda base per i missionari occidentali che vogliono inviare aiuti oltre il fiume Yalu, la frontiera naturale che divide la Cina dalla Corea del Nord per svariati chilometri. Qui proliferano attività umanitarie camuffate da operazioni commerciali, bar, panifici, ristoranti e agenzie di viaggi. Si dice che i Garrat facessero parte del giro; non avevano mai superato il limite della legalità, ma non si erano nemmeno mai curati di nascondere la propria fede. Avevano aperto il Peter’s Coffee House nel 2008 dopo aver lasciato Vancouver alcuni anni prima, diventando punto di riferimento per i cristiani protestanti della zona e i nordcoreani che fanno la spola tra tra Repubblica Popolare Cinese e Repubblica Democratica Popolare di Corea per ragioni di business o per scopi umanitari. Gestivano una ‘casa di formazione’ per i fuggiaschi nordcoreani fuori Dandong e collaboravano con la North Star Aid, organizzazione che si occupa di spedire aiuti alimentari nel ‘Regno eremita’, e con varie chiese domestiche cinesi (che Pechino considera illegali) per fornire assistenza sull’altra sponda dello Yalu. Secondo quanto ammesso dal Signor Garrat in un sermone pubblicato sul sito web della Terra Nova Church, nella Columbia Britannica, «il 99% dei nordcoreani che abbiamo incontrato sono tornati indietro per predicare il Vangelo. Hanno dovuto farlo perché gliel’ha ordinato Dio».

Se nella Repubblica Popolare il Protestantesimo rientra -affianco al Cristianesimo, all’Islam, al Buddhismo e al Taoismo- tra le religioni riconosciute dallo Stato e viene accettato purché professato all’interno del TSPM (Three-Self Patriotic Movement), l’unica chiesa protestante riconosciuta dal Governo, nella stalinista Corea del Nord vi è tolleranza zero per qualsiasi credo all’infuori del culto della personalità nei confronti dei i membri della famiglia Kim. Nemmeno la diplomazia statunitense è riuscita a salvare il missionario americano Kenneth Bae condannato nel 2013 a 15 anni di lavori forzati per aver tentato di «rovesciare il regime» fingendosi un operatore turistico. Anche lui era solito frequentare Dandong.

A confermare la linea dura, il 4 agosto la North’s Korean Catholics Association, istituzione preposta dal Governo comunista al controllo delle attività cattoliche nel ‘Regno eremita’, ha rifiutato di inviare i propri fedeli a Seul per prendere parte alla messa di riconciliazione che Papa Bergoglio terrà in Corea del Sud il 18 del mese. Eppure un tempo, ben prima della divisione della penisola lungo il 38° parallelo, «Pyongyang era considerata la Gerusalemme d’Oriente» ricorda David Alton ai microfoni della ‘Reuters’, alludendo a quando la capitale nordcoreana attirava missionari da ogni parte. Molti evangelizzatori si stanno dirigendo verso la Zona economica speciale di Rason, dove gli stranieri -inclusi gli odiati americani- possono ottenere un permesso di residenza e istituire joint venture con il Governo locale.

Nonostante le ambizioni nucleari abbiano indebolito l’alleanza tra Pechino e Pyongyang, «quest’anno le forze di sicurezza nordcoreane e i funzionari cinesi stanno lavorando molto duramente per combattere le attività religiose lungo il confine», ha dichiarato all’agenzia britannica Christopher Green del sito Daily NK, riportando quanto sentito dire su entrambi i versanti della frontiera. Sempre la scorsa settimana un cittadino americano di origini sudcoreane è finito nel mirino delle autorità cinesi vedendosi congelare i conti bancari. Peter Hanh, questo il suo nome, gestiva dal 1997 una Ong cristiana -finanziata in parte da istituti religiosi a Sud del 38° parallelo- con base a Tumen, cittadina situata in uno dei punti in cui il confine sino-nordcoreano è più sottile e facilmente valicabile. Diverse fonti interpellate dai media internazionali hanno contestualizzato i recenti casi in un più ampio giro di vite ai danni delle organizzazioni cristiane che operano tra Cina e Repubblica Popolare Democratica di Corea, mentre l’inasprimento dei controlli nelle aree di confine ha portato a una riduzione del numero dei rifugiati a Sud; soltanto 700 nei primi sei mesi del 2014.

La politica di Pechino prevede che nessuno straniero possa venire in Cina come missionario. Permettere che i missionari stranieri potessero venire in Cina è stata una delle tre richieste di Jimmy Carter a Deng Xiaoping quando questi si recò negli Stati Uniti nel 1979, ed è stata l’unica delle tre richieste che il Piccolo Timoniere non ha accettato. Le altre due erano costruire chiese per permettere il culto ai cristiani e stampare la Bibbia“, spiega a ‘L’Indro’ Yang Fenggang, uno dei massimi esperti di questioni religiose nella Repubblica popolare, “sebbene i missionari stranieri arrivati in Cina dal 1979 siano molti, tuttavia devono essere entrati nel Paese con un visto turistico o di lavoro. In linea di principio le autorità cinesi possono espellere chiunque conduca attività che violano le norme dei visti. Ogni anno qualche missionario viene cacciato, anche se magari i media non ne parlano”. D’altra parte, l’articolo 36 della Costituzione cinese parla chiaro:«Nessuno può fare uso della religione per impegnarsi in attività che destabilizzano l’rodine pubblico, mettono in pericolo la salute dei cittadini o interferiscono con il sistema di istruzione dello Stato». E ancora: la libertà di culto viene garantita fintanto che «le organizzazioni e gli affari religiosi non sono soggetti ad alcuna dominazione straniera».

Nel luglio del 2007 -secondo un rapporto di VOM (Voice of the Martyrs)- oltre 100 missionari sono stati banditi dal Regno di Mezzo nell’arco di soli 90 giorni in quello che è stato definito il peggior assalto alla comunità cristiana dal 1954, quando la leadership comunista da poco al potere espulse tutti i religiosi stranieri dal Paese. Americani, australiani, sudcoreani, israeliani, singaporiani e canadesi sono finiti vittima di una campagna di persecuzione, nota come Typhoon No. 5, scatenata dal Governo cinese per evitare che i cristiani stranieri «portassero avanti attività di evangelizzazione alla vigilia delle Olimpiadi di Pechino 2008». Secondo recenti fonti della ‘Reuters’, un terzo dei 3000 missionari sudcoreani presenti oltre la Muraglia è stato formalmente allontanato a causa di complicazioni con i visti.

“Gli ultimi incidenti dimostrano che con Xi Jinping il controllo sugli stranieri è aumentato“, prosegue Yang “Non si tratta di una virata brusca, ma semplicemente di un’intensificazione della sorveglianza che per la maggior parte viene, comunque, esercitata ai danni dei cristiani cinesi. Lo abbiamo visto con la rimozione delle croci dalle chiese, demolizioni di luoghi di culto, arresti dei leader religiosi e molto altro. Ciò che è più inusuale è invece l’accusa di spionaggio per la quale sono indagati i Garrat, che sembra piuttosto una vendetta in risposta alle recenti accuse secondo le quali la Cina avrebbe hackerato il sistema informatico del Governo canadese. Ma potrebbe essere anche indicare che Pechino sta preparando qualche misura sensazionale in riferimento alla Corea del Nord“.

Secondo quanto riportava nel 2012 la fondazione Dui Hua, l’etnia coreana è stata ufficialmente additata da Pechino come un ‘pericolo religioso, dato il suo ampio coinvolgimento nelle attività organizzate dalle chiese ‘sotterranee’ esterne al TSPM. Nel 2011, il sito ufficiale della città di Yushu, nel Jilin, riportava un articolo in cui i funzionari locali mettevano in guardia «dal proselitismo illegale, dalle attività d’infiltrazione e dall’estremismo religioso» di gruppi di cristiani coreani, equiparati per pericolosità alla setta spirituale della Falun Gong e alle Ong internazionali. Due anni prima, l’Ufficio per l’Educazione della contea di Huinan si era espresso in favore di «un’internazionalizzazione del problema dell’etnia coreana in Cina», causato principalmente dal pessimo ascendete esercitato dalle chiese cristiane sui coreani temporaneamente di ritorno a Sud del 38° parallelo per motivi di lavoro. Addirittura nel 2003 Zhang Jian, funzionario dell’Amministrazione Statale per gli Affari Religiosi, aveva annoverato le regioni del Nordest cinese tra le aree a rischio ‘separatismo’ insieme allo Xinjiang e al Tibet.

Stranamente, stando a quanto riferito dalla stampa cinese, né Peter Hahn né i coniugi canadesi sembrano andare incontro a incriminazioni inerenti il loro attivismo religioso lungo il confine sino-nordcoreano, nonostante questo costituisca apparentemente il minimo comune denominatore che collega le loro storie.

Il pugno di ferro contro la comunità cristiana si è fatto più intenso a pochi mesi dalla pubblicazione di nuove stime secondo le quali, nel 2030, il numero dei protestanti e dei cattolici residenti in Cina potrebbe raggiungere quota 250 milioni. Il che renderebbe la Repubblica popolare, ufficialmente atea, il primo Paese al mondo per numero di seguaci di Cristo, dopo esserlo già diventata per Bibbie stampate. Alcuni giorni fa, Wang Zuoan, Direttore dell’Amministrazione Statale per gli Affari Religiosi, ha riaffermato l’impegno del Governo nell’istituire «una teologia cristiana cinese» in accordo con il socialismo di mercato. Nulla di nuovo, a dire il vero. Fin dagli anni ’90, Pechino ha promosso una «ricostruzione teologica» -per meglio aggiustare il cristianesimo ai dogmi socialisti- affidandone la guida al Vescovo K. H. Ting, figura controversa passata a miglior vita nel 2012 dopo aver diretto il TSPM per oltre un decennio. Wang ha poi parlato del rapido sviluppo raggiunto dal Cristianesimo nel Paese grazie alle politiche religiose adottate dalla Cina nelle ultime decadi. Non è ben chiaro per quale ragione la dirigenza comunista abbia scelto di riciclare una notizia, per così dire,  ‘vecchia’. Ma nel clima repressivo respirato dalla comunità cristiana locale, le rassicurazioni hanno il sapore di uno sberleffo.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->