lunedì, Settembre 20

Parole di Speranza, la Madonna e Gesù

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Cosa dicono veramente quelli cui vengono attribuiti mirabolanti virgolettati? L’interrogativo torna quotidianamente leggendo le edizioni cartacee ed on line dei quotidiani. Quei quotidiani destinati a diventare surrogati di Vangeli e religione, «Il giornale è la preghiera del mattino dell’uomo moderno», secondo quanto sosteneva Friedrich Hegel. Che era sì un grande filosofo, e tedesco, ma come padre dell’idealismo forse idealizzava troppo l’accuratezza professionale dei giornalisti. Di quelli del setteottocento che conosceva, figuriamoci quelli di oggi che non poteva neanche immaginare. E se ‘Vangelo’ di suo sta per ‘buona novella’, ‘buon annuncio’, per traslato è inteso nel dire comune anche come ‘verità assoluta e incontestabile’: «E’ vangelo». Ma i nostri quotidiani in realtà sull’esatta trasposizione dei fatti scivolano un bel po’.

Ne ‘il Contrappunto’ del 9 maggio 2016 si è affrontato l’argomento con ‘L’affaire Morosini. Fatti e fattoidi dell’attacco a un magistrato perbene’. Ricostruendo passaggio per passaggio testo e contesto dell’’intervista’ al magistrato Piergiorgio Morosini, membro elettivo del Consiglio Superiore della Magistratura, pubblicata da ‘il Foglio’ di giovedì 5 maggio 2016. Una storia che ruota decisivamente attorno a quello che ha realmente detto, ed ancor più su quanto gli è stato abusivamente virgolettato nel titolo. A questo proposito sostenendo: «E tanto siamo in Italia dove vige ad ogni livello giornalistico il pessimo malcostume di attribuire virgolettati mai pronunciati che in Paesi anglosassoni, dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, avrebbero conseguenze devastanti a livello professionale ed editoriale con le inerenti ricadute economiche. Se anche in Italia esistesse analogo rigore, e se esistesse anche realmente un ‘Ordine dei giornalisti’, le cose andrebbero quotidianamente in maniera differente su quasi tutte le testate, ché quasi tutte inzuppano il biscotto in questo malvezzo».

Basta tenere gli occhi appizzati su una qualche notizia dei quotidiani di martedì 10 maggio 2016 per rimarcare come questo comportamento si ripeta a tutti i livelli. Cominciamo da ‘la Repubblica’ che on line titola con evidenza in apertura ‘Speranza: “Io in campo per la segreteria del Pd“’, che già in altro titolo interno si riduce ad un più modesto ‘Speranza: “Sono pronto a scendere in campo per la segreteria del Pd“’. Andando poi all’effettivo scambio di domande e risposte il contenuto è ben altro, e molto inferiore. «Lei si candiderà per sfidare il segretario? ». «Io voglio costruire un’alternativa a Renzi, dentro il Pd. I tempi sono maturi. Però voglio che si parta dalle idee, non dal nome». «Non esclude di candidarsi, dunque?». «Tutti sanno che lavoro per costruire un’alternativa. Ora pensiamo ai temi: vogliamo un Pd che lotti contro le diseguaglianze o un partito che toglie la tassa sulla casa ai miliardari?». Speranza è chiaro, addirittura ribadisce didascalicamente la propria volontà di non toccare per ora le questioni Congresso e Segreteria del Partito. Nei titoli gli viene fatto invece dire altro. Passiamo al complesso intervento difensivo di Maria Elena Boschi in sede di Direzione PD, con l’equiparazione ai neofascisti di ‘CasaPound’ degli oppositori interni schierati per il No al ‘suo’ Referendum istituzionale e costituzionale. Per quanto barcollante e nervosamente esposto il discorso viene riassunto dallo stesso quotidiano con ‘Riforme, Boschi: “Chi vota ‘no’ fa come Casapound”’. Con quasi identico titolo, pure virgolettato, del ‘Corriere della Sera’: «Chi vota no vota come Casapound». Al netto di tutto e dell’arroganza di status come Ministro per le Riforme Costituzionali, bisogna riconoscere che questo non è solo e tanto quello che ha effettivamente detto, sia nello specifico del testo, sia come contesto. E se per una volta ci troviamo a difendere l’altrimenti quasi indifendibile Ministro, e le sua grevi sciocchezze, va bene lo stesso.

Tra l’evangelico, almeno nel cognome, Speranza e ‘Madonna Boschi’ siamo in pieno mood cristiano e cattolico. E allora, a questo punto, siamo davvero sicuri che Gesù Cristo abbia davvero detto quello che gli attribuiscono i quattro evangelisti? O non abbiano piuttosto anche loro operato qualche forzatura alla ricerca del ‘legittimo’ colpo ad effetto. Confidando nella misericordia umana e divina per non venire inceneriti causa accostamento tra Roberto Speranza e Gesù, come pure sarebbe ampiamente meritato, attendiamo riscontri. Anche se adesso è un pochino difficoltoso verificare le fonti di due millenni fa, e quindi almeno in questo caso facciamo a fidarsi.

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