domenica, Novembre 28

Parlamento Europeo ad Atene

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«Tra le considerazioni che l’esito del referendum greco del 5 luglio suscita, non ultima è la presa d’atto della riconquista, da parte della politica, della sua centralità in termini nazionali. È forse venuta l’ora di superare  l’utopia di una Unione Europea politicamente neutra, per ridare voce e spazio, come testimonia il coraggio del popolo ellenico, piuttosto che ai suoi governanti, alle Nazioni che, fondando la politica, hanno generato l’Europa.

L’origine storica dell’autoconsapevolezza politica dell’Europa (che reca nel suo nome una genesi mitologica greca) risiede infatti ad Atene, e queste giornate ce lo ricordano, in netta rottura con lo spirito economicistico che domina l’Unione. Gli ateniesi hanno dato al mondo le prime assemblee parlamentari: la valenza simbolica di una Atene sede di un Parlamento costituente delle Nazioni Unite dell’Europa degli uomini, candidata a essere laboratorio di una nuova civiltà politica umanistica, sarebbe molto più elevata del simbolismo ‘carolingio’ di una sia pur nobile città renana. La valenza simbolica di una polis patria della democrazia restituirebbe portata e significato autenticamente politici a un polo di attrazione geoculturale, ipoteticamente capace di contenere, dal cuore del bacino mediterraneo (con le sue componenti ebraica e islamica), tricontinentale, lo sbilanciamento di un eurocentrismo orientato su di un asse nord-europeo, interprete di interessi fatalmente subordinati alle ambizioni concorrenti ed egemoniche di altre realtà, ora americana, ora russo, o sino-asiatica.

Ricentrare nella Penisola ellenica la principale sede di rappresentanza politica dell’Europa arrecherebbe inoltre il non secondario vantaggio di riaprire un dialogo costruttivo con quell’altra Europa che si estende fino ai confini della civiltà slavo-ortodossa. Peccato che, nel mese trascorso finora, il governo greco in carica stia disperdendo il prezioso capitale accumulato con la consultazione popolare: i greci, e con loro gli europei, meriterebbero di essere interpretati da ben altri, e più consapevoli e coraggiosi, protagonisti».

 

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