sabato, Agosto 13

PD e Fratelli d’Italia, nemici alleati Letta e Meloni condannati a una qualche intesa dopo elezioni 2023 dalle quali non emergerà una vera maggioranza. Lega, Forza Italia e M5S saranno sempre più marginali, intanto, dopo le amministrative del 12 giugno, cominceranno i regolamenti dei conti interni

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Gli unici che ostentano sicurezza e olimpica tranquillità sono il segretario del Partito Democratico (PD), Enrico Letta, e la leader dei Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Non che anche loro non abbiano problemi; ma i loro sono problemi di crescita non di ‘tenuta’, e soprattutto la seconda. Le vere grane sono quelle che si trovano ad affrontare il leader della Lega, Matteo Salvini, il non si sa ancora quanto leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, il nominalmente leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte.
Poi, certo: ci sono anche iminori‘, quell’magma che va da Carlo Calenda a Matteo Renzi, da Emma Bonino alla pattuglia di Pierluigi Bersani: il loro destino si gioca soprattutto con la legge elettorale: se resterà immutata, come prevede Pierferdinando Casini, si dovranno affidare ad alleanze e intese; c’è poi sempre l’ipotesi di uno sbarramento elettorale, per salvare uno e condannare l’altro…ma su questo terreno, il banco è tenuto dalla coppia Letta-Meloni. Dipenderà sopratutto da loro.

Di sicuro c’è che i due partiti, formalmente opposti, rastrellano i maggiori consensi, e dunque Letta e Meloni saranno loro a decidere chi entrerà nel prossimo Parlamento, i cui seggi -giova ricordarlo- si sono ridotti di molto; e dunque è più aspra la lotta per conquistare la medaglietta di deputato o di senatore. Nessuno regalerà niente a nessuno. Come nel manzoniano ‘Conte di Carmagnola‘, «I fratelli hanno ucciso i fratelli / questa orrenda novella vi do».
Per Letta il problema è di assicurarsi parlamentari sicuri (significa, in politica, fedeli più che leali), e liberarsi di scoriecome i residui renziani. E’ un democristiano buono e con punte di perfidia: sangue ghiaccio anche lui; riuscirà nella sua missione, all’atto della formazione delle liste. Meloni ha, invece, il problema di premiare sì i suoi, chi ha creduto in lei fin dall’inizio; ma soprattutto di scegliere -una sorta di decimazione- tra i tanti che in queste ore stanno accorrendo in soccorso del vincitore. Farà molti contenti, farà tanti scontenti, che dovrà in qualche modo tacitare e rabbonire garantendo loro altre ‘spoglie’.

I problemi seri sono quelli di Salvini: i sondaggi danno la Lega in caduta libera. All’interno quello che sembrava essere un monolite si rivela una sommatoria di interessi che confliggono spesso tra di loro. I tradizionali punti di forza del Nord, il cosiddetto partito delle Partite IVA, dei piccolo e medi imprenditori, quella moltitudine di persone che valuta il consenso in base alle tasse da pagare e al reddito prodotto, guardano sempre più a Meloni, delusi dalla sostanziale impotenza della Lega a tutelare i loro interessi. Si tratta di imprenditori che hanno spesso interessi in quei Paesi con i quali i rapporti oggi sono difficili, pregiudicati, a partire dalla Russia; e questo spiega la piega ‘pacifista’ di Salvini per quello che riguarda Vladimir Putin e la Guerra in Ucraina.
Ma Salvini, al solito, si muove come il classico elefante nel negozio di cristallerie. Ipotizza un viaggio a Mosca che prepara in solitaria, senza consultarsi con nessuno; fa la stessa figura barbina fatta in occasione della trasferta polacca, questa volta però sena neppure muoversi da casa. Al partito non ne sanno nulla; alla Farnesina fanno spallucce; palazzo Chigi non nasconde il suo fastidio: sconclusionato il ‘sogno’, che cerca una copertura con maldestre citazioni di papa Francesco, e conclusione non meno patetica: «Se sono divisivo, resto a casa dai miei figli».
Palpabile lo sgomento di quella parte pragmatica della Lega che si identifica in Giancarlo Giorgetti e i presidenti delle regioni Lombardia, Veneto, Friuli, quelle che elettoralmente nella Lega pesano. Si attendono i risultati delle amministrative del 12 giugno, poi cominceranno i regolamenti interni.

Forza Italia: sconta l’età avanzata e la salute malferma del leader, senza veri successori.
Berlusconi regna, ma nessuno davvero governa il partito. Due donne, al momento, si sono assunte il ruolo di badanti politiche, la quasi moglie Marta Fascina e Licia Renzulli. Tutti gli altri, compresi i fedelissimi dell’ora prima, cercano ciambelle e scialuppe di salvataggio. Le due ‘signore’ hanno posto Berlusconi sotto tutela, e cercano in particolare di salvare i loro ruoli in un partito che fatalmente uscirà dalle urne a pezzi. Quanto all’impero economico, ormai i due fratelli, Marina e Piersilvio, hanno preso saldamente le redini di quello che conta e vale. Quando Berlusconi uscirà di scena, il diluvio.

Infine, il Movimento 5 Stelle. Beppe Grillo assiste impotente alla rovina della sua creatura. Si è assicurato una fetta di introiti per l’uso politico del suo blog, al momento tace: non ha nulla da offrire e da dire. Quando parla, gli scappano sciocchezze. Se tace, non fa ulteriori danni. La partita se la giocano ilgovernistaLuigi Di Maio, e il reggente di poca reggenza Conte. Con tutto intorno che frana: il fuggi fuggi è inarrestabile; all’interno del Movimento lo sanno che la maggior parte degli eletti è condannata a tornare a fare quello che facevano (o non facevano) nella vita ‘civile’. Anche nel M5S si sbranano come e più che in Forza Italia.

Previsione: tensioni continue, fino a quando le Camere saranno sciolte per le politiche, la prossima primavera. Mario Draghi costretto a navigare a vista, e a far ricorso a tutte le astuzie che la sua gesuitica formazione gli concede. Elezioni, e nessuna maggioranza vera, piuttosto ennesimo pastrocchio come ne abbiamo già conosciute. In nome della nessun altra alternative, una forte intesa tra Letta e Meloni. Magari se ne avrà voglia, ancora un Draghi; oppure l’ennesimo coniglio che Sergio Mattarella saprà tirar fuori dal suo cilindro.
Questa la situazione. Questi i fatti.

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