lunedì, Giugno 27

Paul Ginsborg: lo storico innovativo e le lotte di civiltà Lo studioso inglese che aveva scelto la cittadinanza italiana se n’è andato all’età di 76 anni. Ha dedicato parte della sua vita alla recente storia del nostro paese e dell’Europa, insieme all’impegno nei movimenti della sinistra italiana: dai Girotondi alle lotte per la democrazia la libertà e la giustizia. Ha individuato nel ‘ceto medio riflessivo’ il motore per la riforma di uno Stato ancora permeato di familismo amorale, clientelismo, corruzione. Il figlio David: “La cura degli altri è il suo più grande insegnamento”

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Sabato 14 maggio la città di Firenze ha dato l’ultimo saluto ad un concittadino molto amato dal popolo di sinistra e dai suoi intellettuali  con cui aveva condotto tante battaglie civili: nella sala delle Leopoldine in piazza Tasso, nel quartiere di Oltrarno dove abitava con la famiglia, si sono svolti in forma civile i funerali dello storico inglese Paul Anthony Ginsborg, che nel 2010 era diventato cittadino italiano a tutti gli effetti, tanto era  l’amore che portava per il nostro paese. Molti i compagni, gli amici, gli ex colleghi d’università, gli studenti, le persone comuni che lo hanno amato a apprezzato negli anni fiorentini e che hanno voluto stringersi attorno alla sua figura  per l’ultimo affettuoso e commosso saluto. Ginsborg si è spento all’età di 76 anni, dopo lunga malattia l ‘11 maggio scorso,  circondato dall’affetto della moglie  Aise Saragil, docente di lingua e letteratura turca e di storia ottomana presso l’Università di Napoli, e dai tre figli Benjamin Lisa e David. In un’atmosfera serena  i compagni  di tante battaglie politiche e sociali si sono ritrovati per salutare il prof. e il militante che, con il suo immancabile sorriso e quell’accento inglese che era un suo gradevole e divertente segno distintivo, si era fatto apprezzare come storico e come cittadino amante della democrazia e del nostro paese,  i cui pregi e difetti  aveva ben puntualizzato nei suoi libri.  

Nato a Londra nel 1945, Ginsborg aveva intrapreso la carriera accademica al Churchill College (Università di Cambridge), dove ha insegnato per 15 anni prima di trasferirsi in Italia. Ha avuto incarichi presso le Università di Siena e Torino; nel 1991 è giunto alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze come professore ordinario dove ha svolto l’attività di docente di Storia dell’Europa e  di studioso fino al 2015. L’Ateneo fiorentino nell’esprimere il proprio cordoglio    ha sottolineato  le doti   dell’intellettuale che ha concepito l’insegnamento e l’attività di ricerca in stretta connessione con l’impegno pubblico, ricordando  che era solito dividersi tra la sede universitaria di via San Gallo e la Biblioteca Nazionale dove conduceva le sue ricerche.” Ginsborg si è occupato della storia di Italia nel quadro degli avvenimenti europei e del Mediterraneo, collocandoli in una dimensione globale. Tra le sue opere di maggior rilievo si ricordano «Daniele Manin e la rivoluzione veneziana del 1848-49» (1978), «Storia d’Italia. Dal dopoguerra a oggi» (1989), una delle prime opere ad aver ricostruito la storia dell’Italia Repubblicana prima della caduta del muro di Berlino, «Il tempo di cambiare» (2004), «Famiglia Novecento» (2013).

Ginsborg è considerato uno degli storici più innovativi e originali, soprattutto per la  sua capacità di intrecciare la storia sociale  – quella delle famiglie, della gente , dei costumi- con quella politica,  rendendo protagonisti i cittadini, il popolo. Una visione ampia e articolata la sua, in grado di individuare nello specifico i problemi e i mali del nostro paese, primi fra tutti il “ familismo immorale, la corruzione,  l’ assenza di senso dello stato. Il grande pubblico ne ricorderà forse l’apparizione  nel programma di Floris (su la 7),  a parlare proprio del ruolo speciale che riveste la  famiglia nella storia della società italiana. “Già nel nome sui campanelli  delle abitazioni si nota  la presenza più diffusa che in altri Paesi,  come l’Inghilterra – questa la sua curiosa annotazione – di più generazioni  appartenenti alla  stessa famiglia….tutte nello stesso edificio abitativo, qui la famiglia  appare più coesa che altrove e costituisce un’alternativa   allo stato….maGinsborg individua anche un risvolto negativo : lo spirito familistico  permea lo Stato…..da cui discendono  nepotismo, clientelismo, corruzione….” .L’Italia , secondo lo storico inglese – perse la grande occasione di una riforma dello Stato nel ’45 con la fine della guerra e la caduta del regime fascista….Lo stato  doveva iniziare  già allora un grande processo di rinnovamento democratico….Se lo Stato avesse risposto alla richiesta del cittadino di equità giustizia sociale diritti, il rifugio nella famiglia non avrebbe l’importanza che ha …invece ci troviamo – nonostante le ricchezze di  questo paese  che non vengono equamente distribuite – a disuguaglianze spaventose, a studenti che una volta laureati non trovano lavoro, a dover sfidare una burocrazia sempre più ostile – tutto ciò allontana il cittadino dallo Stato, generando sfiducia nelle istituzioni. “Familismo e clientelismo  sono un tratto dello stato. “ Daqui il suo impegno di studioso e  di cittadino.

Il suo amore per il nostro paese  viene dagli anni Settanta, da quando  avendo ottenuto una borsa di studio della Unilever venne  in Italia  per condurre uno studio sulla figura di Daniele Manin, al quale dedicherà il suo libro Daniele Manin e la rivoluzione di Venezia del 1848» ( pubblicato nel ’79), che rivelò il suo talento e l’originalità nell’approccio del giovane storico inglesealle nostre vicende sociali, politiche e istituzionali, nel solco di una tradizione che aveva visto altri storici britannici affrontare approfonditamente la nostra storia contemporanea (celebre il Denis Mac Smith). Un libro il suo, scritto con «raffinatezza ed eleganza»,  sottolineò il «Times Literary Supplement», e con empatia verso i patrioti italiani.  Ma la sua grande opera di storico, tuttavia, è stata senza dubbio la Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi, che avrebbe dovuto terminare negli anni Settanta e venne invece pubblicata nel 1989, riuscendo così a includere nel racconto gli interi anni Ottanta. Questo il giudizio di Marcello Flores.  Il libro divenne subito un classico, quello su cui si è formata la maggior parte degli studenti dagli anni Novanta in poi,identificando proprio nella famiglia — vista come istituto di intermediazione tra l’individuo e lo stato — una caratteristica originale della realtà italiana, troppo a lungo ignorata dagli storici  sebbene presente negli studi di sociologi e antropologi. La crisi della Repubblica dei partiti, gli anni della fine del terrorismo edell’emergere del craxismo, della slavina antipolitica che seguì all’inchiesta di Mani pulite e alla vittoria elettorale di Berlusconi, sono filtrati con una rara capacità di analisi e una scrittura  brillante, chiara e avvincente.

Sulla famiglia Ginsborg decise di continuare a studiare, ampliando lo sguardo all’Europa, tant’è che  scrisse un altro grande libro che rimarrà nella storiografia: Famiglia Novecento, in cui la storia della famiglia e le idee su di essa della prima metà del secolo vengono analizzate nella Russia zarista e sovietica e nella Germania di Weimar e del nazismo, nell’Impero ottomano e nella Turchia kemalista e nel fascismo e nella Repubblica italiana. Fin qui lo storico.

Ma Ginsborg ha animato tante battaglie politiche e sociali  nel nostro paese, contro la deriva  berlusconiana, per il risveglio della sinistra, attraverso i Girotondi,  e tutte le altre battaglie civili  della sinistra alternativa. Già attivo nelle lotte della sinistra in Inghilterra prima di trasferirsi in Italia, nel nostro paese con la crisi della democrazia e la deriva berlusconiana era diventato un essenziale punto di riferimento del mondo progressista. Nel gennaio 2002 con decine di altre colleghe e colleghi dell’Ateneo fiorentino – professori, ricercatori, lettori, tecnici amministrativi e precari, ma anche docenti della Scuola, in gran parte iscritti alla CGIL – aveva promosso dal suo appartamento in Oltrarno la “Marcia dei Professori” con oltre 10 mila manifestanti sotto una forte pioggia che aveva attraversato il centro di Firenze in difesa dell’indipendenza della magistratura e della libertà di informazione. Questo era per lui quel “ ceto medio riflessivo”  di cui aveva coniato  la definizione: ovvero quell’insieme di intellettuali, esponenti dell’associazionismo, dei sindacati e delle cooperative che erano i più interessati al destino collettivo della società, capace di costruire “ponti verso gli altri”.  

Da quella mobilitazione sarebbero nati a Firenze il “Laboratorio per la Democrazia” e in tanti comitati di base conosciuti poi come “il movimento dei girotondi. Lesperienza del Laboratorio fiorentino dal 2002 al 2005 è documentata nel libro a cura di Cristiano Lucchi, Il Laboratorio per la democrazia. La politica dal basso. Sempre nel 2002 Ginsborg e gli attivisti del Laboratorio fornirono un contributo importante ai lavori del Forum Sociale Europeo a Firenze. Ultimamente era stato eletto presidente onorario del movimento  Libertà e Giustizia.

Moltissimi gli attestati di cordoglio, tra cui quello delle compagne e i compagni del Comitato degli IscrittiFLC CGIL Università di Firenze, di compagni di studio e di lotta. Del professore fiorentino Francesco Pardi, che insieme a lui lanciò il movimento  dei Girotondi, e che considera la sua scomparsa come una grande perdita per il nostro paese e non solo. La professoressa Ornella De Zordo, con cui Ginsborg ha condiviso il percorso politico, lo ricorda con queste parole: “L’ultimo ricordo che ho di lui risale a un anno e mezzo fa. Ci incontrammo all’aperto, in un ristorante. Era già malato ed ebbi come l’impressione, in quel suo ripercorrere quanto fatto insieme in passato, che ci stessimo in un certo senso salutando. Sapeva affrontare le cose anche con spirito leggero. Non drammatizzava mai. Io lo conoscevo ben prima della nostra esperienza politica perché era mio collega di facoltà, a Lettere. Era anche il padre di una carissima amica di mia figlia. Fu lui dal gennaio del 2002 ad animare quel laboratorio per la democrazia poi ricordato come ‘movimento dei professori’. I partiti, all’epoca, non stavano facendo opposizione. E così ci mettemmo in gioco. Paul lo ricordo come un docente universitario molto amato dai suoi ragazzi. I suoi corsi erano sempre frequentatissimi. Aveva grande capacità di ascolto e di stare insieme. Faceva parlare tutti. Non prevaricava mai nessuno”. Secondo  il Sindaco di Firenze Dario Nardella, Paul Ginsborg “era  un uomo e uno studioso di rara levatura culturale e morale che ha saputo raccontare a noi italiani la nostra stessa storia meglio di tanti connazionali. Si era sempre occupato di storia italiana contemporanea senza sconti con i protagonisti più discussi – ha aggiunto Nardella -. Il suo impegno ha spaziato anche nella politica e nella società civile e fino all’ultimo è stato un cittadino partecipe della vita di Firenze.”  

“Una persona  di grande umanità e cultura – così lo saluta Rosa Maria Di Giorgi, presidente Gruppo Pd alla commissione cultura della Cameraun professore rispettato ed amato da generazioni di studenti, un punto di riferimento  per tante riflessioni sulla nostra società e sul nostro sistema politico.  Con la scomparsa di Paul Ginsborg se ne va un pezzo della storia recente di questo Paese, che ha profondamente amato e alla cui osservazione ha dedicato tutta la sua carriera accademia. Ricordiamo in particolare  ilsuo monito rivolto alla sinistra ‘unità, unità, unità’, ancora di straordinaria attualità.  Lo scrittore e professore di Filosofia teoretica presso l’Università di Macerata Sergio Labate ricorda l’intellettuale e l’uomo Ginsborg: “Paul non ha mai fatto nulla per stare al centro dell’attenzione. Come si fa a essere intellettuali organici se i partiti si dissolvono? Lui aveva la consapevolezza che la politica si fa insieme, che è costruzione di legami. Era un intellettuale pubblico e non è mai stato un intellettuale ‘personaggio pubblico’” Se ne va  un amico e un maestro” dice Tomaso Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena ed ex Presidente  del movimento Giustizia e Libertà,  come lo era stato Ginsborg, “La sua passione per la politica non è mai stata una passione triste, espressione che gli era  cara, ma vitale, sociale, collettiva.” “E’ stato un intellettuale centrale nel fornire chiavi di lettura della storia del Paese e una profonda generosità  nei confronti della vita pubblica”: così Dimitrij Palagi e Antonella Bundu di Sinistra Progetto Comune e di Massimo Torelli di Firenze città aperta. E per concludere la parola ai figli che così lo ricordano in occasione dell’ultimo saluto di fronte a tante persone in una Firenze assolata, nel quartiere in cui aveva deciso di vivere con la famiglia.   “Il babbo ha migliorato dal basso i sistemi sociali della società nella quale viviamo. In questi giorni ho letto molte testimonianze di stima nei suoi confronti” dice Ben. Lisa ne ricorda l’aspetto più personale: “Voglio parlare del padre meraviglioso che è stato per me. Quando avevo quattro anni siamo venuti in Italia e nostro padre ci ha fatto capire il posto che avevamo nel suo cuore, ma solo quando sono cresciuta ho capito. Mi ha insegnato a non dare niente per scontato. Sapeva ascoltarmi con gran rispetto”. “Il babbo aveva una diffidenza per la retorica. Mi ha insegnato la cura per le parole e la chiarezza per i discorsi, che per lui erano insieme metodo e valore. La cura degli altri è stato un suo grande insegnamento. Nel corso della sua vita ha esercitato questa cura in modi diversi” racconta David. “Con noi si divertiva sempre il nostro babbo. Lui diceva che una vita orientata ai valori è una vita bella e fortunata, proprio come quella del mio babbo, nonostante la malattia, e come la mia”.

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