giovedì, Settembre 16

Patrimoniale, gli onesti dicono no Se non è più chiaro cosa è destra e cosa è sinistra, è assolutamente chiaro chi è che si arricchisce e chi è stato impoverito da un capitalismo che ha arricchito i già ricchi ed ha impoverito i più poveri

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Tutti noi ce la prendiamo con la storia Ma io dico che la colpa è nostra È evidente che la gente è poco seria. Quando parla di sinistra o destra Ma cos’è la destra cos’è la sinistra… Ma cos’è la destra cos’è la sinistra… Fare il bagno nella vasca è di destra. Far la doccia invece è di sinistra. Un pacchetto di Marlboro è di destra Di contrabbando è di sinistra. Ma cos’è la destra cos’è la sinistra… L’ideologia, l’ideologia Malgrado tutto credo ancora che ci sia È la passione, l’ossessione Della tua diversità.”. Purtroppo queste parole non sono mie ma del raffinato ed intelligente Giorgio Gaber che le cantava con il fido paroliere Alessandro Luporini nel 1994. Tanti anni fa. Oggi pare solo un tema per ‘vecchi compagni’ mentre il mondo guarda altrove. Peccato che nell’ultimo quarantennio mentre si rimescolavano parole e concetti del Novecento, esplodeva la più gigantesca operazione della Storia volta a santificare la ricchezza e la libertà economica, legittima e utile se redistribuita all’intera società, ma senza lente leggi di regolamentazione e controllo.

È insomma lideologica de-regulation degli osannati, a destra comprensibile a sinistra resta oscuro, Reagan e Thatcher, salutata come una nuova frontiera della società!, ed a colpevolizzare la povertà, frutto di incapacità individuali. Povertà che nel nostro disgraziato paese un tizio su un balcone dichiarava poco più di un anno cancellata! Beata imbecillità del gigetto di turno, incommentabile... Tutto ciò mentre le società dell’Occidente con la rinascita e ricostruzione post secondo conflitto mondiale davano vita, in Europa, ad alcuni decenni di prosperità, aumento di salari e stipendi, commercio internazionale, multilateralismo politico e militare. Insomma l’epoca del Welfare State, Stato che assiste non assistenziale, dove disparità ed ineguaglianze economiche venivano attutite con misure di sostegno ai poveri ed alle fasce più deboli del ceto medio, che sarebbe poi divenuto nei decenni il bacino di forza produttiva maggioritario, frammentandosi quel ceto sociale e produttivo che in passato era più ristretto ed omogeneo.

Per divenire ‘ceti medi’, con disparità lungo un continuum che andava da una quota impiegatizia urbana alta-media su su fino ai direttori centrali dei ministeri, a segmenti di piccola borghesia impiegatizia con qualifiche basse-medie. Determinando una nuova strategia di differenziazione di aliquote di redditi tassati di cui dico più avanti. Dunque, destra e sinistra. Tagliando con l’accetta dello spazio un tema che tento solo di accennare, coloro i quali hanno certificato la fine della seconda erano dapprincipio quelli di destra, ma poi a loro si sono uniti interventi che da una variegata tramortita sinistra ha provato a redimersi spostandosi molto a destra. Gli esiti sono quelli odierni. La brutale risposta del neoliberismo, dopo alcuni decenni di politiche espansive socialdemocratiche avanzate, della ricchezza e delle élite (quelle poi populiste) hanno impresso una sterzata ideologica violenta all’andamento della società. Come la cosiddetta crisi dei subprime e dei junk bond, i titoli spazzatura, esplodevano nel 2007 con il crack di Lehmann Brothers. Mentre media amici e collusi ci bacchettavano che le ideologie erano morte! Altra storia da scrivere. Poi sociologi seri, dunque pochi, da anni insistono che bisognerebbe tornare a studiare le nuove forme sociali produttive culturali che la società globale, in apparenza tutta uguale, esprime oggi. Insomma le ‘reali’ condizioni dell’esistenza, non le curve postmaterialiste dell’1% più ricco del mondo.

Dopo un quarantennio di droga ideologica somministrata dal neoliberismo (le nuove schiavitù, fattorini del cibo, o gli schiavi delle campagne che ci hanno garantito il cibo per nutrirci, sfruttati da caporali e grande distribuzione, i precari della scuola), gli effetti hanno lasciato tracce nei cervelli di quelli che avrebbero dovuto costruire un altro mondo possibile. La destra, di suo, si è sempre più diversificata tra un conservatorismo liberale democratico europeista libertario ed una destra estrema fatta di estremisti vari, terroristi, gruppi armati anti Stato, forze anti sistema che hanno preso il sopravvento tragicamente, come dicono le cronache italiane e globali. Mentre un’Europa asfittica dei mercati e non dei popoli (povero Altiero Spinelli) non può sostenere i diversi Paesi con il progetto sulla nuova generazione europea perché sparuti regimi governati da estremisti di destra non vogliono che le risorse economiche di un tardivo piano di solidarietà europea vengano subordinate all’adesione alle regole di uno Stato di diritto. Autoritari e neofascisti, Polonia ed Ungheria in testa. E perdiamo tempo perché prigionieri del voto per unanimità su decisioni così cruciali. Invece di buttar fuori tali paesi negandogli l’accesso alle risorse, tra il 3 ed 4% del loro Pil, roba non da poco, facendogli magari pure pagare multe salate e cancellare l’idiozia del voto unanime.

Con l’ambigua intollerabile non decisione dei peggiori, i cosiddetti ‘moderati’ del PPE, partito popolare europeo, democristiani o post insomma, collusi e corresponsabili con quei regimi autoritari. Per dire dell’estremismo dei ‘moderati’. Tra cui entrerebbe pure il berlusca, per dire delle ideologie dei cosiddetti pragmatici… Se perfino negli Stati Uniti i conservatori repubblicani si sono svenduti per strapuntini estremisti facendo fronte con un omofobo razzista suprematistabianco come quel criminale accompagnato a breve alla porta della Casa Bianca, allora vuol dire che la situazione è veramente grave. Al netto di questa succinta disamina politica, sta il coté economico.

La dico secondo idiozie che si riproducono nell’aere dell’imbecillità, per cui chi è a sinistra amerebbe(!) le tasse, a destra delle tasse non sanno che farsene. Ho brutalizzato il concetto all’indomani del rinnovato gioco di varietà chiamato ‘patrimoniale’, ovvero mettiamo una tassa sui patrimoni, solo quelli ereditati, non sui guadagni, roba ormai odiosa per il neoliberismo e suoi accoliti da decenni. Questa notazione ha in sé due notizie, tragicamente esilaranti. La prima: lo Stato italiano, sfido chiunque, portato ad un debito pubblico senza uguali planetari (grazie DC) con collusioni colpevoli, non conosce chi ha di più. Semplice. Tutte le manovre economiche che lo Stato nei suoi decennali governi di cinquanta sfumature di collusioni intraprende sono viziate da un problema: la certificazione ISEE dovrebbe dirci quanta ricchezza posseggo, così poi un governo serio prende decisioni di politica economica. Il fatto è che non si dichiara tutto ciò che si possiede, ammesso che lo si dichiari e comunque è facilmente occultabile. Basta leggere le norme fiscali. Prova? Abbiamo il record europeo di corruzione evasione e collusione fiscale. E dunque, dove sono di più quelli finiti, come giusto, in galera per frode allo Stato? In Germania, ovviamente! Quindi tasse manovre sostegno allo Stato, cioè ‘il’ patto fiscale unico pilastro che sostiene i regimi democratici (per questo il nostro è in crisi), sono viziate geneticamente da varia truffa fiscale per evasione ed elusione di denari non versati nelle casse dello Stato quantificati tra i 120 ed i 180 miliardi di euro, all’anno, mentre chiede continui sacrifici da decenni sempre ai dipendenti!! Altro che Mes, mio caro Mes, sanità privata che ha svuotato la sanità pubblica, oppure le scuole che crollano o sono obsolete, cavallino di battaglia del megalomane di Rignano, che doveva risanarle tutte. Oppure risorse per ricerca e sviluppo, la più bassa dell’UE.

Quindi ogni manovra non serve a nulla e preleva dalle tasche non dei ricchi ma dei soliti dipendenti o diversi autonomi, non tutti, dove è più facile. Come fece il ‘macellaio’ Monti, stipendi e pensioni con la …. Piangente che ci ha rubato quattro anni di vita ancora a lavorare. Facile. Seconda notizia: chi ha di più deve pagare in proporzione di più. Ovvio. Sicuri? Nei Paesi seri. Da noi, come in tutte le vicende umane, rileva il linguaggio. Le parole dissimulano, avvolgono, alludono, non dicono. Quindi se tantissimi lavoratori dipendenti, i veri ed unici ‘proprietari’ di questo sgangherato Paese da operetta, quelli che sul serio sostengono le claudicanti non vedenti casse fiscali dello Stato e vengono sempre sputati in faccia, pagando cifre iperboliche rispetto ai propri stipendi medi, ciò che sono obbligati a fare è ‘pagare le tasse’. Se, lo si chiede al più ricco, cioè a chi può permettersi beni, oggetti, viaggi, appartamenti, gioielli che molti di noi non si permetteranno mai, allora scandalo!!, come si ha il coraggio di chiedere a chi ha soldi 10-20 volte più di me all’anno, di contribuire con una cosa che magicamente non si chiama più tassa, che a noi brutalizzati viene sbattuta in faccia per quel che è, ma viene edulcorata in ‘contributo di solidarietà’?! Poi il ricco, il quasi ricco, il forse ricco, il benestante ci rimane male, gli si toglie il sonno, digerisce male!

Sono almeno 10 milioni gli evasori fiscali stimati!! Cioè milioni di voti, invece che perseguiti, allisciati coccolati. Poi ci pensano i condoni, fiscali edilizi, abusi su abusi, in favore degli abusatori non dei cittadini onesti. Vale a dire molti di noi. Mentre tutti straparlano in un Paese dove si dà la parola a qualsiasi cialtrone per fare un minestrone di dibattiti seri e poi essere sfottuti di essere sanguinari vampiri che “vogliono mettere le mani nelle tasche degli italiani”, sbagliando perché questo viene già fatto, ma verso quelli che hanno meno. Perché questo imbelle Paese è stato persino insignito del titolo di Paese stalinista e vampiro!! Cosicché dopo simili minacce ed aggressioni tutto sfuma in un empireo metafisico, viene in mente che la progressività delle imposte è una conquista di civiltà del Novecento.

Di qui alcune notazioni tecniche. Cento anni fa fu varata la prima patrimoniale da Francesco Saverio Nitti, esponente della sinistra liberale, come ricorda l’economista Felice (Domani, 2 dicembre). Dopo la prima guerra mondiale diverse nazioni europee “avviarono una tassazione progressiva dei redditi e ricchezze”. Salto al secondo conflitto, perché la progressività, ossia chi ha di più deve pagare più tasse (o dovrebbe, è lo scandalo italiano ma poiché è roba seria il dibattito viene silenziato, come nei regimi dispotici), un principio di ovvietà che capisce bene anche questa mediocre classe di politici, è il pilastro della fiscalità del paese tanto da essere in Costituzione, art. 53. A proposito di un Paese che non applica il dettato costituzionale, somma illegalità perpetuata da decenni, da tutti. E poi politici media opinion makers ‘collusi’ ed ideologici ci ricordano che c’è la recessione, che poi ad essere seri ci sarebbe la lotta all’evasione. Insomma tutto l’armamentario ideologico per non far pagare chi possiede di più, ovvero da noi il 10% più ricco patrimonialmente che però possiede più di 6 volte la ricchezza della metà più povera della popolazione. Di che stiamo parlando? L’ideologia di destra no tax, al netto delle stupidaggini del fascio leghista di cui aspettiamo ancora la restituzione dei 49 milioni di euro rubati da qualcuno, avveratasi nell’ultimo quarantennio consente ad un gigantesco miliardario come Warren Buffet di pagare nel 2015 1,8 milioni di dollari di tasse sul reddito (con patrimonio stimato di 65 miliardi di dollari!!!), quindi lo 0,003%!!! Io pago molto più di lui!!! Ancora, di che cosa stiamo parlando? In attesa che questo Governo ci delizi con addirittura la riforma complessiva del sistema tributario, ci sarà da ridere, ritorno a qualche notazione finale.

Negli anni ’80, i famosi del riflusso dei newyuppies la disco music e l’arricchimento post ideologico, la tassazione nel mondo occidentale viene notevolmente appiattita. Cioè paga di più chi possiede di meno. Infatti nell’anno dell’Italia calcistica mondiale, 1982, le aliquote si riducono a 9 con la soglia minima che si alza e quella massima si abbassa. Poi nel 1989 si scende a 7 aliquote mentre oggi l’Irpef ha solo cinque fasce o scaglioni, dal 23 al 43%. Tanto per dire, oltre i 28 mila euro, presente, l’aliquota salta dal 27 al 38%!! Se poi qualcuno si arrabbia io lo appoggio. Ultime notazioni: da decenni non si riforma il catasto, per cui una casa che oggi vale milioni è ‘accatastata’ con percentuali vecchie di decenni, fuori mercato, quello con cui tanti si sciacquano la cervice. Quindi rivalutare i valori immobiliari facendo pagare i valori di oggi. Così come noi paghiamo le tasse di oggi, non di anni fa. Poi, si devono rivedere le imposte di eredità, che alimentano rendite parassitarie di posizione. Terzo, rivedere le aliquote che hanno massacrato il ceto medio ed i lavoratori così da alleggerire il peso che grava sui ceti medi. In conclusione, son confuso su cos’è la destra, cos’è di sinistra, ma mi è chiaro assolutamente chi è che si arricchisce e chi come noi è stato impoverito da un capitalismo che ha arricchito i già ricchi ed ha impoverito i più poveri.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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