domenica, Dicembre 5

Parliamo di terrorismo e dell’elefante field_506ffbaa4a8d4

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«Mai come ora occorre avere il coraggio di essere europei» dice, uno per tutti e pur di dire qualcosa, Enrico Zanetti, a capo di quel che rimane della montiana ‘Scelta Civica’, oltre che Viceministro dell’Economia per grazia ricevuta. Attendiamo indagine su quante volte questa frase che non dice nulla è stata detta e verrà ripetuta in questi giorni. Seguono, a macinare banalità in ordine sparso, Gaetano Quagliariello, che da quando ha partorito la sua nuova ‘Idea’, cioè sempre la vecchia con un vestito nuovo, è tutto ringalluzzito, e poi da Renato Brunetta a Matteo Orfini, cui si aggiungono i tanti ‘vedovi’ inconsolabili dell’ultima e non migliore Oriana Fallaci, così come gli altri dichiaratori d’ogni sponda. Peraltro fortunatamente, e a far risparmiare tempo, le loro allocuzioni sono facilmente individuabili, infarcite come sono di «certamente», «francamente», «davvero», «non v’è dubbio», «anzitutto», «guerra», «intelligence», «potenziare», «era già prevedibile», «sfida che riguarda l’occidente», «realtà molto problematica» e via dicendo. Le parole che introducono, e condiscono, i ragionamenti di chi non sa cosa dire, eppure quasi ‘per contratto’ politico o editoriale che sia qualcosa deve pur dire. E quindi di conseguenza dice. Con un’ultima e tanto più doverosa segnalazione per le performance transnazionali dell’ipercinetico Matteo Salvini, fortunatamente fermato dalla polizia nei pressi dell’aeroporto di Bruxelles. Probabilmente perché, come efficacemente rimarcato dal sito di ‘spinoza, le forze di sicurezza avevano il tassativo ordine di bloccare i fanatici che vogliono distruggere l’Europa.

Quanto al ‘parlare dell’elefante’, il paradosso del titolo longanesiano era mutuato da una battuta del barone Friedrich Melchior von Grimm nelle sue ‘Corrispondance littéraire, philosophique et critique’ volte ad informare le corti tedesca e russa sulla vita parigina dell’epoca prerivoluzionaria, pubblicate postume. Grimm, a sua volta, citava presumibilmente Charles Pinot Duclos, scrittore e storico della corte borbonica dell’’ancien regime’, il ‘vecchio regime’ come la monarchia ante 1789 venne poi definita dai rivoluzionari. Duclos si riferiva ad un inusitato pachiderma in mostra a Parigi ai suoi giorni, ma chissà quanti ancor prima di lui avranno invitato, magari in maniera differente, a ‘parlare dell’elefante’. Quanto a noi, ben consci di come tutti i signori in questione esercitassero ironia e sarcasmo feroci soprattutto quando i pericoli erano abbondantemente trascorsi, proviamo ora a parlare di elefanti ed altre bestie. Soprattutto di altre bestie. Ma proprio bestie…

 

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