mercoledì, Dicembre 8

Parlamento Europeo, le strategie antiradicalizzazione

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Parigi, Nizza, Monaco, Bruxelles, solo per parlare dei fatti di terrorismo jihadista più eclatanti, e la lista potrebbe continuare. Rispetto a ciò, non da oggi, il Parlamento Europeo ha avviato dei programmi per la repressione del fenomeno. Sono percorribili numerose strade, partendo da alcune frasi pronunciate dal Presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz: «La lotta al terrorismo e alla radicalizzazione deve avvenire attraverso la prevenzione, il monitoraggio, la raccolta di informazioni e l’aggiornamento delle regole e delle sanzioni. Tuttavia, esiste un solo strumento capace di sconfiggere la radicalizzazione prima che essa abbia luogo: il dialogo. Stiamo assistendo sempre più al fenomeno non solo della segregazione delle società, ma di vite sempre più segregate e alienate. Il dialogo aiuta a curare questa triste realtà».

Rispetto a tali istanze, in particolare a seguito dei tragici fatti del Bataclan di Parigi del novembre scorso, il Parlamento Europeo ha posto all’attenzione pubblica una serie di priorità.
Si parte dallo scambio di informazioni tra gli Stati membri, allo scopo di creare una blacklist europea di jihadisti e di avere una definizione comune di foreign  fighters. Ciò può consentire un più agevole svolgimento dei procedimenti penali nei loro confronti nel momento in cui dovessero rientrare sul suolo dell’UE. Si tratta del principale strumento per poter assicurare l’azione giudiziaria nei confronti dei terroristi. Per ottenere un pieno risultato positivo di tale obiettivo, il Parlamento Europeo ha raccomandato che lo scambio di informazioni coinvolga Autorità nazionali ed Europol, al fine di migliorare l’individuazione e il monitoraggio dei sospetti. In merito a ciò, è da notare che anche un’altra agenzia europea, Eurojust, periodicamente organizza delle riunioni tattiche in cui aggiornare l’agenda sul problema del terrorismo.
Un’altra strategia posta all’attenzione da parte dell’Europa consiste nella prevenzione della partenza dei foreign fighters. Si può arrivare alla confisca dei passaporti e dei beni finanziari di fronte alla possibilità che persone sospette escano dall’Unione europea. Per prevenire la radicalizzazione, si può, altresì, far leva sui sistemi di sostegno come lelinee dirette‘: nel caso in cui vi sia il timore che un soggetto si stia radicalizzando, i suoi amici e parenti possono essere facilmente aiutati. Solidarietà, lotta all’emarginazione e senso civico si presentano quindi, anche in questo caso, come i passaggi obbligati attraverso cui arginare la deriva.
Altro terreno di lotta è quello delle carceri. I terroristi fermati vanno separati dagli altri detenuti, per evitare che all’interno dei penitenziari si alimenti l’estremismo radicale e violento. Si deve poter optare, comunque, per misure alternative a quella della detenzione: ecco perché si è costituito il Terrorism Conviction Monitor, cioè uno strumento per l’osservazione degli sviluppi giudiziari dei casi connessi al terrorismo. I sospetti radicalizzati vengono monitorati, anche al di fuori del carcere; inoltre, le persone uscite dalla radicalizzazione possono essere invitate a visitare scuole, centri giovanili, società sportive e le stesse carceri, al fine di condividere le loro esperienze. Anche in questo caso, quindi, emerge l’importanza del dialogo e della formazione che parte dal senso civico.
Infine, il Parlamento europeo propone di sottoporre a controllo ed eventualmente rimuovere i contenuti pubblicati su internet, nel caso di un loro palese sostegno all’estremismo violento, con la possibilità per gli Stati membri di agire legalmente nei confronti delle aziende che non ottemperino a tali richieste. A tal fine, si è promossa la nascita del Centro di eccellenza della Rete per la sensibilizzazione alla radicalizzazione (RAN): lo si è «definito il punto nodale europeo e la piattaforma per scambiare esperienze, mettere in comune le conoscenze, identificare le migliori pratiche e sviluppare nuove iniziative per affrontare la radicalizzazione». Vi partecipano psicologi, educatori, operatori sociali, capi delle comunità e ONG assieme a rappresentanti della Polizia. L’obiettivo, anche  in questo caso, è quello di diffondere un messaggio positivo, di resilienza contro la propaganda estremistica su internet, contro la radicalizzazione nelle carceri e promuovendo l’educazione, in particolare dei giovani. La Commissione europea, a tal fine, prevede di stanziare fino a 25 milioni di euro in un quinquennio, per il sostegno alla RAN.

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