domenica, Agosto 14

Pd, un De Luca è per sempre Il caso De Luca spacca il PD

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Chiusura dell’intro dedicata al Ministro per i Rapporti col Parlamento, Maria Elena Boschi, che pone la fiducia a nome del Governo sul decreto legge che riguarda le misure per il rientro dei capitali dall’estero (la cosiddetta ‘voluntary disclosure’). I deputati del M5S parlano di «ennesimo favore ai grandi evasori». E, sempre dal blog di Beppe Grillo, parte la denuncia contro la ‘pensione senza lavorare’ della Presidente Pd dell’Umbria Catiuscia Marini. Secondo i grillini umbri la Marini starebbe «accumulando contributi per la sua turbopensione grazie all’aiuto della Legacoop».

 

Vincenzo De Luca continua a rilasciare, anche oggi, dichiarazioni lunari’ (nel senso che nega tutti gli addebiti e sembra appena atterrato dalla luna) e si prepara a resistere all’assalto mediatico-politico-giudiziario. Non troppo lodevole nemmeno l’effimero tentativo di scaricare tutte le responsabilità sul collaboratore dimissionato Nello Mastursi («Sicuramente è stato un comportamento sbagliato ed infatti non c’è più»). Sui giornali, intanto, compaiono i primi stralci delle intercettazioni che fanno sciogliere come neve al sole la ricostruzione fornita dall’ex sindaco di Salerno. «Abbiamo fatto, è fatta», dice al telefono il giudice Anna Scognamiglio il 17 luglio scorso al marito Guglielmo Manna. La Scognamiglio ha appena scritto la sentenza pro De Luca e si trova ancora in camera di consiglio. Neanche il tempo di riattaccare ed ecco che l’avvocato Manna compone il numero dello staff del governatore guidato da Mastursi per confermare che «è andata come previsto». Questa una delle prove, secondo i pm romani, dell’accordo illecito tra le parti. Ma le telefonate incriminate sono anche altre.

Sul caso De Luca nel Partito Democratico rischiano di volare gli stracci e, anzi, almeno in Campania, pare stiano già volando. La notizia, che potremmo definire ‘di costume’, la riporta l’Agenzia di stampa ‘Dire’ secondo cui il vice di De Luca, Fulvio Bonavitacola, si sarebbe abbandonato a un rabbioso sfogo telefonico contro il capogruppo Dem in Regione Mario Casillo, colpevole di non aver sbattuto la porta alla richiesta di discussione avanzata da M5S e sinistra Pd. «Ne Mario», avrebbe esordito in partenopeo stretto il braccio destro di De Luca, «tu nun puo’ ffa’ na cosa e chesta a Enzo De Luca. Tu si’ o capogruppo, ne Mario». E ancora, «nun ppo ffa’ chest, co’ e’ Cing stelle ca caghn o cazz! (espressione oxfordiana per dire che il M5S prepara la mozione di sfiducia ndr)».

Tornando al Pd nazionale, la sinistra Dem sembra aver rotto definitivamente gli indugi. Gianni Cuperlo lancia il paragone, neanche troppo ardito, con il caso Ignazio Marino, cacciato dal Campidoglio con modalità che definire discutibili è un eufemismo. «Non si usino due pesi e due misure», avverte il bersaniano dagli occhi di ghiaccio. Sul fronte opposto del partitone della Nazione dovrebbe essere schierato Walter Verini che invita sì alla «saggezza» nel valutare la situazione, ma non se la sente di escludere, se pur da renziano di ferro, l’ipotesi della dimissione dall’alto del ras campano. «Ieri De Luca ha detto delle cose importanti», afferma il capogruppo Pd in commissione Giustizia alla Camera, «se quelle cose non reggessero si saprà nei prossimi giorni. Se ci fossero zone d’ombra è evidente che si porrebbe un problema di opportunità politica. Nessuna reticenza nel Pd».

 

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