martedì, Aprile 20

Passaggio in luce da Di Lascia a Pannella La vita, la politica e tutto quanto. Il racconto di un ‘vuoto’ dove passa ogni cosa

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«La politica è anche il nostro vivere» scriveva Maria Teresa Di Lascia, che di politica e narrazione viveva. E che dopo aver lasciato vita, politica e narrazione ha proseguito a parlare più forte di prima attraverso il romanzo ‘Passaggio in ombra’ che vinse il Premio Strega del 1995, dieci mesi dopo che lei se ne era andata velocemente da qualche altra parte pur avendo provato da tignosa quarantenne, come sua caratteristica, a non mollare. Ed in effetti non ha mollato, visto che ha continuato e continua a parlare in tanti modi, anche attraverso ‘Nessuno tocchi Caino’ l’associazione per il superamento ‘universale’ della pena di morte di cui fu tra gli ideatori ed il suo essere ‘membra’ (letteralmente, e non per desinenza femminile), dirigente e fuggevolmente parlamentare radicale. Di quel Partito Radicale che le aveva cambiato la vita dopo averlo incontrato giunta a Napoli dalla sua Puglia, la foggiana Rocchetta Sant’Antonio dov’era nata ‘figlia della levatrice’ della minuscola cittadina che tanto l’aveva innervata e cui, tra amore ed odio, tenacemente tornava con la memoria.

Ora ritorna a parlare in maniera ‘aggiornata’, e totalmente contemporanea, con ‘Un vuoto dove passa ogni cosa’, raccolta di propri interventi, articoli, lettere, racconti, curata da Antonella Soldo per le ‘edizioni dell’asino’, ‘creatura’ di Giulio Marcon e di quel Goffredo Fofi, che pure a suo tempo contribuì decisivamente alla sua scoperta come scrittrice. Questa composita raccolta di vuotopieno va oltre il ‘pensiero militante’, anche se per lei dirsi ed essere tale non era inteso come riduzione ma come felice condizione per espandere la quotidiana umanità, attenendo all’etica e rispondendo alle ragioni profonde e reali dell’esistenza e dei suoi imprevedibili, nuovi ed antichi intrecci. Significativamente l’autrice di questa raccoltaregalo che ci viene ora offerta è originaria della stessa zona, affascinata sin da ragazza da quella storia e quella scrittura, e pure lei ‘ammaliata’ dalla passione politica radicale. Queste parole che ci vengono nuovamente o ineditamente rese vent’anni e più dopo la loro elaborazione sono l’occasione di ragionare su contraddizioni e possibilità ancora aperte, nell’azione politica come nelle scelte quotidiane. Che poi avevano, hanno, per la Di Lascia la stessa trama profonda, nel segno di una radicalità tanto esigente quanto libera. Perché un ideale che non sapesse farsi carne ed azione, cambiamento reale del singolo e trasformazione collettiva non le interessava se non avesse anche significato amare nella propria vita quella degli altri. Per questo, forse soprattutto per questo, i testi politici, letterari, personali ora ‘ritrovati’ e offerti ne mostrano la completa e complessa personalità in cui impegno politico e quotidiano strettamente si intrecciano.

«Non si conosce che ciò che si ama, e di questo noi siamo responsabili» scriveva in ‘Passaggio in ombra’, che poi affidò alla lettura accompagnandolo, già quasi sulla personale soglia, con un accorato, fiducioso ed allo stesso tempo impudìco «Ho scritto questo romanzo per essere amata da chi mi leggerà». Dolorosa impudicizia di chi del pudore dei sentimenti aveva invece fatto tesoro, ricoprendone anche gran parte della scrittura precedente e successiva che non aveva voluto, ritenendola imperfetta, pubblicamente offrire. Quel libro era quasi un’autobiografia al tempo stesso solitaria e corale, intrecciando le storie di una comunità e i destini dei suoi componenti visti attraverso lo sguardo della protagonista. Questo ‘Un vuoto dove passa ogni cosa’ ne è quasi una necessaria integrazione, tanto più utile se riesce a far scoprire, o riprendere, quello ed altro. Nel segno di un bisogno d’amore, da dare e ricevere, innervato in una vita vera, la sua, letteralmente drammatica come tutte quelle che vale la pena vivere sul serio. Nel senso di ‘drâma’, cioè incontro e scontro di intensità emotive, con la forza, la potenza e la passione che ogni incontro presuppone. Le sue inquietudini e le sue sconfitte sono state ribaltate per converso nelle sue vittorie contro le avversità contingenti. Così queste parole che ritornano, assieme a quelle già a suo tempo pubblicate ripercorrono e rilanciano quell’inesausto bisogno di affetto, illuminando in maniera sorprendente la quotidianità dell’oggi, di un oggi di venti anni e più dopo.

Un percorso straordinariamente condotto attraversola vita, la politica e tutto quanto’, adattando congruamente alla sua avventura umana al di fuori dell’ordinario il concetto di ‘La vita, l’universo e tutto quanto’, ‘Life, the Universe and Everything’, epocale romanzo di Douglas Adams del ciclo ‘Guida galattica per gli autostoppisti’. Parlando di politica e vita Maria Teresa Di Lascia aggiungeva infatti un significativo «così come la facciamo noi» riferendosi a quella comunità di azione, affetti ed altro che era, strutturalmente, irrinunciabilmente, per lei l’ambito radicale. E’ quindi occasione anche per ‘comprendere’, in tutti i sensi e qualunque cosa sia e succeda, Marco Pannella che pure di vita, politica e narrazione si è sempre alimentato ed ha alimentato. E ancora si alimenta e continuerà comunque ad alimentare, ‘inventore’ di una modalità sconvolgente della politica che dovrebbe essere stata, ed essere, normalità. La semplice normalità difficile a farsi.

 

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