mercoledì, Ottobre 27

Patto Repubblicano di Civati field_506ffb1d3dbe2

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Giuseppe Civati non riesce ad accettare la visione della sinistra proposta da Matteo Renzi, troppo lontana dal pensiero politico che contraddistingue storicamente la sinistra italiana. Giuseppe Civati vuole cambiare il modo di fare politica perché crede nelle proposte concrete. I problemi si risolvono soltanto affrontandoli seriamente. La continua discussione con Matteo Renzi logora il dibattito politico, senza registrare alcun risultato utile per il Paese. Giuseppe Civati allarga il proprio consenso elettorale in vista di una probabile scissione dal Partito democratico. Non si ferma, va avanti, percorrendo la strada verso altri orizzonti politici e sociali, al fine di proporre una nuova sinistra con proposte chiare e pragmatiche. Perché si può cambiare l’Italia soltanto con azioni credibili e concrete.

C’è una sicura proposta completamente alternativa nel patto proposto da Giuseppe Civati: essere l’opposto di Matteo Renzi. Dai modi di dialogo alle possibilità di confronto con la società civile. Giuseppe Civati vuole creare quelle reti di competenze senza immaginare di poter fare tutto da solo, di avere tutte quelle risposte necessarie per rispondere a ogni quesito. E’ uno dei pochi politici italiani capace di affermare senza scrupoli la complessità dei problemi italiani, con quella necessaria determinazione di individuare la strategia giusta per risolverli definitivamente.

Giuseppe Civati vuole cambiare radicalmente il senso di marcia del Partito democratico, perché crede nella nuova sinistra più concreta e più sensibile alle sue ideologie di appartenenza. A piccoli passi prende forma il suo grande sogno per il bene dell’Italia: la sinistra possibile stretta fortemente attorno al Patto Repubblicano. Che cosa è? Si tratta di una proposta, declinata in dieci diversi inviti all’azione, nella quale le persone che sottoscrivono questa alleanza si impegnano a realizzarla nel proprio quartiere, nel Consiglio comunale, alla Camera dei deputati, al Parlamento Europeo. Sono tutti cittadini, donne e uomini delle Istituzioni, impegnati a promuovere dieci riforme fondamentali per l’Italia. Stiamo assistendo a una vera rivoluzione che coinvolge il cuore del Partito democratico.

Con Annalisa Corrado, co-portavoce nazionale di Green Italia, vogliamo comprendere il programma green del Patto Repubblicano di Giuseppe Civati, soffermando una particolare attenzione sulle azioni squisitamente ecologiste rilanciate dalla nuova sinistra.

Giuseppe Civati crede nel settore economico del green?

Direi proprio di si. Già dai tempi dell’attività come consigliere regionale è stato piuttosto evidente. Come anche, più recentemente, nelle battaglie (praticamente in solitaria dall’interno del Partito democratico) contro le nefandezze fossili dello Sblocca Italia. C’è un fatto davvero innovativo (per noi ecologisti certamente apprezzabile) nella strutturazione del Patto Repubblicano. Non c’è, di fatto, una giustapposizione dei temi ecologisti a linee strategiche di diversa natura (come è stato fatto fino a ora nei diversi proclama elettorali con maggiore o minore spudoratezza e incoerenza rispetto alle reali intenzioni). La riconversione ecologica di economia e società è un pre-requisito per la ricostruzione del tessuto produttivo (e non solo) italiano, ed è un pensiero che deve permeare ogni scelta e ogni indirizzo delle strategie, per portare il Paese fuori dalla crisi e rilanciarne una nuova e più vera stabilità.

La sua politica stravolge l’agenda di Palazzo Chigi?

Molti dei temi per i quali ora sta combattendo erano esplicitamente citati nei programmi, con i quali il premier si è intestato la leadership del partito di maggioranza relativa di questo Paese. Per cui risulta piuttosto bizzarro il fatto che siano stravolgenti rispetto a un esecutivo guidato dalla stessa persona. Eppure è così. Restando ai temi che mi sono più cari, questo Governo non ha fatto altro che affossare le economie migliori e più promettenti rispetto alla crisi (le fonti rinnovabili e la generazione distribuita, la mobilità sostenibile, la gestione virtuosa dei rifiuti, le bonifiche), a vantaggio dei soliti noti che hanno già mostrato sul campo quanto siano fautori di fallimenti economici, ambientali e sociali (autostrade, cemento, inceneritori, trivelle).

Proposte concrete e valorizzazione delle potenzialità economiche italiane? Come giudica la sua azione politica?

L’idea di mettere in rete diverse realtà politiche, sociali, sindacali, associazionistiche sui contenuti piuttosto che chiedere di aderire a questo o a quel (magari nuovo) partito, mi sembra un ottimo inizio. L’operazione del Patto Repubblicano, a mio avviso, è proprio questa. Creare sinergie, fare emergere obiettivi urgenti comuni, lasciando a ciascuno le proprie peculiarità e la propria appartenenza (purché ci sia la disponibilità di tutti a uscire da categorie troppo stagne e ideologizzate). Le proposte concrete esistono. Il Patto Repubblicano le indica, pur tracciandole al momento per grandi linee (ma non potrebbe essere diversamente, in un documento del genere). Il ruolo degli ecologisti, in tal senso, può essere un reale valore aggiunto, perché sappiamo bene quanto le questioni come la valorizzazione delle peculiarità dei territori, un’agricoltura innovata e di qualità, l’efficienza energetica, l’uscita dall’era fossile, una nuova mobilità, un progressivo raggiungimento dell’economia circolare verso uno scenario a zero rifiuti, la messa in sicurezza delle aree toccate dal dissesto idrogeologico o contaminate da disastri ambientali di varia natura, la chimica verde, la rigenerazione industriale, la grande bellezza italiana, siano tutti settori potenzialmente capaci di attivare sviluppo economico, lavorativo e sociale. Tutto ciò permette di realizzare un indotto stabile e duraturo che farebbe impallidire qualsiasi grande opera o momentanea distrazione (come le olimpiadi, per citare un esempio). Se il movimento che sta nascendo attorno a Giuseppe Civati resterà coerente con questa impostazione innovativa e aperta, se davvero l’ecologia (che porta naturalmente con sé la legalità, l’idea di un’Europa diversa, i diritti) sarà un elemento chiave e strategico, dal quale non poter mai prescindere per la costruzione di politiche e strategie, è un tavolo al quale, a mio parere, dovremmo e potremmo, come ecologisti e come costola italiana dei Verdi europei, partecipare a pieno titolo.

 

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