martedì, Gennaio 18

Patrick Zaki, Occidente tra triste realismo e doppia morale Il gioco morale/affari rilascia tutta la sua ambiguità con cui vengono realisticamente regolati i rapporti tra nazioni nel mondo. Proprio il fatto che l’Italia e con altri Paesi occidentali siano partner strategici ed economici del dittatore Abdel Fattah al-Sisi, lo legittima consentendogli un’ampia immunità

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Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto;

è quanto mi hanno dato al posto di un fucile

(Philip Roth)

Sono passati 380 mila minuti, 668 giorni, pari ad 1 anno e 10 mesi. Un’enormità vissuta per un giovane trentenne detenuto in un’atroce carcerazione preventiva di 22 mesi, manifestazione conforme ad un potere dittatoriale peraltro così ben voluto in Occidente. E così ieri Patrick Zaki, giovane egiziano studente all’Università di Bologna, è stato a sorpresa posto in libertà formale dal tribunale per i reati contro la sicurezza dello Stato di Mansoura, sul Delta del Nilo, nel corso della terza udienza dall’inizio del processo farsesco contro di lui cominciato il 14 settembre scorso e costruito su prove assurde. Un caso che è diventato oggetto di attenzione globale, su cui si sono concentrati molti sforzi di mediazione e persuasione diplomatici indotti da richieste politiche dai contenuti ignoti. Si potrebbe dire che almeno per lui le molte pressioni levatesi a livello internazionale abbiano funzionato, dalle centinaia di attivisti che hanno tenuto desta l’attenzione in Europa ed oltre i suoi confini, fino a stringenti pressioni del governo italiano, con il Di Maio degli Esteri, e con l’aiuto sottotraccia americano. Resta ovviamente purtroppo in Egitto Patrick ma almeno senza obblighi di firma.

In attesa della pronuncia del tribunale nell’udienza del prossimo 1 febbraio 2022. Sei giorni dopo, il 7 febbraio saranno 2 anni che Patrick Zaki vive sulla sua pelle e nello spirito una vicenda che lo ha già segnato e da cui sarà complicato uscirne. La liberazione avvenuta come testimoniano le immagini è stata accompagnata da un’intervista in cui è apparso sollevato quanto molto prudente. La sua semi libertà è in luoghi di terrore come quelli di una mezza detenzione, per cui il tono la postura e le parole rispecchiano solo in parte ciò che ha fin qui dovuto subire. Per cui un generico grazie Italia, alla sua università, e forza Bologna, ché il calcio per quanto sport ormai becero conserva quel carattere di ente che smorza tensioni o le nasconde dietro la professione di un tifo.

Pertanto gioiamo e siamo sollevati per la parziale rimessa in libertà di un giovane accusato della grottesca colpa di aver pubblicato tre articoli in cui dava solo contodelle condizioni della minoranza coopta. Un esempio simile: è come se nella disgustosa Turchia dittatoriale di un cafone misogino ricattatore dell’Euro qualcuno scrivesse articoli sul massacro dei curdi. Qui una digressione ci sta proprio bene. A mio insindacabile giudizio. Al contrario di questi Paesi dittatoriali dove gli occidentali mimano grandi discorsi sui diritti umani nel mentre fanno affari con quegli stessi sanguinari, in un Paese di diritto dal diritto alquanto rovescio, un individuo viene condannato a 4 anni per frode fiscale. Poi un terzo grado di giudizio, come la Corte suprema americana, stabilisce che ha avuto frequentazioni con la mafia per il tramite di un suo manutengolo. Suo carissimo amico stranamente però poi lasciato al suo destino in altro o medesimo dibattimento, vattelapesca, già condannato a 7 anni. Poi pare che abbia pagato giovini puledre zeppe di ormoni ed ansiose di successo. Ancora, nelle parole esplicite di un lercio senatore napoletano, pagato pare 3 milioni di euro!, voleva comprarsi senatori per fottere il suo avversario politico che aveva vinto le elezioni. Lo ripeto, un atto dai caratteri eversivi corrompere per manipolare una libera elezione così come decisa dal popolo sovrano. Risultato? Vecchio e malato a giorni alterni a seconda dei processi che sono ancora in piedi, viene imbastita da mesi una grottesca cagnara da diverse servitù per portarlo sul… Colle più alto. Morale (dilemma etico): in quei Paesi dittatoriali avrebbe già rischiato la pena di morte, ma forse no perché come élite al potere l’avrebbe fatta franca comunque, qui nei liberi slabbrati consessi parademocratici il popolo, ancora con il godimento complice di tanti!, di averlo per altri 7 anni di immoralità, con divertito sconcerto globale. Ah i soliti italiani… potendo solo la morte decidere.

Torniamo a Patrick Zaki, meglio. La nuova situazione preoccupa nonostante il momentaneo risultato positivo, perché la scarcerazione a sorpresa conferma come valutazioni e decisioni non siano l’esito di procedure giudiziarie certe e chiare. Piuttosto paiono arbitrarie volontà estranee a regole, procedure e prassi giuridiche tutelate da diritti e doveri. Così questa improvvisa decisione lascia aperte diverse strade, la cui aleatorietà conferma come i giudizi stiano nelle menti contorte dei carcerieri egiziani piuttosto che essere l’esito di liberi dibattimenti. Per un verso dunque si aprirebbe uno spazio ad un’eventuale conclusione positiva di una vicenda kafkiana per i canoni del mondo libero, ma invero norma consuetudinaria in una realtà dove affermazione della libertà di espressione e tutela dei diritti alla persona non sono neanche concepiti nell’ordinamento e nella società egiziana. Adesso che Patrick ha almeno la possibilità di poter abbracciare la sua famiglia, l’auspicio è che la rimessa in parziale libertà possa preludere ad una conclusione positiva. Nel contempo vi è il timore per una stretta che possa precludere ad una definitiva libertà con un arresto definitivo ed una reclusione di anni in carcere. Seconda questione. Mobilitazioni internazionali a chi e come. Qui il tema sfugge a comprensioni palesi. Perché Zaki è stato oggetto di attenzione arrivata per giunta ad orecchie americane che, dicunt, abbiano usato la propria influenza sul dittatore egiziano, e tanti altri restano reclusi? Come ad esempio Alaa Abdel Fattah che nel 2011 è stato uno dei protagonisti della rivolta contro Mubarak. Al riguardo Human Rights Watch stima che vi sarebbero almeno 60 mila (!) cittadini incarcerati per motivi politici alquanto oscuri, in un paese dittatoriale privo di leggi, regole e procedure di uno Stato di diritto, con non sappiamo quanti assoggettati a torture in centinaia di luoghi di detenzione. Dove dal colpo di stato del 2013 sono state costruite ben 13 nuove strutture concentrazionarie.

Altra questione. Il gioco morale/affari rilascia tutta la sua ambiguità con cui vengono realisticamente regolati i rapporti tra nazioni nel mondo. Proprio il fatto che l’Italia e con altri Paesi occidentali siano partner strategici ed economici del dittatore Abdel Fattah al-Sisi, lo legittima consentendogli un’ampia immunità. Così siamo abilitati ad intercedere prostrandoci da liberi occidentali ai suoi piedi (sporchi di sangue) dandogli pure l’opportunità di renderlo magnanimo ed ancor più tronfio per il bel gesto. Offrendogli magari altre armi a prezzi migliori, così Leonardo fa altri affari con il made in Italy militare, e gli altri Paesi hanno nuove commesse così il nostro tenore di vita è salvo. Nel mentre manifestiamo per un qualsiasi altro Patrick Zaki. Questa è la spirale senza fine in cui ci avvitiamo, un triste realismo ed una doppia morale in cui siamo immersi. È ciò che la Teoria dei Giochi, simulazione dei giochi sociali di reciprocità, determina con mosse precise tra atti di Apertura (i governi chiedono al dittatore di discutere di Zaki, Lui nega o acconsente) e parziali Chiusure (il dittatore alza la posta, i governi prima negano poi mediano). La realtà degli scambi sociali a qualsiasi livello e scala di complessità se gestito bene si serve di questi modelli di comportamento. Poi dice che la Sociologia non serve a nulla… perché gli economisti si prendono tutti i meriti! Dunque i governi occidentali offrono comoda legittimazione in cambio di affari lucrosi. Tutte strategie ammantate da un cinico pragmatismo secondo il quale un conto è firmare affari per contratti di vendita di armi e materiale militare, con cui pare si possa uccidere meglio, un altro discorso è ricordare, tra le pieghe collaterali e notturne, il rispetto per i diritti umani.

Campione di questa doppia obbrobriosa doppia morale, ricordiamocelo quando ci si invaghisce di leadersoccidentali peggiori dei ras autoritari e dittatoriali che almeno una morale, per dir così, hanno, quella di incarcerare, torturare, uccidere. Il ‘campione’ di questo atroce doppiopesismo è il Macron francese. Difatti questo pessimo Presidente dopo aver concesso la Legion d’onore nel settembre scorso al dittatore egiziano ed avergli venduto altre, tante armi, si è ripetuto con il padrone del suo dipendente, “l’onorevole” (ma mi faccia il piacere!) senatore toscano. Il Mohamed BS saudita che uccide giornalisti scomodi sfrutta i lavoratori persegue ed incarcera le donne, però le fa guidare!! disse il cazzarotoscano. Quello che dal 2015 bombarda lo Yemen (con 377 mila vittime stimate dall’Onu in scontri armati, povertà e malattie), ma non lo dite a Matteo… Ebbene Macron è il primo leader occidentale ad incontrare il principe saudita dal 2018, ucciso il giornalista Khashoggi.,dopo aver incassato contratti dagli Emirati arabi per 17 miliardi di euro tra caccia militari ed elicotteri. Parole del Macron “La Francia ha un ruolo importante da giocare nella regione. Non significa essere complici o dimenticare”. No comment, da comune mortale non ho il peso di responsabilità come quella di governare un paese. Però, però, un poco di schifo mi sale dal profondo dei miei valori occidentali. Noi diamo continua linfa ai dittatori a cui poi dopo facciamo finta di fare la “guerra”. Punto. Tutto il resto non è noia, con Califano, è solo mortale ed umana ipocrisia. Pertanto, in che cosa dove e quando siamo diversi dai “cattivi”, noi “buoni”? E ripenso con tenera amarezza a Gino Strada, sì certo ma lui era un utopista. Era “sempre” contro la guerra e “sempre” contro la vendita di armi. Un abbraccio ideale a Patrick Zaki, almeno lui ne esca sano e salvo. Per tutti gli altri, ci ri-mobiliteremo. Fatemi chiudere con un altro autore che mi interessa molto, Don De Lillo di cui consiglierei la lettura. Ripenso al suo “white noise” un rumore bianco, quello di noi umani che ci ostiniamo a crederci ancoraPoi verrà il nulla….

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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