giovedì, Settembre 23

Pasqua magra, italiani a casa

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Quella dietro l’angolo sarà una Pasqua molto magra per le famiglie italiane. A sostenerlo uno studio di Federalberghi sul comportamento degli italiani nelle vacanze di Pasqua 2015. Secondo l’associazione degli albergatori la grande maggioranza, oltre l’85% degli italiani, passerà le vacanze pasquali a casa. E tra coloro pronti a partire, circa il 9%, le mete principali saranno le abitazioni di amici o parenti. Il Presidente di Faderalberghi commenta così i dati previsionale sulla vacanze di Pasqua: «Addirittura l’85,1% di italiani, pari a circa 51 milioni di persone, non si muoveranno di casa per il periodo pasquale, evidenziando tra i motivi della non-vacanza fondamentalmente quelli economici (49,4% dei casi), seguiti dai motivi famigliari (21,9%) e da motivi di salute (17,1%). Quanto poi alla struttura ricettiva prescelta, quei 9 milioni di connazionali che potranno permettersi un breve periodo di vacanze, per quasi il 50% opteranno tra la casa di parenti o amici e la casa di proprietà, rendendo ancor più esiguo il reale movimento turistico in grado di generare giro d’affari ed animare l’economia».
Da domani, venerdì santo, fino a Pasquetta si metteranno in viaggio 9,05 milioni di italiani. Per loro le mete preferite saranno il mare per 30,5%, le località d’arte maggiori e minori per il 26,2%, la montagna per il 24,3%, i laghi per il 4,5% e infine le località termali e del benessere per il 2,5%. Per coloro che usciranno dai confini italiani invece, la meta principale sarà una delle capitali europee seguita dalle località marine e di crociera.
A conferma delle previsioni Federalberghi oggi sono arrivati i dati del conto economico trimestrale dell’Istat. Alle porte delle ferie pasquali, in una giornata sostanzialmente fiacca dal punto di vista economico e finanziario l’istituto statistico italiano fornisce la sua fotografia dell’Italia, perfettamente in linea con quanto emerso dallo studio di Federalberghi. In sostanza, il 2014 si è chiuso con un rapporto deficit/Pil pari al 3%; una crescita delle entrate nelle casse pubbliche dello 0,6%; una pressione fiscale al 43,5% e una diminuzione dei profitti delle imprese, mai così bassi dal 1995.

In controtendenza con il dato sulla fiducia delle imprese, al top dal 2008, i dati di oggi sembrano confermare il 2014 come annus horribilis per le imprese italiane, in particolare per quanto riguarda le società non finanziarie. Queste infatti, hanno visto scendere la loro quota di profitto dello 0,8% rispetto al 2013, attestandosi al 40,6%. Secondo quanto riportato nella nota dell’Istat – «il profilo infrannuale mostra una marcata tendenza alla diminuzione: nel quarto trimestre del 2014 tale quota è stata pari al 39,8%, risultando inferiore di 0,8 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 1,5 punti rispetto al corrispondente trimestre del 2013». In calo per le imprese non finanziarie anche il tasso di investimento, sceso al 19,8% segnando una riduzione di 0,5 punti percentuali. Di due giorni fa anche il dato sulla disoccupazione che indica una battuta d’arresto nella ripresa del mercato del lavoro. Secondo i dati Istat nel mese di febbraio si è registrato sia un calo del numero di occupati rispetto al mese precedente, sia un aumento del tasso di disoccupazione. Quest’ultimo, in particolare, è risalito di 0,1 punti percentuali su gennaio e di 0,2 punti sul febbraio 2014, raggiungendo il 12,7%.

Non va molto meglio alle famiglie italiane. La crisi economica ha fortemente intaccato la capacità di risparmio delle famiglie, i tesoretti degli italiani custoditi per i momenti di difficoltà sono stati utilizzati per tirare avanti negli ultimi anni. I dati Istat confermano che, anche nel 2014, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari all’8,6%, in diminuzione dello 0,3% rispetto all’anno precedente. Nell’ultimo trimestre del 2014, in particolare, la propensione al risparmio delle famiglie ha registrato un calo di 0,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Unico dato apparentemente positivo è quello legato al reddito familiare. Secondo l’Istat infatti, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,2% nel corso del 2014, ma tenuto conto dell’andamento dell’inflazione, precisa l’Istat, «il potere di acquisto delle famiglie consumatrici nel 2014 è rimasto invariato».

La situazione critica delle famiglie italiane non è certamente migliorata dalla pressione fiscale, anch’essa secondo l’Istat, in aumento. Il conto economico delle Amministrazioni pubbliche messo a punto dell’istituto di statistica indica l’entità delle uscite, ovvero delle spese delle casse statali e delle entrate, in gran parte provenienti dalla tassazione. Sul finire del 2014 le uscite dello Stato sono aumentate in termini tendenziali, del 2,6% così come le uscite correnti, ovvero quelle riferite al finanziamento dei servizi pubblici, sono aumentate del 2,3% e quelle in conto capitale, dette anche di investimento del 6,6%. In aumento anche le entrate totali: alle fine del 2014 le casse dello Stato hanno visto entrate in aumento dello 0,8% in termini tendenziali con una pressione fiscale pari al 50,3% in aumento dello 0,1% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Da segnalare anche il maggior risparmio dello Stato in termine di spesa per interessi. Partito ufficialmente il 9 di marzo, il Qe era già dato per certo alla fine del 2014 ed ha permesso di registrare un miglioramento della spesa per interessi passivi risultata in calo del 4,6% rispetto allo stesso trimestre del 2013, a circa 20,7 miliardi di euro anziché 19,7 miliardi.

Sul fronte finanziario, oggi è stata una giornata particolarmente fiacca, essendo vigilia di ben quattro giorni di chiusura di Piazza Affari. Questa mattina le borse europee hanno aperto contrastate, con gli occhi ancora puntati sulla trattativa tra Tsipras e Bruxelles. Il Governo a guida Syriza ha presentato un elenco di riforme aggiornato, ma nemmeno le nuove misure hanno convinto a fondo i vertici europei. Intanto il 9 aprile, giorno di scadenza per il rimborso di 450 milioni al Fondo monetario internazionale, si avvicina e la risorse di Atene sembrano scarseggiare. Nel corso della seduta, con l’apertura di Wall Street, i mercati europei hanno recuperato leggermente terreno, restando comunque molto cauti.
Domani è atteso un rapporto importante per gli Stati Uniti, il job report che però sarà pubblicato quando la maggior parte dei mercati sarà chiusa per le festività di Pasqua. Dovremo quindi aspettare martedì per capire il suo impatto sulle borse mondiali. Il job report contiene indicazioni importanti per prevedere le prossime scelte della Fed in termini di rialzo dei tassi. Anche il numero uno della banca americana Janet Yellen, sembra aspettare i dati del Job report. Nel suo discorso di oggi, infatti, non ha parlato di tassi di interesse, né di mosse future della Fed, ma piuttosto di mobilità sociale. Spiazzando tutti, Yellen si è detta molto preoccupata per le disparità di reddito persistenti negli Stati Uniti: «le differenze tra ricchi e poveri sono ora una preoccupazione notevole per le persone su scala globale». «Nelle economie avanzate che ancora sentono gli effetti della Grande Recessione, le persone sono preoccupate che i loro figli crescano e abbiano condizioni finanziarie peggiori di quelle dei loro genitori», ha spiegato il Governatore.

Restando sul fronte internazionale da segnalare i guai in vista per il colosso mondiale Google. Secondo il ‘Wall Street Journal‘, l’Antitrust europeo sta preparando un’azione legale contro il motore di ricerca. Secondo le fonti giornalistiche la Commissione europea avrebbe chiesto alle aziende che hanno denunciato Google il permesso di pubblicare alcune informazioni depositate inizialmente in via confidenziale. La decisione di agire contro Google seguirebbe la strada intrapresa dell’Unione Europea che, nel 2012, ha multato Microsoft per 1,7 miliardi di euro. L’accusa è di abuso di posizione dominante e l’eventuale multa potrebbe essere del 10% sui ricavi annui, ovvero circa 6 miliardi di dollari.

 

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