sabato, Settembre 25

PD, cioè Partito Demolito Renzi raggiunge il suo obiettivo, rottamare almeno un Partito: il suo. A meno che Del Rio...

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Il ‘rottamatore’ Matteo Renzi ha raggiunto almeno un obiettivo tra i tanti che ha proclamato come propria ‘mission’. E’ riuscito a rottamare, se non tutti i Partiti, almeno uno. Il marginale fatto che sia il suo, nulla toglie alla grandezza dell’operazione compita dal Mao di Rignano sull’Arno. Se il ‘Grande Timoniere’ indicava la prospettiva operativa di ‘bombardare il Quartier generale’ (il proprio), il ‘Piccolo Barcaiolo’ è andato oltre: ha trasformato il Quartier generale (alias, nella fattispecie, la Direzione) in un pollaio di galli bercianti, e di galline vanitose e inadatte. L’appuntamento di giovedì 3 maggio, di questo ‘Anno di Disgrazia’ 2018, si è rapidamente trasformata in uno psicodramma collettivo, una infame seduta analitica ma di ‘Analisi del superficiale’, nuova Scuola psicoterapeutica sostanzialmente antijunghiana, fondata dalle parti del Nazareno.   

Il povero ‘reggente’, Maurizio Martina, è costretto ad invocare «Basta odi tra di noi», chiedendo di porre termine alle ‘liste di proscrizione’ e sollecitando il rinnovo della fiducia nei propri confronti sino all’Assemblea. Quanto al Congresso vero e proprio, chissà quando, chissà come e, continuando di questo passo, addirittura chissà ‘se’ (se cioè per allora esisterà ancora un Partito Democratico purchessia). «Mai al governo con Salvini, Berlusconi e Meloni come soci di riferimento. E non potremo mai nemmeno sostenere un governo a trazione leghista» dice ancora Martina, l’‘area orlandiana’ chiede chiarezza, Carlo Calenda si scusa con Martina e difende Renzi (ma ormai anche lui è rapidamente passato nel PD dal ruolo di fenomeno a quello di marziano a Roma alla Flaiano), il potente Sindaco di Bologna, Virginio Merola, definisce irrispettoso l’intervento di Renzi a ‘Che tempo che fa’, l’ex Capogruppo al Senato, Luigi Zanda, chiede di non ignorare i Cinquestelle, e così via… Le prospettive, all’interno di questo sabba tra parenti-serpenti, non sono affatto rosee, mentre si avvicinano minacciosamente le elezioni Amministrative di fine stagione che coinvolgeranno milioni di elettori e numerosi capoluoghi di provincia. A meno che Graziano Del Rio, già Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ed attuale Capogruppo alla Camera, già ‘fratello maggiore’ politico di Renzi poi da questi velocemente promosso e rimosso da Palazzo Chigi (cruciale Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio) con il passaggio al pur corposo Ministero in questione, non decida di provare a prendere in mano quel che resta del PD, ridandogli dignità peso e soprattutto senso (visto che adesso, come dice Vasco Rossi nella canzone tanto amata da Pier Luigi Bersani, un senso proprio non ce l’ha)

In attesa che il Capo dello Stato prenda le proprie decisioni, e faccia salire sul proscenio delle esplorazioni, incarichi od altro il prossimo, o la prossima, volenterosa ‘carica istituzionale’ (o no), in attesa di un altro Governo in cerca di fiducia, o di non sfiducia, o di tregua, o di chissà che altro, probabilmente pirandellianamente in cerca d’autore. Dopo la drammatica Direzione del fu ‘Partito Democratico’ si va dunque alla stretta finale per il primo Governo di questa legislatura. Che magari sarà anche l’ultimo, e non a causa della propria durata quinquennale. Mattarella scalpita, guarda tutto e tutti con sempre maggiore distanza: sentimenti più crudi, come indignazione disgusto ribrezzo repulsione non sono da lui, ma se mai fosse capace di provarli, e fortemente dubitiamo appartengano alle sue corde (a parte una celata, e a volte malcelata, indignazione) li proverebbe proprio in questo momento. Ma la sua pazienza è giunta davvero al limite, e sta per superarlo. Ed è bene guardarsi dall’ira dei miti (nel senso delle persone di mite carattere). Il Capo dello Stato concede dunque ancora alcune ore di tempo alle forze politiche per verificare «se i partiti abbiano altre prospettive di maggioranza di Governo». Ma prende atto che in due mesi «le posizioni di partenza sono rimaste invariate». E si avvia a verificare anche le ipotesi finora circolate unicamente sottotraccia. Le Consultazioni che ha appena indetto per lunedì 7 (e saremo al terzo giro) saranno veloci, venti minuti a delegazione e chiusura in giornata. (Inizio alle 10 con il Movimento Cinque Stelle, poi Centrodestra unito, gli altri a seguire. Chiusura in serata con i Presidenti di Camera e Senato). Ultima possibilità di verificare un qualche esito positivo. Visto che tutti quelli esplorati sinora sono finiti nel nulla.

Quanto al Paese, attende, e il popolo si gratta (vedi Trilussa e vedi, più modestamente, ‘L’Indro 30 aprile 2018, il nostro ‘Friuli devastante, Salvini trionfante’). Il resto va da sé.

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