sabato, Aprile 10

Patto sì, patto no Domani l'atteso vertice tra Renzi e Berlusconi sulla legge elettorale. Reggerà il patto del Nazareno?

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In attesa dell’incontro previsto per domani tra il Premier
Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, che verificherà lo stato di salute del patto del Nazareno e, con esso, delle riforme, sale la tensione tra FI e PD. A detta di Renato Brunetta, il pomo della discordia sarebbe la riforma della legge elettorale.
«Il patto del Nazareno» ha detto al GR1 il capogruppo di FI alla Camera «prevedeva la riforma della legge elettorale secondo quanto abbiamo approvato alla Camera nell’Italicum. E noi a quella siamo rimasti. Se Renzi con la sua maggioranza ha deciso di cambiare tutto e di buttare quel testo e di scriverne un altro non c’è più il patto del Nazareno». Il Sottosegretario Luca Lotti del PD ha prontamente replicato che «Se le parole di Brunetta sul patto del Nazareno interpretano il pensiero di Berlusconi e FI , allora non c’è neanche bisogno di incontrarsi domani. Se la linea di FI è quella di Brunetta, come successo altre volte in questi mesi, mi chiedo a che serva l’incontro». «Sulla riforma elettorale» ha rincarato il vicesegretario del PD Debora Serracchiani «il vero problema è che Berlusconi non tiene più i suoi dentro Forza Italia. Brunetta gli scappa da tutte le parti. Non si è rotto il patto del Nazareno, si è rotta FI». La controreplica di Brunetta non si è fatta attendere: «Le reazioni scomposte e irritate di Lotti e Serracchiani sono il segno inequivocabile di una verità che il premier tenta di celare: se FI decidesse di non accettare le imposizioni leonine di Renzi sull’Italicum, il nostro caro presidente del Consiglio resterebbe senza partner per portare avanti le riforme. Resterebbe da solo, con la sua traballante maggioranza di Governo. E le poco serene parole dei suoi colonnelli ne sono la prova lampante».

Mentre la fanteria è intenta in queste scaramucce minori, i leader dei due partiti rimangono silenziosi nelle retrovie in preparazione del vertice di domani. Berlusconi è arrivato a Roma per un colloquio con Gianni Letta e Denis Verdini, i suoi bracci destri, e con Raffaele Fitto, esponente di spicco della fronda interna. Nel pomeriggio si è riunito il comitato di presidenza di FI per fare il punto sulla elettorale e sulle altre riforme, ma in realtà con l’obiettivo non secondario di tenere quanto più unito possibile un partito che da mesi è attraversato da vistose lacerazioni tra fazioni orfani della leadership forte di un tempo. Sulla legge elettorale, però, Berlusconi sta trovando un inatteso alleato nell’ex delfino Angelino Alfano, oggi presidente del NCD: «Se Berlusconi non utilizzerà il patto del Nazareno come uno strumento contundente verso gli alleati» ha detto il Ministro dell’Interno «ma avrà visione, saggezza, lungimiranza e assenza di rancore, noi siamo pronti, giovandoci del premio alla lista, a ricostruire la prospettiva del centrodestra. Non per paura, costrizione o minaccia». Nonostante l’apertura a Berlusconi sia un inequivocabile tentativo per arginare l’egemonia del PD renziano nella maggioranza, Alfano ha tenuto a sottolineare la saldezza del patto di Governo: «La riunione di maggioranza di ieri sera ha rafforzato il Governo e reso stabile l’obiettivo di una legislatura fino al 2018 con 4 traguardi: legge elettorale, riforme costituzionali, Jobs Act, delega fiscale».

Rimanendo in tema di patto del Nazareno, ha destato scalpore l’iniziativa del deputato 5Stelle Andrea Colletti di denunciare alla Procura di Roma l’accordo tra Renzi e Berlusconi accertare i termini dei suoi contenuti. Sulla scia di una serie di ipotesi complottiste, nella sua denuncia Colletti ritiene che «il Patto del Nazareno sia stato effettivamente preordinato a pilotare illegittimamente le riforme in atto nel Paese e a decidere chi nominare come futuro inquilino del Colle». Ex post, tutti i parlamentari del M5S hanno espresso condivisione nei confronti dell’iniziativa di Colletti. Di tutt’altro tenore, invece, la reazione di dem e azzurri che, in modi e con parole differenti, hanno seccamente bollato l’iniziativa 5Stelle come priva di fondamento e senza senso.  La Procura di Roma ha confermato di aver aperto un fascicolo ‘senza ipotesi di reato, né indagati’: un atto dovuto.

La Commissione Bilancio della Camera sta passando al vaglio gli emendamenti alla Legge di Stabilità: dei quasi 3700 presentati, 1600 sono stati dichiarati inammissibili perché privi della necessaria copertura finanziaria o per estraneità di materia. Tra quelli caduti sotto la scure della Commissione ci sono anche alcuni emendamenti presentati da esponenti PD e relativi alla proposta del Governo riguardante il TFR in busta paga.

In serata, a Palazzo Chigi, si è svolto il terzo incontro tra Governo e l’ANCI sulla Legge di Stabilità: l’Esecutivo ha confermato le aperture in merito ai tagli, ma l’accordo con l’Associazione dei Comuni non è ancora alle battute finali. Col passare dei giorni il dibattito attorno alla Legge di Stabilità si fa sempre più febbrile anche nel perimetro della maggioranza e del PD. Con una lettera a Renzi e al Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, circa 200 parlamentari dem hanno chiesto di mettere da parte i provvedimenti riguardanti i patronati: «Bisogna ripristinare l’ammontare del fondo previsto per i patronati nel bilancio 2014 ed evitare così il ridimensionamento dei servizi che sono particolarmente utili per i cittadini, costretti altrimenti a ricorrere a più costose alternative».

Al termine della riunione al Viminale del Comitato Nazionale per l’Ordine e la Sicurezza, il Ministro dell’Interno Alfano ha dichiarato: «Massima disponibilità al dialogo con tutti per garantire il diritto a manifestare ma, nello stesso tempo, la massima fermezza per assicurare il rispetto della legalità». Desiderando evidentemente rassicurare sul fatto che quanto successo alla manifestazione degli operai delle Acciaierie Siderurgiche Terni di 2 settimane fa non si ripeterà alle manifestazioni dei prossimi giorni, il ministro ha precisato di aver invitato «i vertici delle forze dell’ordine a porre in essere tutte le necessarie sinergie per assicurare la massima efficacia dei dispositivi di prevenzione e controllo al fine di garantire il pacifico svolgimento delle manifestazioni programmate». L’auspicio è che, questa volta, le parole e i fatti combacino.

 

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