domenica, Luglio 25

Pd, quel dissenso di Giuseppe Civati field_506ffb1d3dbe2

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Giuseppe Civati è un poltico capace di riscuotere una buona considerazione dal suo elettorato poiché esprime concetti chiari, senza scadere in sterili scontri dialettici con i suoi avversari politici, compresi gli alleati del suo partito.

Il dibattito economico, sempre più urgente, si inserisce a pieno titolo sulle preoccupanti situazioni italiane, coinvolgendo la politica e le relative scelte del Governo. Giuseppe Civati non fa sconti a nessuno, nemmeno al Pd, muovendo critiche sull’operato di Matteo Renzi.

“Nel centro sinistra, da diversi mesi, ci sono due correnti di pensiero. Utilizzando vecchi schemi, ormai privi di senso, si confrontano”, commenta Giuseppe Lobefaro, con un lungo passato di amministratore locale del Comune di Roma e della Provincia, prima nel partito della Margherita e dopo nel Pd “coloro che vorrebbero spingere il Partito democratico a un’alleanza con la sinistra più radicale e con la parte del Movimento Cinque Stelle più dialogante e coloro che intendono rafforzare il dialogo con gli elettori di centro e, in particolare, con quelli che hanno votato in passato nel centro destra, stanchi e delusi da politiche inconcludenti. La posizione di Giuseppe Civati si colloca nel primo gruppo con una forte critica all’attuale gestione del partito e all’azione di Governo del Paese. La tesi di Giuseppe Civati e della sinistra che non si riconosce in Matteo Renzi è che il Partito democratico non può trasformarsi in una nuova Democrazia cristiana ma deve andare a prosciugare i voti dei simpatizzanti del Movimento Cinque Stelle per non cambiare natura. Il rischio del ragionamento politico di Giuseppe Civati è quello di condannare la sinistra all’ennesima sconfitta elettorale e a rendere marginale e ininfluente un Partito democratico che, nell’ottica di Matteo Renzi, è destinato a cambiare il Paese. Tutto ciò è possibile solo rompendo gli schemi del passato e conquistando il voto di coloro che alle precedenti elezioni hanno votato centro destra. Giuseppe Civati si pone in netta contrapposizione alle posizioni politiche di Matteo Renzi nell’ottica di presentarsi come alternativa se il tentativo di Matteo Renzi dovesse fallire. Prosciugare l’elettorato di Beppe Grillo”, conclude Giuseppe Lobefaro, “per costruire un’alleanza di sinistra sembra l’obiettivo principale di Giuseppe Civati. Obiettivo che risulta in contrasto con le istanze maggioritarie che sono presenti in Italia e che condannerebbero la sinistra al solito ruolo minoritario. Una sinistra gioiosa ed eternamente perdente”.

Le decisioni politiche adottate da Giuseppe Civati, spesso in polemica con il Pd, non registrano soltanto critiche perché c’è una platea di persone pronta a premiare le sue scelte. Giuseppe Civati prosegue con forza nel suo sentiero collezionando nemici ma conservando una chiara visione dell’azione politica da adottare nel Paese.

Nella lenta agonia della Seconda Repubblica, travagliata dal faticoso processo di decostruzione istituzionale che dovrebbe portare all’avvento di una Terza Repubblica dai forti connotati presidenzialistici, sono poche le voci di dissenso“, commenta Giuseppe Licandro, simpatizzante civatista, “levatesi contro il Patto del Nazareno siglato il 18 gennaio 2014 da Silvio Berlusconi e Matteo Renzi. Tra queste voci spicca quella di Giuseppe Civati, giovane esponente della corrente progressista del Partito democratico, che alle primarie del 2013 è riuscito a ottenere un lusinghiero 14,2% di consensi. Civati riscuote simpatia e stima nell’elettorato di sinistra per le idee chiare, lo stile schietto e gradevole con cui si presenta nei dibattiti politici televisivi, la capacità di analisi e lo spirito ironico che lo portano a contrapporsi perspicacemente agli avversari senza mai scadere nella polemica pretestuosa o nel turpiloquio (i tratti tipici invece dei metodi di propaganda politica predominanti nell’“era berlusconiana”). Civati è una persona colta e, dopo la laurea, ha conseguito il dottorato di ricerca in Filosofia presso l’Università di Milano. Al suo attivo può vantare svariate pubblicazioni, nelle quali si è occupato prevalentemente di ermeneutica, umanesimo, rinascimento e problematiche di attualità. Tra i suoi ultimi scritti va menzionato il saggio ‘Non mi adeguo. 101 punti per cambiare’ (Add Editore), una sorta di manifesto programmatico in cui l’autore esprime il suo aperto dissenso rispetto all’attuale linea politica del Pd, ispirandosi esplicitamente a due pilastri della sinistra italiana del Novecento, Sandro Pertini e Pietro Ingrao, ambedue in disaccordo con i rispettivi partiti di appartenenza (il Psi e il Pci) senza mai dar luogo a scismi o rotture traumatiche. La costruzione di una sinistra rinnovata, realmente alternativa al berlusconismo e paladina dei valori costituzionali, sembra essere l’obiettivo ambizioso di Civati, anche se per il momento egli stenta a realizzare questo progetto, oscurato com’è dal ciclone Renzi. Nell’agone politico italiano“, conclude Giuseppe Licandrospesso non paga restare nell’ombra in attesa di tempi più propizi, distinguendosi solo per virtù etiche, prudenza e buona cultura. Occorre talvolta avere il coraggio di rischiare, magari provando a creare qualcosa di nuovo. Civati potrebbe diventare in futuro l’uomo giusto per far rinascere la sinistra italiana, in grado di ritagliarsi uno spazio significativo dentro un quadro politico ormai ingessato dalla prevalenza mediatica del trio Berlusconi-Grillo-Renzi. Per realizzare questa aspettativa, tuttavia, non bastano il presenzialismo televisivo, il dissenso sagace o le belle lettere: bisogna saper costruire un nuovo soggetto politico che sappia ridare speranza all’elettorato di sinistra, com’è successo in Grecia con Syriza“.

 

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