venerdì, Luglio 23

Pd, la Festa è finita field_506ffb1d3dbe2

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Domenica scorsa, con il comizio del presidente del Consiglio Matteo Renzi, si è chiusa ufficialmente a Bologna la Festa del Partito Democratico, tornata ad essere ‘dell’Unità’ nonostante il quotidiano ‘L’Unità’ sia scomparso dalle edicole. Sorrisi e ostentato ottimismo che anticipano una settimana di fuoco, divisa tra direzione Pd, riforma costituzionale alla Camera, Italicum, Riforma della P.A.e Jobs Act al Senato, decreti su Giustizia e Sblocca Italia da confermare.

Fine settimana dedicato ai comizi, con Silvio Berlusconi che si fa vivo telefonicamente con i giovani di Forza Italia riuniti a Giovinazzo (BA), e con il Forum Ambrosetti di Cernobbio dove a polarizzare l’attenzione è stato l’ad di Fiat Chrysler Automobiles, Sergio Marchionne.

Dal palco del capoluogo emiliano, ci ha pensato proprio il premier, con il suo eloquio saporito come un piatto di tortellini in brodo, a rendere disteso il clima all’interno del partito. Perdono per i ‘figlioli prodighi’ dell’opposizione interna a cominciare da Pierluigi Bersani, Gianni Cuperlo e Pippo Civati. Abbraccio eurodem ai leader socialisti europei (il tedesco Achim Post, l’olandese Diederik Samsom, lo spagnolo Pedro Sanchez e il francese Manuel Valls). Tutti più o meno giovani, almeno sulla carta d’identità, e tutti con indosso la camicia bianca sbottonata d’ordinanza, divenuta ormai simbolo del giovanilismo renziano da salotto buono. Un incontro sotto le insegne del PSE che il direttore di ‘Repubblica’ Ezio Mauro ha definito trionfalmente l’inizio dell’«eurorenzismo».

Ma i sorrisi e le strette di mano, definiti dallo stesso Renzi e dai fantasiosi giornalisti al seguito ‘Patto del Tortellino’, sono serviti solo ad allontanare per qualche ora il pensiero dai gravosi impegni che attendono il governo in questa settimana. L’economia italiana è moribonda, il blocco degli stipendi della PA ha messo sul piede di guerra gli odiati sindacati (non solo quelli di Polizia) e il partito andrà comunque rimesso in riga con la direzione prevista per giovedì e la nomina, venerdì, della nuova segreteria che il premier vorrebbe ‘unitaria’ per disinnescare definitivamente le mire della Sinistra Dem. Intanto, la settimana entrante prevede sul menù l’incontro con il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi e con il presidente della commissione Affari Costituzionali, Anna Finocchiaro, per stabilire il calendario dei lavori sulla nuova legge elettorale, il tanto contestato Italicum.

Renzi dovrà innanzitutto disinnescare la bomba delle proteste sindacali, soprattutto quella delle Forze dell’Ordine. Dopo la pesante accusa di «ricatto» lanciata verso le ‘divise’, il premier prova ora a salvarsi in corner scaricando tutta la responsabilità sui sindacati che, nella personalissima interpretazione fornita dalla angelica ministra Boschi, non rappresentano più le istanze dei loro iscritti, ma un grumo di potere da estirpare. Difficile però, se non impossibile per l’Esecutivo, organizzare un ‘bombardamento mirato’ delle postazioni delle migliaia di ‘fannulloni’ nascosti nella P.A. senza provocare un incalcolabile numero di ‘vittime civili’, cioè di onesti lavoratori pubblici (compresi alcuni poliziotti) che affittano ai Palazzi romani il loro senso dello Stato per uno stipendio da quattro soldi.

Le beghe interne al Pd sono risolte soltanto a parole. Già ieri lo ‘smacchiatore mancato’ Bersani aveva accusato Renzi di non avere la «bacchetta magica», lasciando intendere che un uomo solo al comando può fare solo dei danni al partito e al Paese. Per sbarazzarsi dello scomodo Bersani di turno, Renzi vorrebbe cooptare nella segreteria dem alcuni bersaniani come Danilo Leva e Manuela Campana, e dalemiani come Enzo Amendola. Ma i giochi sono aperti fino a venerdì. È sul terreno delle Riforme, però, che ‘Matteo’ rischia di inciampare. A dargli una mano è stato questa mattina sul ‘Corriere della Sera’ Antonio Polito che, pur esprimendo perplessità sui tentennamenti renziani su lotta alla «rigidità del nostro Statuto dei lavoratori» (articolo 18), privatizzazioni, municipalizzate, ristrutturazione della spesa, Riforma P.A. e Sblocca Italia, continua a pensare che Renzi non abbia «alternative né oppositori» ed è premiato dagli italiani che «gli riconoscono il piglio del vendicatore anti establishment». Alla faccia del giornalismo ‘cane da guardia del potere’, Polito ha un’altra visione dei rapporti con chi conta. Certo che, per un premier che riesce a far diventare «di sinistra» (lui che di sinistra non è mai stato) valori universali come «il merito, il talento e la qualità», nessun traguardo, inteso come semplice ed ennesimo annuncio, sembra precluso.

Questa mattina, proprio sulla necessità di eliminare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori è riesplosa una polemica interna al governo tra il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi (alfiere dei desiderata confindustriali) e il presidente piddino della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano (teorico esponente della vecchia sinistra anti liberista). Scontro che si inserisce alla perfezione nel solco tracciato al Forum Ambrosetti da Sergio Marchionne. Il salvatore di Fiat, ma non dei diritti dei lavoratori, è intervenuto nel giorno di chiusura della tre giorni di Cernobbio ribadendo che per lui le zavorre di chi fa impresa sono «il mercato del lavoro, la mancanza di certezza del diritto, la burocrazia». Parole supportate sempre sul ‘Corriere’ dal giornalista embedded Dario Di Vico che mette in risalto il Marchionne-pensiero secondo il quale «non bisogna privilegiare la difesa statica del singolo posto di lavoro, ma la persona favorendone la mobilità sociale e la formazione». Chi sa se sono stati interpellati gli interessati, ovvero i milioni di lavoratori sfruttati o disoccupati. E chi sa se anche Luca Cordero di Montezemolo, appena ‘rottamato’ dalla Ferrari, sarà d’accordo.

Chiusura d’obbligo per il ritorno sulla scena di Silvio Berlusconi. Condannato sì, all’opposizione pure, ma Responsabile nell’appoggiare le riforme renziane con il Patto del Nazareno. Comunque la si pensi, bisogna dare atto all’ex Cavaliere di essere stato l’unico leader occidentale ad aver avvicinato le posizioni della Nato a quelle del presidente russo Vladimir Putin in occasione del Vertice di Pratica di Mare del 2002. Che sia stato firmato un ‘Patto della gnocca’ tra Silvio e Vladimir, come molti sospettano, sarebbe storicamente irrilevante. Il sospetto è che Berlusconi si mostri critico sulle sanzioni economiche contro Mosca perché intenzionato ad intercettare i malumori delle piccole e medie imprese. È il segretario generale della Confederazione libere associazioni artigiane italiane (Claai), Marco Accornero, a lanciare l’allarme al governo Renzi: «Decine di piccole e medie imprese stanno denunciando alla Claai lo stop dei pagamenti da parte dei loro clienti russi». Un guaio per la claudicante economia italiana e una bomba ad orologeria pronta ad esplodere sotto il tavolo di Palazzo Chigi.

 

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