venerdì, dicembre 14

PD a remengo: Katia, che aspetti a fare politica? Dalla partecipazione che era, ai capi che sono o si credono di essere, ai segretari frutto di alleanze eletti dal primo che passa

0

Cara Katia, permettimi di darti del tu come usava una volta. Tempo fa, apprezzai molto il tuo intervento all’Assemblea del PD, in particolare la tua ‘invocazione’ accorata ai ‘dirigenti’ a ritirarsi tutti.
Non mi pare che sia stata ascoltata, e come te molti altri sono stati ignorati. Fino a quel giorno, ma anche dopo, abbiamo visto e sentito i soliti ‘big’ del partito, quelli che, nella tua terribile definizione, siedono al di qua del cordone, rosso!, che separa quelli importanti dagli ‘altri’.

Dopo la sconfitta clamorosa del Partito e della sua politica, ma specialmente della sua dirigenza, il meno che si sarebbe dovuto fare era un congresso immediato, un congresso vero, serio nel quale, ricevute le dimissioni di tutta la ‘dirigenza’ del Partito, si potessero finalmente sentire discussioni di politica, di prospettive, di linea. Ma il Congresso non c’è stato, pervicacemente negato o rimandato; perché i big oltre il cordone rosso non erano pronti e, in particolare, perché ilsuper bignon voleva e non vuole: non vuole correre il rischio (che rischio poi?) di essere criticato per i risultati pessimi della sua segreteria, per il modo in cui ha distrutto il Partito come organizzazione, ma specialmente per lepoliticheportate avanti, a danno dell’Italia non solo del Partito, per avere ignorato il popolo, cioè la ragione di vita del Partito. Certo non da solo, ma insieme, lo si voglia o no, ai dirigenti del Partito, insieme a quelli cui si rivolge con quella finezza espositiva e intellettuale con quella generosità di intenti che gli è propria per dirgli che gli ha dato tutto e ora lo colpiscono alle spalle. ‘Ha dato’, era roba sua? Ma, proprio pensandolo (con l’arroganza sfacciata che lo caratterizza) ha privilegiato l’élite, nella illusione finta (perché era solo finzione, non ci ha mai creduto né lui né i suoi accoliti) che l’élite potesse e volesse aiutare il popolo a crescere, e invece ha ingrassato solo se stessa, e poi ha distrutto anche se stessa, ma ilpopoloormai era lontano.

Per dire, appunto, di lui ma anche di altri: parole, promesse, contumelie, recriminazioni, ma congresso, discussione, analisi, nulla, come se il Partito fosse ‘cosa loro’, su cui decidere quando e cosa vogliano. Ma tutti gli sconfitti stanno lì tronfi a concionare di segretari da scegliere, da appoggiare, da sostenere. A dire, saltuariamente, male del Governo attuale, ma fondamentalmente a trattare, negoziare, mediare parlarsi addosso, mentre il Paese va a remengo e Salvini riprende, sotto traccia (vedi le lettere ai giornali del Nord) le mene separatiste, per ora solo per attirare voti.
E infatti, dalle pieghe poco note di quello che fu un grande partito, emergono delle persone che sostengono di volere fare il segretario. Eh sì, perché il congresso, cioè la discussione, non si fa, ma il segretario sì, con comodo, ma alla fine si farà.

Ora che significa ciò? Solamente che una persona presenta se stessa e le proprie idee (ammesso e non concesso che ne abbia … a quel che si sente!) non si sa bene a chi, visto che la vostra organizzazione è praticamente morta, e che comunque non si discute, siillustra’. E si illustra, su quale base? Sulla base di idee, di progetti, di critica del passato? Se almeno questo, un minimo di discussione ci sarebbe e magari, con molta attenzione, si potrebbe decrittare il significato delle candidature e forse avere un’idea di cosa hanno i candidati in mente. Ma nemmeno questo, si fa. Ci si allea! Questo è amico di quello, che trova supporto in quell’altro … e così via, e poi, in prospettiva, ci alleiamo con quelli o con quegli altri. Destra, sinistra, alto, basso, non importa, concetti superati: solo alleanze, e quindi potere.

E intanto, come se non bastasse, il quello più quello di tutti (chi sa mai perché) critica e condanna e approva, dall’alto di una autorità che non ha, perché è di quella etica e intellettuale che parlo e proprio non mi pare che ne abbia da vendere. Decide e critica nella posizione migliore di tutte, ‘io non ci sono’, ma c’è, briga, controlla, si allea … anche lui si allea. Ma con una differenza che tutti conoscono e nessuno dice: ovinceuno a lui favorevole o con il quale sia d’accordo (per cui il partito tornerà in sua mano) o, è già deciso, ha già i suoi finanziatori, le sue fondazioni, le sue sedi a Via Veneto, oppure dico, semplicemente se ne va e fa un nuovo partito che va dalla destra alla sinistra, escludendo la destra-destra e la sinistra-sinistra. La ipotesi, un po’ comica, diciamoci la verità, che il suo portabandiera principale, il signor Carlo Calenda, porta avanti.

Quindi si fa un Congresso (che, ripeto, non è un congresso, ma tutt’altro, poi potete chiamare questo pasticcio come volete) probabilmente inutile, anzi, certamente inutile. Perché se vince (magari votato dall’Assemblea, visto che con sette candidati nessuno otterrà la maggioranza necessaria … e anche questo non è un caso) se vince un candidato amico diquelloil partito torna interamente nelle sue mani; se vince un altro, ‘quello se ne va. ‘Quello’, perché il suo nome nessuno lo pronuncia, fateci caso, vi si allude, si ammicca, si sottintende, si suppone … si lascia supporre, ma non si dice.

E non basta, perché, a un anno esatto dalla sconfitta più clamorosa nella storia, credo, di qualunque partito italiano, si eleggerà (cioè non si eleggerà, come ho detto prima) un segretario, senza discussione alcuna, ma votato … dal primo che passa. Perfino in America, il candidato viene scelto da assemblee di persone che hanno dichiarato di fare capo a quel partito e che, pertanto, non possono fare capo ad un altro. Perfino lì, dove, appunto, non ci sono organizzazioni di base dei partiti. Ma qui, nemmeno questo: passano dei cinesi, o magari degli amici di Berlusconi e votano il candidato ‘x’, perché benvoluto da ‘y’ … ‘cosa loro’.

Lo smantellamento della partecipazione al Partito. La democrazia che viene dall’alto senza partecipazione, anzi, meglio, senza militanti; piadine a parte, allora si riscoprono, ma magari si scopre che sono pagati a cottimo.
Ai tempi d’oro del grande PCI, si diceva scherzandoci ma non poi tanto, che Berlinguer ‘si iscrisse giovanissimo al Comitato Centrale del PCI’, e c’era il centralismo democratico! Ma si discuteva, si discuteva eccome, si discuteva forte, magari non urlando, ma forte assai e ‘fuori’ si sapeva benissimo, perché lalineaera una, ma era anche il frutto di una discussione, di una sintesi. E una volta scelta la linea, la discussione continuava accesa, viva, non solo al Comitato Centrale, ma nelle sedi periferiche del Partito, nelle sezioni, che oggi chiamate ‘circoli’ … sì del bridge!

Ora, si rivolta tutto. Un tizio, senza infamia e senza lode, dicevoglio fare il segretario’ (ho guardato poco fa sul sito del PD: è proprio così, ci sono i moduli -hai visto mai che non ci sia un modulo da compilare in ogni sua parte- per iscriversi come aspirante segretario) e si presenta, forte delle alleanze che ha o che trova. E nemmeno perde tempo a dire cosa vuole fare e perché tanto quello che conta sono gliappoggiche ha, i pacchetti di voti, le alleanze.

Io non sono iscritto al partito, né voglio farlo. Ma lo ho visto in anni passati agire, ho visto labase’ entusiastica, attiva, frenetica, piena di idee, che sacrificava ore preziose del proprio tempo, capace di ingoiare qualche rospo, ma dicendolo chiaro. Era quella base che determinava non solo la scelta del segretario, ma la linea, gli obiettivi e, specialmente, la partecipazione, perché la democrazia è una sola e unica cosa: partecipazione, diversamente è chiacchiera o peggio. Sì lo so, oggi non usa più e so anche che non era sempre così, mica sono nato ieri. Ma oggi i partiti hannocapipolitici (magari scelti da una azienda) che decidono tutto, fanno e disfanno, il resto è zavorra, non conta, serve solo a fare numero.

Anche voi?

Katia, quel discorso secco e durissimo è rimasto lì in quella sala? Ti va bene questo modo di essere del ‘partito’? che aspetti, tu e quelli come te (e sono ancora tanti, Katia, e possono diventare tantissimi) a ribellarti, a protestare, aoccupareil partito e cacciarne (per carità con rispettosa devozione) queibig’?, toscani e non. Che legittimazione hanno i vari, cito a caso, Martina, Richetti, Minniti, Zingaretti e chi più ne ha più ne metta? Oltre, naturalmente, quella di essere i leader della sconfitta! Che aspetti? che aspettate a fare finalmente politica? politica vera, propositiva, attenta legata a problemi reali, competente, specialmente competente.

O forse, scusa Katia, colpa mia, non te lo ho chiesto prima, a quale aspirante segretario fai capo?

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.