domenica, Agosto 1

Parlamento, il ‘trucchetto’ delle missioni e una riforma necessaria Senatori e Deputati che giocano con le regole e la proposta de ‘L’Indro’ per il Governo

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Lo strapaese delle meraviglie è da sempre e purtroppo sempre più pieno di furbetti d’ogni genere. Naturalmente a partire dalla ‘testa’. Così su ‘L’Indro’, ne ‘il Contrappunto’, abbiamo appena ineditamente pubblicato in sequenza la nostra ultima indagine: ‘Parlamento e assenteismo: i ‘furbetti delle missioni’. ‘L’Indro’ fornisce la classifica dei Deputati specializzati nel ‘mettersi in missione’ (30 marzo 2016) e ‘Senato, ecco gli altri ‘furbetti delle missioni’. E adesso diamo anche la classifica dei Senatori specializzati nel ‘mettersi in missione’, elaborata da ‘L’Indro’ dopo quella dei Deputati’ (31 marzo 2016). I dati li abbiamo ricostruiti e forniti a partire dalle tabelle di ‘Openpolis, www.openpolis.it con link interno ad ‘openparlamento’. ‘Storie di ordinaria follia’ della politica e delle istituzioni italiane, in realtà fatti spesso sotto gli occhi di tutti che però sfuggono proprio per la loro dupiniana evidenza, dato che la tecnica migliore per nascondere qualcosa è metterla in evidenza tra altre simili. Insomma quasi una ‘purloined letter’, per l’appunto ’La lettera rubata‘ di Edgar Allan Poe citata anche da Marcel Proust nel suo ‘Sodoma e Gomorra’ riferendosi a «quegli oggetti che sfuggono alle perquisizioni più minuziose, e che semplicemente sono esposti agli occhi di tutti, passando inosservati, su un caminetto». Perché non esaminiamo l’ovvio che abbiamo squadernato davanti.

In questo modo emerge ora la reiterata abitudine dei componenti del nostro Parlamento di ‘mettersi in missione’, senza nessun reale controllo sulla effettiva legittimità specifica della pratica in questione. Che pure, ovviamente, parte dalla corretta esigenza di dover svolgere attività al di fuori dell’ambito delle Aule delle singole Camere di appartenenza. Con prescrizioni regolamentari pressoché analoghe Senato e Camera dei Deputati prevedono infatti che ci si possa autoindicare in ‘missione’, senza alcuna verifica ma con la conseguenza di rilevanti benefici sia politici (riguardanti il numero legale) che economici (concernenti l’integrazione economica della diaria). Facoltà che spetta prioritariamente ai componenti dell’Ufficio di Presidenza, ai Presidenti delle Commissioni parlamentari, ai Capigruppo, oltre che ai membri del Governo. E, curiosamente, proprio chi dovrebbe più essere presente per l’incarico ricoperto ai vertici operativi di Senato e Camera o dei Gruppi parlamentari, tra assenze e missioni spesso risulta stranamente svogliato frequentatore dell’Aula e dei suoi voti. Ogni caso va certamente esaminato singolarmente, ma ci sono ‘coincidenze’ che incuriosiscono, e che ulteriormente vanno approfondite. Su cui intanto le Camere stesse potrebbero, e forse dovrebbero, condurre quanto prima un’operazione di trasparenza formalizzando e pubblicizzando organicamente i contenuti di queste ‘altre’ attività.

Rimane il fatto che in tutti i Paesi, e persino nel nostro bizzarro strapaese delle meraviglie, si dovrebbe essere chiamati a fare solo i lavori che si è materialmente in grado di compiere. Tra assenze, missioni e congedi i membri del Governo non possono, fondatamente, quasi mai essere in Parlamento per espletare la propria attività di eletti, e quindi di legislatori, essendo impegnati nell’esecutivo: probabilmente è giunto il momento di porsi il problema del rapporto effettivo tra esecutivo e legislativo. Con due ipotesi già oggetto di ampi studi costituzionalistici, che riprendiamo e rilanciamo. La totale incompatibilità tra le due funzioni; L’introduzione anche nel nostro ordinamento, come già in altri, di ‘parlamentari supplenti’ che svolgano le funzioni di quanti siano chiamati a governare per il periodo del loro mandato. Sarebbero due strade entrambe serie ed utili, comunque un passo avanti sia nell’efficienza che nel rapporto di fiducia tra cittadini, eletti e governanti.

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