martedì, Novembre 30

Pechinesi volontari nelle pattuglie contro il crimine field_506ffb1d3dbe2

0

Pechino volontari sicurezza

Mentre si piange per l’atroce attacco terroristico dello scorso sabato nella città di Kunming, provincia dello Yunnan, dove una gang armata di coltelli ha fatto irruzione in una stazione del treno uccidendo una dozzina di viaggiatori, molti si chiedono perché sia accaduto proprio in questa città. Soprattutto ci si chiede perché il bersaglio non fosse invece su Pechino, dove pochi giorni dopo si sarebbe riunita l’assemblea legislativa. La teoria del terrorismo è che per manipolare l’opinione pubblica, i terroristi spesso ricercano e identificano un bersaglio con alta visibilità pubblica ed  esposizione mediatica. E Pechino è una città che riflette perfettamente questo modello.

Quindi perché Kunming? Una risposta potrebbe essere che la capitale cinese ha una forza di polizia metropolitana formidabile, che impiega decine di migliaia di ufficiali e che vanta il miglior team SWAT nella nazione. La polizia di Pechino però sostiene che in una città di più di 20 milioni di cittadini, intrisa di bersagli ad alto rischio di terrorismo, la forza di 60.000 addetti alla polizia è già considerata al limite e non è sufficiente. Ma i dati sono soggetti a cambiamenti repentini dal momento che alla grande armata della capitale vengono aggiunte decine di migliaia di cittadini che si travestono da volontari per la pubblica sicurezza. Inoltre, è stato stimato, che ogni anno vengono mobilitati più di 700.000 volontari per assicurare l’ordine pubblico durante i due più importanti avvenimenti politici: gli incontri consultivi e l’assemblea legislativa.                                                                                                                

Secondo un resoconto, durante i due avvenimenti nel 2010, volontari armati di cinturini rossi vennero  piazzati a 30 metri dagli hotel dove alloggiavano i politici, ogni giorno dalle 7 del mattino alle 10 di sera. Questa armata di cittadini, sicuramente non sono un deterrente abbastanza forte al terrorismo, ma certamente hanno costruito una elaborata rete intelligente contro il crimine. Ad ogni quartiere vengono assegnati degli informatori pagati dal governo, mentre 15.000 ispettori fanno la ronda ogni giorno tra rioni ed emigrati per rilevare anche solo il minimo problema. Ogni 25 volontari, uno di loro è responsabile della raccolta informazioni.

Il piano, chiamato ‘Prevenzione di Massa’, ha avuto il decollo dalle Olimpiadi di Pechino del 2008, dove ha dimostrato essere una potente arma per la prevenzione e il controllo del crimine. Durante i Giochi, poliziotti e volontari hanno tenuto d’occhio soprattutto quelle decine di migliaia di persone classificate come ad alto rischio, riducendo il crimine in modo significativo rispetto all’anno precedente. Tale sistema è anche economicamente vantaggioso dato che questi cittadini volontari vengono pagati con soltanto uniformi, bracciali e pasti. Mentre prezzi in cash fino a 500.000 Yuan (50.000 Euro circa) vengono dati a coloro che forniscono dritte preziose per risolvere casi di crimine. Mentre nelle altre province e città questo modello di sicurezza, che incontra enormi ostacoli a causa dei problemi come legalità dei volontari e fondi insufficienti per le operazioni di sicurezza, andrebbe riorganizzato.

Anche con la ‘Prevenzione di Massa’, la sicurezza della capitale rimane in piccola parte a rischio. Lo scorso ottobre, due membri del gruppo etnico Uygur hanno guidato una jeep fino ad una folla di gente a Piazza Tian’anmen, nel cuore della città, uccidendo 2 persone e ferendone 40, prima di appiccare fuoco al veicolo perdendo anch’essi la vita. L’accoltellamento a Kunming poteva avvenire a Pechino se non fosse per la vigilanza di una piccola armata di cittadini che prendono seriamente il proprio lavoro, prendendosi cura della nostra sicurezza.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->