sabato, Settembre 18

Patto perduto, Majorana ritrovato

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Purtroppo, anche ieri, sulle pagine politiche ha ancora tenuto banco lui, Mr B..
Io lo avevo lanciato in pasto al vituperio delle genti e lui, per farmi dispetto, che fa? Mi trova altri argomenti d’invettiva, quasi come se corteggiasse il pericolo.
Intanto, al ricevimento del Quirinale si è comportato malissimo. Peggio di quei bambini viziatissimi e capricciosi che fanno di tutto per far fare brutta figura alla madre (e alle zie suore).
Chissà quella poveretta di Rosa Bossi (parente?) in Berlusconi quante ne avrà viste, con questo primogenito maschio così ingovernabile. Naturalmente, si è portata il suo pensiero nella tomba, quand’è morta, giusto 7 anni fa. All’epoca circolò anche l’idea, in non so quale posto del Paese, di dedicarle una strada.
Tanto già da qualche altra parte, oltre 70 anni prima, erano spuntate targhe della toponomastica, col nome di Rosa Maltoni, insegnante elementare che altri non era che la Madre del Duce allora in carica.
Così, siete avvertiti, se dalle parti vostre v’imbattete in strade intitolate a Laura Bovoli, non è né un’eroina della Resistenza (sotto certi riguardi, forse sì) né una carbonara risorgimentale, bensì, più semplicemente, la mammà del nostro Premier.
Ho divagato: mea culpa. Dicevo che l’altro ieri, al ricevimento d’insediamento del nuovo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, improvvidamente presente il sunnominato Mr B.  -la legge dev’essere eguale per tutti, lui era ancora un condannato in via definitiva in costanza di pena e ai domiciliari; era pura follia tenerselo al Quirinale… mica potevamo portare altri invitati coi cellulari da Rebibbia!-  il nostroMacchianera’ (anzi, Macchiamarron, vista tutta la tintura di quel colore che utilizza per capelli e sopracciglia) è stato l’attrazione negativa dell’evento.
Si è abbioccato  -scarsa ossigenazione al cervello?-; ha raccontato una barzelletta cretina sui siciliani, pur essendo il povero neo-Presidente palermitano e con il basto di una storia dolorosa; ha insolentito Rosy Bindi che, secondo me, si è comportata troppo da signora, quando l’ha chiamata ‘uomo’. Io gli avrei risposto: ‘Allora sono un uomo? E beccati questo’, mollandogli uno sganassone da dargli riavere bisogno dell’intervento del dentista, stile statuetta del Duomo.
Perché costui la deve passare sempre liscia? Se si fosse permesso un qualsiasi altro individuo di commettere una simile castroneria, una scenata non gliela avrebbe graziata nessuno, persino nei saloni del Quirinale.
E Mattarella avrebbe, da padrone di casa, potuto pregarlo di accomodarsi all’uscita, come avvenne ad un celebre e defunto scrittore delle parti mie, reo (eh eh), durante una cena elegante a casa di una grande dame partenopea, di essere sorpreso in flagrante molestia ai danni di una innocente cameriera. Fu accompagnato alla porta senza batter ciglio. Anche costui, naturalmente, soffriva di berlusconite in anticipo sui tempi.
Dopo tutte queste bischerate  -il Premier è contagioso-, quasi pare una sorta di vendetta poetica che il bel giocattolo del monello, il Patto del Nazareno, si sia rotto. La tregua ha giovato all’approvazione dell’Italicum e all’elezione del Presidente della Repubblica, poi è saltato il banco.
Ovvero il furetto Renzi ha visto il cammello senza pagare moneta. Nel momento in cui scrivo, il caos impera. Se devo dire la mia, mi aspetto che Denis Verdini, in rotta, chieda asilo politico al PD e ce lo ritroviamo, sì, al Nazareno, ma in tutt’altro ruolo (si potrebbe ribattezzare ‘ricongiungimento familiare’).
Su tutti si agita Raffaele Fitto, come l’Arcangelo con lo spadone dell’omonimo Castello (Mole Adriana, in realtà). La situazione è liquida, in continuo divenire… monitoreremo l’evoluzione successiva.

Se un patto sparisce, un famoso sparito riappare. Fra il 1955 e il 1959, infatti, il misterioso Ettore Majorana, uno dei ragazzi di via Panisperna di Enrico Fermi, è risultato essere ancora vivo in Venezuela. Escludo che possa esserlo a tutt’oggi, essendo stato classe 1906; ma ammiro la sua forza d’animo  -o la sua disperazione, per aver partecipato a ricerche che, lo capì subito, sarebbero state apportatrici di morte e distruzione- nel far perdere le sue tracce.
Se mettiamo in fila le ipotesi fatte, dal 1938 in poi, per dare una soluzione alla sua inquietante sparizione, ci troveremo di fronte all’intero repertorio dei thriller: suicidio  -anche buttandosi dal traghetto della Tirrenia (però era comunque arrivato a Palermo ed è da quella città che sparì)-; essere diventato un barbone; essersi ritirato come eremita alla certosa calabrese di Serra San Bruno  -dove, se non sbaglio, si ritirò per davvero il pilota americano che bombardò Hiroshima… sempre con l’energia nucleare che ‘sclerò’ Majorana c’entrava…
Tutto ciò si è dimostrato un jeu de l’esprit, perché Majorana, in realtà, pare sia riparato nello Stato sudamericano, a Valencia, dove lui, famoso fisico, figlio di una famiglia superbenestante, ricca di politici, scienziati e geni come lui (suo padre, ad esempio, si era laureato in ingegneria a 19 anni) viveva assai modestamente.
Una sorta di espiazione, perché aveva intuito con largo anticipo quali contraccolpi stragisti potevano avere le sue scoperte sull’atomo.
Come fosse arrivato fin lì, non si sa. Non so chi abbia indagato sulla sua scomparsa, ma quali erano le navi in partenza dal Porto di Palermo in quei giorni? Si sarebbe potuto rilevare che una fosse diretta in Venezuela, allora importante meta attrattiva di emigrazione dalle nostre lande (e non c’erano gli scafisti… a quei tempi), tant’è che una larga parte della popolazione ha sangue e origini italiane; oppure, per far meglio perdere le tracce (ma aveva denaro con sé?), avrebbe potuto anche procedere a tappe, dall’Italia oltre oceano con vari asili intermedi.
Risolto un mistero; annullato un altro (se davvero s’è sciolto il Patto del Nazareno, i suoi contenuti interesseranno solo fra 50 anni gli storici), ho dato il mio contributo di pensiero mordace quotidiano.
Se una cosa è certa, è che avrò sempre carne da mettere sul fuoco…

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