sabato, novembre 17

Partito Democratico, sempre più circo Barnum Tra gaffes, insulti, scenette da 'Scherzi a Parte'

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Gioca facile il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Si presenta alla ‘Scuola di Formazione politica della Lega’, accetta di tenere una ‘lezione-intervista’, e per guadagnarsi applausi e simpatie della platea, esordisce: «Io sono populista». Non e’ personaggio particolarmente loquace il presidente Conte. Nessun paragone con Matteo Salvini o con Luigi Di Maio; pero’, come dire?, quando parla, ‘colpisce’; come quando, in occasione della recente assemblea delle Nazioni Unite a New York, ‘interpreta’ l’articolo 1 della Costituzione italiana: «Quando qualcuno ci accusa di sovranismo e populismo, amo sempre ricordare che sovranità e popolo sono richiamati dall’articolo 1 della Costituzione italiana. Ed e’ esattamente in quella previsione che interpreto il concetto di sovranita’ e l’esercizio della stessa da parte del popolo».

Del resto, come canta l’Ericlea del ‘Ritorno di Ulisse’ di Germano Monteverdi, «…Una sol volta detto / celarlo non potrò/ Ericlea che farai? / Tacerai tu? / insomma un bel tacer mai scritto fu…».

Sono tanti, i «bel tacer mai scritto fu…». Se ne potrebbe ricavare una periodica, gustosa e insieme deprimente rubrichetta.

Si spazia da un valzer di cifre per quello che riguarda il Documento di Economia e Finanza («Dieci miliardi per il reddito di cittadinanza», Di Maio; «Sono otto»,Salvini; «Seicento milioni per la flat tax»Giovanni Tria; «Sono 1,7 miliardi»);

Laura Castelli, sottosegretario all’Economia dice che «Non si può andare avanti a chiedere unicamente alle banche di sostenere il paese: il cittadino si deve ritenere parte del progetto e dobbiamo chiedergli di crederci. Questa è la nostra visione. Lo stesso vale per i fondi di investimento». Anche il ministro dell’Interno Salvini dice qualcosa di simile; chiede agli italiani «di dare una mano», di nutrire fiducia e acquistare titoli di Stato. Si gioca facile, a ricordare che verba docent, exempla trahunt.  Anche perché poi si viene a sapere che il ministro Paolo Savona parte dei suoi risparmi li ha depositati in Svizzera. Nulla da eccepire, per carità. Ognuno dispone del suo denaro come meglio crede; ed è frutto di attività più che lecite, regolarmente dichiarato, ecc. Pero’, parafrasando Salvini, si può chiedere anche al ministro Savona di dimostrare concretamente che crede nella politica del governo di cui fa parte, e che dia anche lui ‘una mano’, investendo nei titoli cui si viene invitati ad avere fiducia?

Segnamone qualcun altro di questi «un bel tacer mai scritto fu». La leader di ‘Fratelli d’Italia’ Giorgia Meloni: si fa immortalare su Facebook in mezzo a un meleto, con l’autarchica esortazione: «Una mela italiana al giorno toglie il frutto straniero di torno».

Ancora Salvini: c’è l’accanimento nei confronti del sindaco di Riace, condannato prima ancora che la magistratura si pronunci («Chi sbaglia paga»);  segue il rancoroso accanimento nei confronti di uno dei pochi riusciti esperimenti di convivenza tra diverse etnie; c’e’ il battibecco con lo scrittore Roberto Saviano: l’infantile augurio che non si faccia immortalare in costume da bagno assieme al presidente della Repubblica francese Emanuel Macron; e viene proprio da un Salvini immortalato tutta l’estate in costume, in praticamente tutte le spiagge d’Italia; ci sono gli insulti a Ilaria, la sorella di Stefano Cucchi; c’e’ l’emendamento inserito nel cosiddetto decreto sicurezza dispone il coprifuoco per i negozi etnici che, soprattutto nella grandi città d’Italia, tengono aperto fino a notte fonda. Razzismo alimentare? Salvini scuote la testa: «Non è un’iniziativa contro i negozi stranieri, ma per limitare abusi di certi negozi che diventano ricettacolo di gente che fa casino. I negozietti etnici diventano ritrovo di spacciatori e di gente che fa casino». La deputata leghista Silvana Comaroli propone di eliminare le insegne multietniche dei negozi arabi e cinesi e di far sostenere il test di italiano a chiunque voglia aprire un esercizio commerciale nel nostro Paese; una proposta che non vuole essere «discriminatoria…punta a favorire un più rapido inserimento… permettendo di operare sul mercato con maggiore professionalità e garantire maggiormente i consumatori che possono ricevere così tutte le necessarie informazioni sui beni e sui servizi acquistati».

Per tutelare l’unita’ familiare Di Maio propone che siano chiusi la Domenica e le feste comandate i centri commerciali e i grandi esercizi, con l’eccezione delle località turistiche; trovare in Italia una qualche località che non si possa fregiare della ‘qualità’ d’essere turistica e’ come cercare un ago in un pagliaio, ma questo e’ trascurabile dettaglio.

Tutti ricordano poi l’impagabile ministro Danilo Toninelli; dopo la sua proposta di ponte per svago e ritrovo in luogo del crollato ponte Morandi a Genova, ci delizia con la storia della inesistente galleria del Brennero, che avrebbe studiato in un dossier posto alla sua attenzione. A sua giustificazione ha postato un messaggio su Facebook anticipando che in altri ‘lapsus’ incorrerà ancora; questo perché «lavora 16-18 ore al giorno e la moglie, ci fa sapere, e’ preoccupata». Nel nostro piccolo, un po’ di preoccupazione si confessa di averla anche noi…

In questo stucchevole, avvilente scenario, l’opposizione dovrebbe aver agio e grandi opportunità. Invece sembra saper prendere meno pesci ancora della maggioranza.

Per la segreteria del Partito Democratico, tanti, ormai, i candidati. Con tutto il dovuto rispetto per la favola dei fratelli Jacob Wilheilm Grimm, siamo ai sette nani.

C’e’ un candidato esplicito, Nicola Zingaretti, sostenuto da buona parte dell’apparato (o di quello che ne resta); in campo sono poi scesi Francesco Boccia, uomo del Presidente della regione Puglia Michele EmilianoMatteo Richetti, di area renziana, ma che al momento non pare proprio goda della fiducia di quello che e’ resta del ‘magico giglio’ toscano; e Dario Carollo, un outsider che si candida a nome di non meglio precisati “gggiovani”. Matteo Renzi, che a ogni pie’ sospinto assicura di voler lavorare per l’unita’ del partito, continua alacremente a operare per il suo esatto contrario, e organizza Leopolde e sforna possibili candidati (prima Graziano Delrio, poi Marco Minniti); un ‘fare’, quello di Renzi, in perfetta assonanza con il suo carattere: divisive. Maurizio Martina, segretario pro-tempore, qualche pensierino lo coltiva, e così altri. Per lo più sanno di non avere grandi chanches, ma e’ un modo per mettersi in evidenza e segnalare una ‘presenza’ al momento dell’incasso.

Ecco: questa e’ la logica che si ‘respira’ nel PD. Pazienza se non c’e’ ombra di proposta politica, uno straccio di indicazione concreta sulle politiche alternative che si vogliono porre in essere, con quali alleanze e prospettive. A febbraio ci saranno le primarie; quanto all’evocato e promesso congresso, non si sa ancora bene. Tutti promettono e annunciano qualcosa da paese dei balocchi. Renzi la resistenza civile; Carlo Calenda il fronte repubblicano; Zingaretti  rinnovamento, ma rispettoso della tradizione; una discontinuità e al tempo stesso un gioco di alleanze, ma dal basso, con tutti quelli che hanno lasciato il partito… Insomma, un circo Barnum, da cui e’ anche difficile orientarsi,

Nei prossimi mesi il PD sarà impegnato a preparare le primarie. Siamo sicuri che questo sia l’impegno che il paese chiede a una forza di opposizione? A fronte di una manovra economica sgangherata e che vede tutti gli organismi finanziari ed economici internazionali diffidenti e perplessi, che cosa propone concretamente il PD?  Per non parlare della giustizia al collasso, di cui la rivolta nel carcere di Sanremo e’ solo un epifenomeno.

Mestamente si chiude con questo interrogativi.

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