venerdì, Aprile 16

Pasqua, pagana

0

Numerosi popoli antichi celebravano l’equinozio e il risveglio della natura in primavera. Quando il Cristianesimo soppresse ogni altra religione mediterranea, molte caratteristiche delle festività primaverili furono adottate dalla Pasqua cristiana e sopravvivono ancora oggi nell’ignoranza dei fedeli che, credendo di onorare delle usanze cristiane, mantengono invece viva l’eredità di antiche celebrazioni politeiste.

Il termine Pasqua deriva dal latino pascha e dall’ebraico pesah che significano “passaggio” e “liberazione”, infatti tale festività per gli ebrei consiste nella celebrazione della liberazione del loro popolo dalla schiavitù in Egitto. Ben più interessante è il termine inglese Easter e il tedesco Ostern che derivano dal nome di Eostre, l’antica dea pagana nordica che ha dato vita a molte tradizioni pasquali attuali.

Eostre, il cui nome deriva da aus o aes e significa Est, viene citata per la prima volta nel ‘De Temporum Ratione’ del Venerabile Bede (679-735 d.C.) in qualità di dea lunare della primavera e della fertilità dei campi. La dea viene chiamata in vari modi a seconda della regione in cui è venerata, infatti è conosciuta anche con i nomi Ostare, Ostara, Ostern, Eostra, Eostre, Eostur, Eastra, Eastur, Austron e Ausos; a Babilonia la dea è adorata come Ishtar, in Fenicia come Astarte, in Egitto come la ben più nota Iside e in Grecia come la celeberrima Afrodite. Secondo una leggenda, la dea della luna Eostre sposò il dio solare che morì qualche giorno prima dell’equinozio di primavera. Prima di lasciare la sua amata, il dio la fecondò per poi rinascere in qualità di figlio e sposo della dea.

La lepre, come il coniglio, era sacra alla dea Eostre a causa del suo rapido ciclo riproduttivo e, secondo una leggenda, deponeva l’uovo della nuova vita per annunciare il risveglio della natura dal freddo invernale. Il culto dell’animale è sopravvissuto al tramonto delle religioni pagane nella tradizione del Coniglio Pasquale che, secondo un’usanza diffusa nel nord Europa, la mattina di Pasqua nasconderebbe nei giardini delle uova variopinte che poi i bambini si divertirebbero a cercare, ignari del fatto che dietro a tutto ciò si nascondono i loro genitori. Nell’antichità il culto della lepre era diffuso in molte parti del mondo: in Britannia essa era associata agli dei della caccia e della luna, i Celti ritenevano che fosse un animale divinatorio, i norvegesi raffiguravano le divinità lunari seguite in processione da lepri che portavano delle lanterne e, secondo alcune credenze europee, cinesi, africane e indiane, sulla superficie lunare sarebbe raffigurata una lepre.

L’uovo, simbolo della Pasqua per eccellenza, non viene menzionato nella Bibbia ed è presente in numerosi culti indoeuropei come simbolo di fertilità. Gli adoratori di Eostre, i Greci, i Persiani e persino i Cinesi si scambiavano delle uova in occasione delle festività primaverili, ma i primi a praticare tale usanza furono gli Egiziani, che erano soliti decorare le uova prima di donarle o appenderle nei templi durante il Sham el Nessim, la più antica festa della primavera al mondo. Le uova simboleggiano anche la mitica Fenicie, l’uccello che, dopo aver costruito un nido ed essersi lasciato incenerire dai raggi del sole, rinasceva dalle proprie stesse ceneri; la leggendaria creatura è simbolo del Cosmo, della Vita, della natura che si rigenera all’infinito ogni anno.  In molte parti d’Europa le uova hanno conservato il loro originario significato pagano in modo marcato: in Russia e Ucraina l’uovo è considerato un talismano di fertilità e vita e cibarsi di tale alimento consentirebbe di celebrare il ritorno della bella stagione; in molte usanze popolari austriache invece l’uovo ha una funzione apotropaica e, dopo essere stato deposto il giovedì santo, viene benedetto e sotterrato.

Con l’ascesa del Cristianesimo le uova simboleggiarono non più la rinascita della natura ma la resurrezione: così come il pulcino nasce dall’uovo Cristo è risorto uscendo dal sepolcro; le uova colorate di rosso sono il simbolo del suo sangue. Le uova sono state introdotte nel Cristianesimo non per ragioni di tipo dottrinale, ma in seguito al naturale adattamento di tradizioni millenarie alla religione di Cristo. Esse hanno cominciato ad essere associate alla Pasqua cristiana nel Medioevo quando, al termine del digiuno della Quaresima, la Chiesa le distribuiva ai fedeli dopo aver benedetto i bambini. Il primo a donare delle uova di Pasqua fu Edoardo I d’Inghilterra: si trattava di 450 uova decorate rivestite d’oro e decorate. Come regalo di Pasqua per la zarina Maria, nel 1885, lo zar Alessandro III commissionò al maestro orafo Peter Carl Fabergé un uovo di platino smaltato contenente un piccolo ovetto d’oro che, schiudendosi, dava alla luce un pulcino d’oro e una miniatura della corona imperiale. Da allora gli zar commissionarono a Fabergé un uovo ogni anno, inaugurando la tradizione delle uova di Pasqua, che i comuni cittadini europei sono soliti acquistare in ben più economico cioccolato.

La colomba nell’antichità era contrapposta all’aquila e al corvo in qualità di simbolo della mitezza e dell’amore. L’animale ha un carattere tutt’altro che pacifico, ma la medicina antica lo riteneva tale in quanto si credeva che non avesse la bile. In seguito venne associata all’amore carnale e divenne l’animale sacro ad Astarte e Afrodite, dee dell’amore rispettivamente presso i Fenici e i Greci; solamente in un periodo più tardo divenne uno dei simboli principali della cristianità. Nonostante quanto si possa pensare la colomba, il dolce pasquale più diffuso in Italia dopo le uova di cioccolato, non è un piatto tradizionale ma è stata inventata per ragioni di mercato negli anni ’30 del Novecento: Dino Villani, direttore del reparto pubblicitario della Motta, ideò la pietanza semplicemente per non lasciare inutilizzati i macchinari necessari per produrre i panettoni.

Ciò che sorprende maggiormente è l’incredibile quantità di miti antecedenti alla nascita di Cristo circa resurrezioni di dei ed eroi; tra le rinascite più conosciute citiamo quelle di Asclepio, Mitra, Orfeo, Krishna, i già citati Osiride e Ishtar, Dumuzi, Zalmoxis e Inanna. Uno dei miti più importanti è quello frigio di Attis e Cibele. Attis, un affascinante giovane amato da Cibele, che lo aveva generato dal suo sangue, voleva sposare una semplice mortale rinunciando all’amore della dea. Cibele lo punì facendolo impazzire, così Attis morì dissanguato dopo essersi evirato; dal suo sangue fiorirono viole e mammole e fu trasformato da divinità benevoli in un pino sempreverde. Un’altra storia di resurrezione riguarda Adone, celebrato in Grecia durante le Adonie, delle festività che si svolgevano dopo l’equinozio di primavera. Il culto di Adone, un bellissimo giovane amato da Afrodite che venne ucciso da un cinghiale, deriva da quello del dio assiro-babilonese Tammuz, il quale veniva invocato dai fedeli con il nome Adon, che significa signore. Tammuz trascorreva sei mesi negli inferi, corrispondenti all’autunno e all’inverno, e sei mesi sulla terra in primavera e estate. Durante la bella stagione si ricongiungeva a Ishtar, una divinità femminile equivalente ad Eostre. Il mito ricorda la vicenda di Persefone che, dopo essere stata rapita e sposata da Ade, trascorre ogni anno sei mesi negli Inferi col marito e sei mesi sulla terra con la madre Demetra.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->