giovedì, Agosto 5

Parlamento Europeo: assenteismo inesistente (sulla carta)

0

Ha fatto scalpore la reazione di Jean Claude Juncker, Presidente della Commissione Europea, alla vista di un Parlamento sostanzialmente vuoto. «Ridicoli», così il lussemburghese ha definito gli assenti, che hanno lanciato un messaggio tutt’altro che esemplare: Malta non conta abbastanza. La riunione avrebbe dovuto discutere del bilancio dei sei mesi di Presidenza maltese. Juncker ha sbottato: «Se il signor Muscat fosse stato la signora Merkel, cosa improbabile o il signor Macron, cosa più probabile, avremmo avuto l’aula piena. Il Parlamento è totalmente ridicolo».

Eppure, stando ai registri ufficiali, l’assenteismo condannato dal Presidente della Commissione non è un problema: le firme ci sono. E’ l’incentivo di 306 euro a seduta per ogni Parlamentare, però, che spinge i politici a firmare i documenti per attestare la propria presenza. La regola vuole che poi, se il parlamentare non dovesse partecipare ad almeno la metà delle sedute, la somma venga dimezzata.

Il tasso di presenza, a giudicare dai registri ufficiali, è altissimo per i nostri europarlamentari: dall’inizio della legislatura, nel luglio 2014, e’ superiore al 91%.  Superano il 90% anche i deputati di Francia, Austria, Belgio, Portogallo e Paesi Bassi. Si va dal 99,96% del Pd Nicola Caputo, primo nella classifica globale di tutti i 751 parlamentari al 48,81% di Renato Soru, che non fa parte di nessun gruppo, penultimo mentre all’ultimo posto c’e’ il leader degli euroscettici britannici Nigel Farage, molto presente al parlamento ma solo al 40,34% di partecipazione ai voti, per ovvi motivi politici.

Insomma, alla registrazione sui documenti non segue una reale partecipazione. Per quanto riguarda il voto vero e proprio i socialdemocratici tendono a essere più attivi (90,84% di presenza ad almeno il 50% dei voti) seguiti poi dai liberali (90,71%), popolari (90,52%) e infine gli euroscettici del gruppo Efdd (83,75%).

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->