venerdì, Settembre 24

Paul Consalves, da chitarrista a stella del sassofono

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Il 12 luglio 1920 nasce a Boston, nel Massachusetts, il sassofonista Paul Consalves, una delle stelle dell’orchestra di Duke Ellington.
Da adolescente sogna di fare il chitarrista e a sedici anni, nel 1936, fa il suo debutto proprio con questo strumento. Qualche anno dopo, scopre la vocazione per il sassofono tenore. Il primo ingaggio come sassofonista nell’orchestra di Sabby Lewis è dell’inizio degli anni Quaranta.

Nel 1946 entra a far parte della big band di Count Basie e nel 1949 in quella di Dizzy Gillespie.
All’inizio degli anni Cinquanta viene scritturato da Duke Ellington con il quale resterà fino alla fine della sua carriera.
Ellington, inizialmente, lo considera una sorta di clone di Ben Webster, il suo mitico tenorsassofonista che non era mai stato adeguatamente sostituito dopo la sua partenza dall’orchestra nel 1943. Gonsalves sta al gioco. Si diverte a sorprendere il buon Duke e la vecchia guardia della band suonando a memoria molti degli assoli di Ben. Mentre tutti sono felici di aver ricuperato un tassello mancante del mosaico ellingtoniano Paul, che è davvero un ammiratore di Webster, lui non intende, però, limitarsi a far la parte del suo imitatore. Pian piano si prende uno spazio stilistico personale negli assoli che Duke gli affida con sempre maggiore frequenza. In breve tempo si afferma come l’improvvisatore più dotato della sezione ance, insieme a Johnny Hodges.
Con le sue frasi ampie, la voce soffiata e una quasi naturale tendenza all’improvvisazione rapsodica, può essere inserito nel gruppo di quei sassofonisti che, pur non aderendo alla lettera al be bop, ne sono stati comunque influenzati, soprattutto sul piano della complessità armonica, e hanno sviluppato il lessico sassofonistico. È un gruppo che, oltre a lui, comprende Don Byas, Flip Phillips, il primo Lucky Thompson e i più giovani Benny Golson, Johnny Griffin e Frank Foster. Tra tutti Paul Gonsalves è forse il più eclettico. Non ha limiti di atmosfere. È perfettamente a suo agio sia nelle ballads, che gli permettono di sfoggiare la sua intricata e insinuante immaginazione armonica, sia nei brani più ritmati o veloci nei quali rivela una vitalità e una mobilità estreme. Le sue esibizioni assumono, a volte, un senso sottilmente ironico quando la voce del suo strumento si fa esageratamente soffiata, da apparire quasi nasale e un po’ grottesca.
Gli assoli importanti di Gonsalves incisi sia con l’orchestra Ellington che in altri contesti sono numerosissimi. Tra i più celebri e celebrati c’è ‘Diminuendo & Crescendo in Blue‘ la cui parte centrale è interamente sua. Per anni ogni esecuzione dal vivo di quel brano ottiene un successo straordinario. Curioso sperimentatore, ama frequentare molti stili. Di lui restano nella memoria brani come ‘Laura‘, riciclato in un’atmosfera vicino alla tradizione swing-mainstream, oppure ‘Cotton Tail‘, improvvisato su tempi assolutamente fuori dall’ordinario per l’epoca. È senza rivali nella capacità di modificare la struttura dei brani senza stressare il contesto orchestrale.

Al talento e alla indubbia capacità di operare scelte anche azzardate in campo musicale, fa da contraltare una vita problematica e ricca di contraddizioni. Timido e introverso, trova nelle sostanze psicotrope e nell’alcol una soluzione alla fatica di vivere.
Muore il 15 maggio 1974, per overdose, a Londra. Per uno scherzo del destino, la sua morte avviene nove giorni prima della morte di Duke Ellington, che se ne andrà ignorando la tragica fine del sassofonista che, nel 1956, aveva di fatto risollevato la popolarità della sua grande orchestra. Il figlio di quest’ultimo, infatti, Mercer Ellington, sceglie di non dire nulla al padre perché il vecchio Duke, ormai molto debole e malato, avrebbe sofferto troppo.

 

 

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