martedì, Maggio 11

Parlamento: diritto di v(u)oto field_506ffb1d3dbe2

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Procede con estenuante lentezza l’elezione dei 2 giudici della Corte Costituzionale e degli 8 membri laici del CSM da parte delle Camere in seduta congiunta. Il vuoto nei due fondamentali organi istituzionali rappresenta una situazione che si trascina da lungo tempo, un’anomalia sulla quale il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha più volte richiamato il Parlamento. Anche i Presidenti di Camera e Senato hanno invitato a più riprese deputati e senatori a provvedere, arrivando addirittura a ventilare la convocazione a oltranza del Parlamento, finché le tanto sospirate nomine non verranno partorite. Per il momento, però, la montagna ha partorito il un topolino: dopo due giorni di votazioni sono stati infatti eletti solo 3 membri del CSM, due ieri, Giovanni Legnini e Giuseppe Fanfani (PD), e uno oggi, Antonio Leone (NCD) è stato eletto membro laico del Csm. Stando ai rumors, la rosa dei probabili 5 membri restanti sarebbe composta da Renato Balduzzi (SC), Teresa Bene (PD), Maria Elisabetta Casellati (FI), Nicola Colaianni (M5S) e Luigi Vitali; condicio sine qua non per l’elezione è superare nelle sedute previste per la prossima settimana.

Ancora meno positivo è l’andamento delle elezione dei 2 giudici per la Consulta, visto che dopo ben 10 votazioni nessun candidato è riuscito a superare il quorum richiesto dei 3/5 dei componenti dell’Assemblea. Il più votato è stato finora Luciano Violante, ma salgono anche i favori per Antonio Catricalà. Saranno probabilmente questi due a spuntarla, alla fine; sui loro nomi, infatti, sembra proprio che convergeranno anche i voti decisivi di FI. Il sentore di un accordo tra FI e la maggioranza sulla nomina di Violante e Catricalà ha scatenato la dura reazione da parte dei 5Stelle: «Per l’elezione dei membri della Corte Costituzionale e del CSM» accusa un post sul blog di Beppe Grillo «stiamo assistendo all’ennesima spartizione di potere fra Forza Italia e Partito Democratico. Il patto del Nazareno, evidentemente, contiene indicazioni chiare anche sull’occupazione di organi costituzionali, che dovrebbero essere super parte. Per capirlo basta scorrere la lista dei candidati scritti su un promemoria distribuito ad alcuni parlamentari: si tratta di personaggi già noti per aver occupato poltrone e posti di comando, uomini destinati a perpetuare il vecchio sistema di gestione del potere in mano ai partiti».

Le nuove sedute a Camere riunite sono previste per lunedì prossimo. Speriamo che il weekend non passi invano

 

Prende avvio in un clima abbastanza tormentato la campagna delle primarie del centrosinistra per scegliere il candidato Presidente dell’Emilia Romagna alle elezioni regionali di domenica 23 novembre.
Dopo le lunghe incertezze legate al feroce confronto interno al PD regionale, dopo il recente ritiro di Matteo Richetti (PD) per problemi giudiziari  legati all’inchiesta sulle spese pazze del Consiglio regionale uscente, dopo i ripensamenti di Daniele Manca (PD) e Matteo Riva (Centro Democratico), i due nomi rimasti in lizza sono quelli di Roberto Balzani (PD), ex sindaco di Forlì, e di Stefano Bonaccini, Consigliere regionale uscente che ha confermato la sua scelta di voler competere dopo aver chiarito con i magistrati in merito ai circa 4 mila euro di spese che gli sono state contestate dagli inquirenti qualche giorno fa. Salvo ulteriori colpi di scena, saranno loro a sfidarsi alle primarie del 28 settembre. Una sola certezza: per il vincitore, chiunque esso sia, la campagna delle elezioni regionali non sarà facile.

 

 

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