sabato, Settembre 25

Partiti e rappresentanza al centro field_506ffb1d3dbe2

0

elezioni-seggio-elettorale-07-2

L’hanno votato, ingoiando il rospo, eppure l’hanno votato per raggiungere un primo risultato politico, per dare un segnale, per percorrere un primo passo in quello che ormai considerato l’ineludibile processo di riforma della legge elettorale. Se Alfredo Bazoli del Pd (Commissione Giustizia) appare nel confronto con l’associazionismo cattolico il più convinto del gesto, maggiori perplessità arrivano dai deputati Franco Monaco (Pd) membro della Commissioni Affari Esteri e Comunitari e da Renato Balduzzi di Scelta Civica per l’Italia, ex ministro della Salute nel Governo Monti e Presidente della Commissione Parlamentare per le questioni regionali che sottolinea: «il problema è di rappresentanza politica».  

Ma il mondo cattolico è critico e nel confronto presenta proposte e correttivi guardando alla discussione sul testo licenziato ieri da Montecitorio al Senato in vista di un miglioramento della normativa. Alcune rappresentanze dell’universo cattolico si sono riunite ieri in un incontro al Palazzo dei Gruppi Parlamentari di Montecitorio rispondendo alla chiamata di Ernesto Preziosi, onorevole ed esponente dell’Associazione di Amicizia Politica Argomenti 2000. La discussione ha riguardato molte questioni aperte, diverse le vedute in campo, sintomo che la strada da intraprendere non è la sola. Nell’analisi di Argomenti 2000, in controtendenza rispetto all’antipolitica dilagante, riacquistano dignità i partiti, quelli vecchio stile e non caratterizzati da una leadership che ne depaupera la democraticità interna.

«La politica deve essere individuata come ricerca del bene comune attraverso i partiti – ha commentato Antonmichele de Tura per Argomenti 2000 – che la costituzione tratteggia come vere e proprie “cinghie di trasmissione attraverso le quali le istanze e le aspirazioni della società civile vengono trasformate in proposte concrete».  Si mette in evidenza il ruolo che i partiti hanno rappresentato «come scuole di democrazia», come luoghi di «partecipazione democratica», mentre la forte tendenza alla leadership che si individua nei partiti di oggi costituisce un pericolo per la rappresentanza politica.

«Questa polverizzazione della leadership sul medio-lungo periodo –  ha sottolineato ancora l’esponente di  Argomenti 2000 – renderebbe inutile lo stesso Parlamento in quanto l’ideale perseguito è quello dell’abolizione della rappresentanza».

Un sentire che si mostra in sintonia con quanto affermato dall’esponente delle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani, Vincenzo Menna. «Il legislatore – ha commentato Menna – mentre è molto minuzioso nel regolamentare il settore del volontariato e molto distratto e disattento nel dare attuazione concreta all’articolo 49 della Costituzione sul ruolo dei partiti».

Ma il dibattito si accende e si articola quando si tocca il tema del “superamento del bicameralismo perfetto”. Parlare di semplice abolizione della camera alta, del Senato, appare, anche al mondo dell’associazioni cattolico, come una cosa da non mettere in atto. Nel moderare è Giovanni Grasso di ‘Avvenire‘ a lanciare provocazioni. «Cosa succederebbe –  ha detto Grasso – se Grillo con un premio di maggioranza avesse in mano la unica camera e votasse leggi come la reintroduzione della pena di morte?». Dichiarazioni che potrebbero essere tacciate di “fantapolitica” ma che messe alla prova dei fatti potrebbero delineare scenari non dissimili. Più che abolire, bisogna allora, riformare il Senato. E qui le proposte abbondano. Per Giancandido De Martin, emerito delle Istituzioni di diritto pubblico e presidente del Consiglio Scientifico dell’IstitutoVittorio Bachelet” non può essere un Senato delle Regioni, ma un Senato delle Autonomie non nominato ma costituito attraverso l’elezione diretta.

Sul tema preoccupazioni vengono espresse anche da Argomenti 2000 per la quale al Senato odierno bisognerebbe opporre una Conferenza Stato-Regioni rivisitata attraverso un ampliamento delle sue competenze e una sua esplicita previsione a livello costituzionale.

«Il Parlamento – ha osservato de Tura – ha progressivamente accresciuto le funzioni di questo organo affidandogli non più solo competenze di natura consultiva, ma l’espressione di intese tra amministrazioni statali e regionali, di verifica congiunta delle attività delle Regioni, rendendolo organo di indirizzo dell’attività amministrativa regionale». Si pone in evidenza al riguarda anche la posizione della Consulta. «Anche la Corte Costituzionale – ha proseguito  l’esponente  – ha evidenziato il ruolo assunto dalla Conferenza rendendo esplicito l’obbligo per il Governo di motivare adeguatamente le ragioni di interesse nazionale che lo hanno determinato a decidere unilateralmente ogniqualvolta intenda provvedere, nonostante il mancato raggiungimento dell’intesa con le regioni». Per il mondo cattolico il voto di ieri sull’Italicum è«un primo passo» ma verso dove? Molte le proposte in campo. Pollice verso per le candidature plurinominali, si indicano soglie e premi da rivedere un sistema elettorale a doppio turno. «Per contemperare – propone Argomenti 2000 – le esigenze di governabilità con quelle della rappresentanza politica, si propone l’introduzione di una soglia del 4 per cento per l’accesso al Parlamento e un sistema di ballottaggio che porti al secondo turno i due maggiori partiti e non le due maggiori coalizioni, che sarebbero inevitabilmente destinate a sfaldarsi all’indomani delle elezioni».  

Per Andrea Michieli, condirettore di ricerca della Federazione Universitaria Cattolica Italiana «la legge elettorale, la cui necessità si è fatta tanto più stringente a causa della crisi economica, deve portare alla coesione sociale». E citando Giovanni Sartori per il quale “la legge elettorale è trasformare i voti in seggi” , per Michieli la situazione odierna si ribalta con un processo di  «trasformazione di seggi in voti».

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->