martedì, Luglio 27

Pasticcio di stabilità Colpi di scena a ripetizione e caos in Senato

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Il Senato vota in serata la fiducia sul maxiemendamento alla legge di stabilità dopo una giornata di Vietnam parlamentare. Slitta a lunedì l’esame della legge elettorale. Matteo Renzi canta vittoria dopo il Consiglio Ue, ma viene smentito dai fatti. Jobs act: il Governo si rifiuta di trattare e fa infuriare i Sindacati. Matteo Salvini presenta le Lega Sud e i grillini la campagna ‘#multarEquitalia’. Patto del Nazareno: Denis Verdini lascia Forza Italia? Raffaele Fitto smentisce e sfida Berlusconi: «Non mi candido con Forza Matteo alla presidenza della Regione Puglia».

Il caso ha voluto che il Consiglio europeo in programma ieri a Bruxelles si sia chiuso nella tarda serata. E così la giornata di oggi si è aperta, fin dallo scoccare della mezzanotte, con il solito irrefrenabile profluvio logorroico di Matteo Renzi. Siccome il Premier è costretto per sua natura a convincere l’opinione pubblica che l’inutile semestre di presidenza italiana del Consiglio Ue che si chiude il 13 gennaio sia stato il solito successo, ecco che ‘il nostro’ ha dichiarato che «questi sei mesi per noi sono stati un gran momento, una nuova stagione per l’Europa. Questa è l’eredità che lasciamo: crescita e non solo austerità». Libera interpretazione renziana del favoleggiante piano da 300 mld promesso dal Presidente della Commissione Jean Claude Juncker. Peccato che i conti veri su flessibilità e rigore in Europa il ‘mago di Rignano’ debba farli con la Cancelliera tedesca Angela Merkel che ha già posto il veto. Un «fiasco», quello renziano, secondo molti commentatori.

E infatti, fresco di ritorno nel Belpaese, Renzi si è ritrovato tra le mani la patata bollente della legge di stabilità approdata in Senato. Il maxiemendamento del Governo, compreso di voto di fiducia, inizialmente fissato per ieri, è stato posticipato ad oggi per misteriosi motivi tecnici (i dubbi di Bruxelles?). Ma la mattinata ha fatto registrare una girandola di colpi di scena. Prima, la notizia dello slittamento al pomeriggio del succitato maxiemendamento. Un segnale che qualcosa stava andando storto. Poi, pochi minuti dopo, la conferma che, su richiesta di Lega e M5S, la seduta di Palazzo Madama è stata sospesa e la palla è passata nuovamente alla Commissione Bilancio perché il testo era sprovvisto del ‘mandato al relatore’. Norme partorite dal Governo talmente confuse, e prive persino della necessaria bollinatura della Ragioneria dello Stato sulle coperture, da finire nuovamente sul tavolo di ‘Matteo’ in persona per una verifica finale. I grillini, intanto, minacciavano l’ostruzionismo e denunciavano anche la presenza in Parlamento di sciami di «lobbisti» intenti a spuntare «norme clientelari». Un pasticcio catastrofico da parte del Governo che fa fare la figura dello ‘scienziato’ persino a Maurizio Gasparri che ha gioco facile nel definire «vergognosa e indecorosa» la condotta dell’Esecutivo. Fretta sulla legge elettorale, «imperizia e incapacità», invece, sulla legge di stabilità. «Livelli di incompetenza come questi», chiude impietoso il senatore forzista, «non hanno precedenti nella storia repubblicana». Per Renato Brunetta si rischia «l’esercizio provvisorio» a causa delle «mance clientelari» elargite da Renzi & co. Come se non bastasse, ci si sono messi pure i Sindacati con la minaccia (attuata) di occupare le sedi delle decrepite Province a causa dei tagli previsti dalla legge. In questo clima, i Senatori sono stati richiamati al lavoro solo dopo le 18.30 per votare come sempre ad occhi chiusi.

Jobs act. A Palazzo Chigi si è tenuta una riunione tra il Governo e le parti sociali. Ma a sbattere la porta in faccia a Susanna Camusso e soci è stato il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti. I sindacati interpretano il ‘contratto a tutele crescenti’ proposto dal Governo come un ‘contratto a monetizzazione crescente’ che taglia diritti ai lavoratori. Poletti, invece, con inedita ruvidezza, ha ribadito il mantra renziano che «sul jobs act non ci sarà nessuna trattativa». Secondo il Ministro i tempi per mettere a punto la delega sul lavoro non supereranno i sei mesi. Da aggiungere che lo stesso Poletti, per nulla imbarazzato dalla famosa fotografia che lo ritraeva al centro del ‘mondo di mezzo’ di Mafia Capitale, si trova adesso coinvolto nella vicenda (rivelata ieri dal ‘Fatto Quotidiano’) di un appalto da 3 mln per il servizio di pulizie del suo Ministero assegnato appena 5 mesi fa indovinate a chi? Direttamente alla cooperativa 29 giugno di Salvatore Buzzi.

La successione di Giorgio Napolitano al Quirinale. Ieri il Presidente ha ammesso che la conclusione del suo mandato «è imminente». La data dell’addio dovrebbe essere compresa tra il 14 e il 30 gennaio (al termine del semestre di presidenza italiana dell’Ue). Il dibattito sul successore monopolizza l’attenzione. Il Premier rassicura: il nuovo Presidente della Repubblica «spero sia eletto con il più alto consenso possibile. Da parte del Pd faremo di tutto perché sia così».

Il M5S ha annunciato che lunedì prossimo, 22 dicembre, prenderà il via da Cagliari la campagna ‘#MultarEquitalia!’ per protestare contro le cosiddette ‘notifiche pazze’ che l’Agenzia di riscossione delle tasse ha spedito a migliaia di utenti inconsapevoli, terrorizzandoli. L’appuntamento sarà sotto la sede cagliaritana di Equitalia in via Asproni, presenti i deputati grillini ‘indigeni’ e i volti noti del direttorio Alessandro Di Battista, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia.

Il leader leghista Matteo Salvini ha presentato nella Sala del Mappamondo di Montecitorio il simbolo con cui la Lega Nord si trasformerà in Lega Sud per presentarsi alle elezioni anche nel Mezzogiorno. Campo bianco con un ovale blu e la scritta in giallo e bianco ‘Noi con Salvini’. Questo il logo uscito dalla mente fumantina dei ghost writers del ‘Salvini desnudo’. «Diciamo no ai riciclati, vogliamo energie fresche», ha detto ‘l’altro Matteo’, terrorizzato dal famigerato ‘Carrozzone clientelare sudista già pronto ad agganciarsi al Carroccio del vincitore lanciato nei sondaggi. Il fascino del lumbard riesce nel miracolo di conquistare subito Adriana Poli Bortone di FdI («proposta sulle macroregioni interessante»), esponente storica della Destra meridionale.

Clamoroso in Forza Italia. Oltre al ‘caso Fitto’, a causa dello scricchiolare del patto del Nazareno, Denis Verdini sarebbe pronto a lasciare il partito berlusconiano per passare con il ‘nemico’ (si fa per dire) renziano. Uno spiffero di corridoio e niente di più, almeno per ora, che però ‘Il Mattinale’, la nota politica del partito curata dal già citato Renato Brunetta, si è sentito il dovere di smentire con un tweet sibillino: «A sentire chi con Berlusconi parla spesso, si descrive un Verdini che si muove ormai per conto suo, pronto ad andarsene un minuto prima del disastro, accusando dello stesso tutti gli altri, magari alleandosi con il nemico. Ma Il Mattinale non ci crede…». Non sarà che sono proprio i brunettiani, da sempre contrari al patto del Nazareno, ad auspicare l’uscita dal partito dell’ex macellaio conterraneo di Matteo Renzi?

 

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