venerdì, Settembre 24

Patto di Stabilità: in attesa che cambi per davvero Intervista a Francesco Bruno, Franca Biglio e Guido Castelli

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Il governo Renzi ha annunciato che la Legge di Stabilità 2016 supererà finalmente l’annosa questione del Patto di Stabilità interno ai Comuni che per molti amministratori è considerata, dal 1999 data della sua istituzione, una vera e propria mannaia in capo ai bilanci locali perché vincola fondi che invece potrebbero essere utilizzati per garantire servizi essenziali sui territori (opere pubbliche, strade, miglioramento dei trasporti, dell’illuminazione pubblica, gestione rifiuti etc. ).

Questo strumento, introdotto per la prima volta nel 1999, è divenuto ancora più stringente con l’istituzione del Fiscal Compact, prima con il Governo Monti e poi con il Governo Letta, su esplicita richiesta del Consiglio Europeo di Bruxelles per limitare la possibilità ai Comuni di indebitarsi ulteriormente. L’imposizione del pareggio di bilancio ha rappresentato l’ennesimo colpo di frusta per quei Comuni in grave sofferenza economica.

La nuova legge di Stabilità prevede alcune disposizioni che, in linea teorica, dovrebbero risollevare le sorti della finanza comunale che negli anni scorsi sono state bistrattate. “Ci sono state negli anni scorsi leggi di stabilità più rilevanti per i Comuni. Quella per il 2016 mantiene, di fatto, inalterato l’assetto delle entrate tributarie comunali, perché l’abolita Tasi sulle abitazioni principali è sostituita da trasferimento statale pari al gettito 2015 del tributo che viene meno. Ma, di contro, sul versante dell’autonomia finanziaria locale, i Comuni vedono bloccata per un anno la loro potestà tributaria.Il superamento del patto di stabilità, che nessuno ricorderà con rimpianto, rappresenta, invece, certamente, l’innovazione più significativa per i Comuni” sostiene Francesco Bruno, esperto di bilancio e presidente onorario di Ardel (Associazione Ragionieri dipendenti Enti Locali. La nuova legge di Stabilità prevede disposizioni di assoluto rilievo per la finanza comunale, come una nuova configurazione dei tributi comunali, l’abolizione della tassa sull’abitazione principale e, per la prima volta dal 1999, il superamento del Patto di Stabilità interno ai Comuni. Oggi, nonostante le norme previste dal Fiscal Compact siano entrate in vigore dal 2015, per il 2016 grazie alle misure previste nella manovra finanziaria di quest’anno, ci saranno alcuni cambiamenti. “L’impatto di meccanismi e di regole del tutto nuovi imposti dalla nuova disciplina sui saldi di finanza pubblica che tutti i Comuni devono rispettare – anche quelli di piccole dimensioni che erano esclusi dalla disciplina del patto di stabilità – è ancora da verificare. Non è, però, venuto meno l’obbligo di contenere il differenziale tra entrate e spese entro certi limiti; sono cambiati soltanto i dati contabili di riferimento Non sussiste più la mannaia del patto di stabilità che impediva, spesso, ai Comuni di operare pagamenti per spese di investimento. Ma non può affermarsi con certezza che i pagamenti sono stati del tutto svincolati, stante che sussiste il nuovo obbligo di conseguire nell’anno un fondo finale di cassa non negativo”.

Sulla possibilità per le amministrazioni che da anni lamentano un laccio al collo stringente, di svincolare le proprie risorse interne da destinare al miglioramento dei servizi essenziali della comunità occorre, pertanto, procedere con i piedi di piombo e parlarne con cautela.

Lo svincolo di risorse interne e la possibilità di assumere mutui per realizzare opere pubbliche non sono del tutto indiscussi. L’obbligo del pareggio tra entrate e spese finali, che ha sostituito quello del raggiungimento del saldo patto di stabilità, consente margini di manovra maggiori che, per quanto sembri strano e senza voler entrare nei dettagli dei meccanismi, sono tanto minori quanto più alto è il grado di virtuosità dei Comuni. Se c’è una cosa che non è cambiata per nulla è proprio il sistema di monitoraggio e quello sanzionatorio. Ossia, ogni Comune dovrà periodicamente dimostrare e, a fine anno, rendicontare di non avere sforato il proprio obiettivo di saldo finanziario tra entrate e spese finali e, in caso di sforamento, sarà sanzionato e dovrà porre in essere le stesse misure correttive conseguenti alle sanzioni già previste per lo sforamento del saldo obiettivo del patto di stabilità.

A proposito di misure meno stringenti che incideranno inevitabilmente sul pareggio di bilancio vi è l’abolizione della tassa sull’abitazione principale i cui effetti, secondo Franca Biglio, presidente Anpci (Associazione Nazionale Piccoli Comuni Italiani) non saranno quelli sperati. “Nonostante la buona intenzione di abolire la tassa sull’abitazione principale, il cui gettito entrava nelle casse comunali, è probabile che il ristoro di tale mancato introito , da parte del Ministero Interno, non venga effettuato per intero; infatti, nei vari cambi di normativa tributaria, si è assistito spesso ad una reale perdita di gettito di entrata dei comuni. Dunque è dimostrato che il cambio della natura dell’entrata (da tributaria a trasferimento dello stato) ha spesso generato una riduzione di risorse a carico dei comuni”.

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