mercoledì, Luglio 28

Patent Box per sostenere l’innovazione Valenti: “Ci sarebbero meno entrate per lo Stato ma si favorirebbe la crescita del Pil”

0

Patent Box

La tutela della proprietà intellettuale è una prerogativa fondamentale per poter garantire all’interno di un Paese lo sviluppo dell’innovazione e della competitività. Il mercato libero e globale, infatti, rischia di non avere regole che salvaguardino le idee e le innovazioni, portando all’accentramento di ricchezza in alcune zone e lasciando in profonda povertà molte altre che, invece, avrebbero un grande potenziale di sviluppo.

L’importanza fondamentale dell’innovazione per l’economia di un Paese è sottolineata anche da Roberto Valenti, esperto di proprietà intellettuale e partner della practice Intellectual Property dello studio DLA Piper. L’esperto spiega, infatti, che “dal report ‘Intellectual property rights intensive industries: contribution to economic performance and aployement in the European Union’, pubblicato dall’Office for Harmonization in the Internal Market e dall’European Patent Office nel settembre 2013, emerge che i settori IP intensive contribuiscono per il 39% alla produzione economica europea, creando un indotto lavorativo pari al 26% dei posti di lavoro nell’Unione europea. L’innovazione è una delle aree coperte dai 5 obiettivi chiave di ‘Europa 2020’, il programma strategico decennale per la crescita adottato dall’Unione europea con l’obiettivo di creare un sistema economico più competitivo”.

L’innovazione è quindi al centro dei piani di sviluppo economico e la sua tutela, in questo senso, diventa di fondamentale importanza. Per questo in alcuni Paesi è stato adottato un regime fiscale che consentisse di agevolare i brevetti e quindi di tutelare la proprietà intellettuale. Si tratta del Patent Box, un sistema di agevolazione fiscale per redditi derivanti dallo sfruttamento di brevetti in un determinato territorio. Questo sistema è stato adottato dal primo aprile 2013 dal Regno Unito e ha consentito di riportare all’interno dei confini nazionali lo sfruttamento di brevetti del valore di milioni di sterline, con società come Glaxo che, in accordo con il governo, hanno investito nella realizzazione o nella riqualificazione di siti produttivi per la manifattura nel Regno Unito di prodotti brevettati. Un regime fiscale che consente di sfruttare l’innovazione proveniente dai brevetti e di sostenere lo sviluppo dell’economia nazionale.

La Gran Bretagna, però, non è stata certo la prima ad adottare il Patent Box. Dal 2001 questo tipo di regime fiscale è stato implementato dalla Francia, dalla Spagna, dal Belgio, dall’Olanda, dal Lussemburgo e dall’Ungheria. I metodi di applicazione non sono gli stessi. Come spiega Valenti, “i diversi patent box regime variano per la tipologia di incentivo fiscale garantito, che può essere l’esenzione, il reddito ad aliquota agevolata o la deduzione parziale dei redditi da proprietà intellettuale; per tipologia di IP agevolabile; a seconda di dove l’IP è stato generato e per tipologia di redditi da IP agevolati. Fuori dall’Europa, l’Australia e gli Stati Uniti stanno studiando la possibilità di implementare un regime di Patent Box”.

Nonostante la condivisione dell’idea che l’innovazione debba essere tutelata, non tutti in Europa sono d’accordo con il regime del Patent Box. In occasione dell’adozione della misura da parte del governo inglese, infatti, il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, ha manifestato la propria disapprovazione per uno strumento che, secondo lui, «è capace di alterare i meccanismi del mercato interno». Lo scorso marzo, inoltre, la Commissione europea ha chiesto chiarimenti al Ministero del Tesoro inglese nell’ambito di un’indagine informale volta a verificare se la normativa sulle agevolazioni fiscali in materia di proprietà industriale non possa essere considerata come un aiuto di Stato.

In Italia ancora questa misura non è stata adottata, ma in molti concordano che, rappresentando ancora il secondo Paese manifatturiero d’Europa, dopo la Germania, la tutela dell’innovazione è una risorsa fondamentale per tenere testa alla politica di costi a ribasso dei Paesi dell’Est, con i quali non possiamo competere. Il Patent Box, potenzialmente, consentirebbe di rendere più conveniente produrre in Italia prodotti coperti da brevetto, migliorando così la competitività del Paese.

Roberto Valenti illustra la situazione italiana, dove “fino ad oggi si è preferito agevolare gli investimenti in ricerca e sviluppo con i vari crediti di imposta per la ricerca, la Tecno-Tremonti del 2004 e il nuovo recente credito di imposta del Dl 145/2013. Gli incentivi fiscali di questo tipo sono sicuramente importanti, ma tendono a incoraggiare le attività di ricerca e sviluppo da parte delle imprese. Le aziende che ottengono risultati da questo tipo di attività non sono incentivate a mantenere i brevetti in Italia. Il Patent Box, invece, è un regime fiscale di favore che mira a incentivare le attività di sfruttamento dei brevetti. Il fine ultimo dei Paesi che implementano il Patent Box è quello di invertire la tendenza a localizzare la proprietà intellettuale in giurisdizioni estere. In questo caso verrebbero agevolate sia le attività di ricerca e sviluppo che lo sfruttamento degli intangibili generati”.

In Italia attualmente sono attivi incentivi per le start-up innovative e il credito di imposta per le attività di ricerca e sviluppo. I primi prevedono, come spiega Valenti “la detrazione del 19%, se soggetto fisico, o del 20%, se soggetto giuridico, delle somme versate nel capitale sociale di una start-up con i requisiti stabiliti dalla norma, per un massimo di 500 mila euro di 1 milione e 800 mila euro per tre anni. Questo beneficio viene aumentato al 25 o al 27%, rispettivamente se si tratta di un investimento in start-up a vocazione sociale o che sviluppano e commercializzano prodotti e servizi innovativi in ambito energetico”.

Questo tipo di incentivi non verrebbero cancellati dall’introduzione del Patent Box. Come spiega Valenti, “in numerosi Paesi europei sono concessi entrambi gli incentivi, come in Belgio, dove è stato adottato un credito di imposta per le attività di ricerca e sviluppo nel 2003. Alcuni Paesi europei, addirittura, incentivano anche i salari dei ricercatori garantendo aliquote ridotte o speciali deduzioni”.

In un periodo di crisi economica come quello che abbiamo attraversato in questi anni, l’industria italiana deve continuare a competere, non basandosi sulla riduzione dei costi, ma sullo sviluppo di prodotti innovativi. Come spiega Valenti, “con l’introduzione del Patent Box in Italia potrebbe essere limitato il trasferimento di beni e ricavi, migliorando la competitività italiana”.

L’implementazione del Patent Box in Italia potrebbe prevedere, secondo Valenti “un’aliquota fiscale ridotta sui redditi inerenti lo sfruttamento degli IP, royalties e vendita di prodotti brevettati, come già avviene nel Regno Unito o in Francia; un’esenzione di parte del reddito derivante dagli IP, in modo che solo una percentuale viene tassata all’aliquota ordinaria, come avviene in Belgio e in Lussemburgo; una deduzione dal reddito complessivo dei redditi da IP, una sorta di credito di imposta. Si potrebbe anche ipotizzare di includere solo IP generati da spese di ricerca e sviluppo svolte in Italia, in modo da realizzare una convergenza tra credito di imposta e Patent Box”.

L’impatto di un’operazione del genere si risentirebbe sul regime fiscale, con una perdita delle entrate allo Stato. Si tratterebbe, tuttavia, di una perdita di redditi del tutto eventuali, che sarebbe, almeno potenzialmente, compensata dal circolo virtuoso innescato da una misura di riduzione fiscale sui prodotti innovativi. Secondo Valenti, infatti, “l’effetto di questo circolo virtuoso può aumentare il Pil e anche le entrate fiscali stesse, al contrario dell’aumento dell’Iva che doveva aumentare le entrate relative a tale tributo e invece le ha fatte diminuire”.

Conoscere e studiare bene le esperienze degli altri Paesi può essere utile per non ripetere gli stessi errori, anche se ogni Paese ha la sua storia, le sue origini e le sue caratteristiche, e quindi quello che non ha funzionato in un Paese potrebbe potenzialmente funzionare nel nostro. Quello che è certo, guardando ai Paesi che hanno adottato il Patent Box, è che per arrivare a una misura del genere c’è bisogno di un governo forte che abbia un rapporto paritario con l’industria e forse il Governo Renzi, che punta molto sull’innovazione e sul dialogo con l’industria, potrebbe riuscire a implementarlo nel nostro Paese. Serve solo un po’ di coraggio per sostenere l’innovazione in modo concreto.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->