martedì, Settembre 21

Parigi: tra interventismo e apatia UE

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La Francia non avrebbe potuto invocare l’articolo 5 della NATO se avesse voluto una reazione più incisiva?

L’articolo 5 della NATO avrebbe provocato le stesse reazioni che ha adesso l’articolo 42. I protagonisti sono quasi tutti gli stessi con la stessa politica nazionale di cui tenere conto. Ritornando alla domanda di prima, Putin, sa benissimo che il Patto Atlantico è uno specchio della politica estera americana, conseguentemente ritiene al-Assad il vero problema da anteporre allo Stato Islamico. La Francia non ha né tempo né voglia di discutere sulle priorità perché ha già stabilito quali siano le sue: l’annientamento dell’IS.

 

E l’Italia in tutto questo che ruolo ha?

L’Italia sta continuando con la sua linea di non schieramento. Abbiamo già deciso di non partire per la Siria e di non impelagarci nella politica europea. Ci siamo fino ad ora salvati perché non abbiamo questa vera forza nel combattere il fondamentalismo. L’Italia è un crocevia di terroristi, un momento di passaggio per la Jihad islamica in Europa, ma ritengo che non sia così sotto attacco come vogliamo immaginare. Nessuno è al sicuro, dunque nemmeno noi, ma con il Vaticano e il Papa siamo un simbolo piuttosto nevralgico da attaccare. Una precisazione mi sembra tuttavia necessaria, l’Italia con l’adesione alla coalizione americana all’inizio di quest’anno si è, in realtà, già schierata contro il terrorismo dell’IS, ma l’immobilismo è su tutta la linea, non solo nostro.

 

Sono in molti a pensare che la via militare non sia l’unica percorribile, ma che esistano altre soluzioni per debellare il terrorismo fondamentalista in tutto il mondo. Quali sono, secondo Lei, le strategie che dovremmo attuare diverse da quelle militari?

La strategia militare va bene per quanto riguarda lo stanare il terrorista a casa sua. Bombardare i suoi centri di comando, le sue riserve va bene congiuntamente ad un’operazione di terra per i motivi che abbiamo esposto sopra.
Dal punto di vista non militare invece bisogna lavorare d’intelligence, mi spiego. Le moschee, i punti di ritrovo sono spesso nidi di fanatici religiosi che indottrinano i loro seguaci ad una lettura del Corano che non è quella più conciliante. I bambini vanno alla moschea, ai centri islamici, frequentano le chiese islamiche e si integrano nella comunità musulmana ma al contempo vivono in una realtà diversa, occidentale. A lungo andare, questi fanatici religiosi, seminano l’integralismo nella testa di questi ragazzi, non tutti magari ma alcuni si. Giunti all’età adatta vengono fatti andare in Siria ad addestrarsi per poi tornare in Europa e diventare cellule dormienti o lupi solitari.
E’ un circuito che si deve arginare con i dovuti mezzi, non solo per tutelare i Paesi che ospitano moschee e comunità musulmane, ma le comunità musulmane stesse. Controlli a tappeto, allontanamento dei fanatici islamici dai luoghi di culto, il tutto rispettando leggi e diritti fondamentali che ci caratterizzano come Nazioni evolute.

 

 

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