venerdì, Luglio 30

Parigi: tra interventismo e apatia UE

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Dopo la richiesta di François Hollande di applicare l’articolo 42 del Trattato di Lisbona, le cancellerie europee trattengono il fiato come quando si aspetta di essere chiamati per un’interrogazione per cui non si è preparati.
Andando leggermente oltre le scontate dichiarazioni di solidarietà espresse per i fatti di Parigi, ora la politica comunitaria deve fare i conti con una Francia assetata di vendetta a cui bisognerà dare una risposta concreta.
Cercare di mantenere un contegno diplomatico con Hollande e al contempo nascondere le truppe è una politica che sul lungo periodo non può funzionare.
L’Europa deve scegliere, che piaccia o no!

Cerchiamo di ipotizzare un possibile sviluppo delle operazioni militari con il Direttore di ‘Analisi Difesa‘, Gianandrea Gaiani.

 

Direttore Gaiani, per la Francia ‘il dado è tratto!’ vuole l’Europa al suo fianco per una missione contro lo Stato Islamico. Come potrebbe svilupparsi la collaborazione nel prossimo futuro?

Innanzitutto bisogna fare alcune piccole precisazioni.  La Francia ha, sì, richiesto l’intervento dell’Unione Europea contro lo Stato Islamico in un’accezione prettamente militare, ma l’Unione Europea, dopo una prima fase euforica, ha tirato il freno. Federica Mogherini ha già dichiarato che la collaborazione militare tra Parigi e i patners europei è da svilupparsi in modo bilaterale, cosa che si continua a fare con regolarità da diversi decenni. Un dialogo bilaterale, lo si poteva avere anche senza invocare l’articolo 42, per esempio con l’Inghilterra che intrattiene una proficua collaborazione militare con i colleghi francesi. Hollande voleva mettere insieme un vero e proprio schieramento, uno di quelli forti e compatti per rispondere all’attacco di venerdì scorso, ma i presupposti sono quelli di un nulla di fatto. La politica di difesa dell’Unione Europea si sta rivelando nuovamente vacua, e sicuramente non sarà un valido deterrente per scongiurare ulteriori attacchi sul vecchio continente.

 

Potremmo, dunque, asserire che è difficile ipotizzare l’inizio di un’offensiva terrestre in Siria a guida francese e composta da un contingente multinazionale europeo?

Concordo sulla difficoltà di coordinare un’azione multinazionale, l’Europa è ampia ed è composta da molti interessi diversi. Tuttavia, bisogna capire che i bombardamenti non potranno estirpare del tutto l’Islamic State (IS) dalla Siria senza un’adeguata operazione terrestre. Operazione che potremmo immaginare in due accezioni: la prima totalmente europea, lasciando fuori l’Esercito siriano ed Bashar  al-Assad, la seconda coinvolgendo l’attuale Governo siriano con i curdi e coadiuvare le loro operazioni. Nel primo caso, cioè un’operazione terrestre esclusivamente europea, dovrebbe prevedere un numero massiccio di truppe schierate con la possibilità concreta di perdite ingenti. Lo scenario sarebbe altamente conflittuale e bisognerà essere pronti su più fronti, avere un contingente ben strutturato ed organizzato, catene di comando chiare e regole ancora più esplicite. Difficilissimo, ma non del tutto impossibile, almeno sulla carta. La seconda ipotesi è quella decisamente più premiante, cioè aiutare l’Esercito di al-Assad e i curdi ad estirpare la presenza fondamentalista. Geopoliticamente è sicuramente uno scenario complesso, ma dobbiamo decidere chi è il nostro  nemico principale: al-Assad o lo Stato Islamico, solo così possiamo vincere.

 

Qual è la situazione dello Stato Islamico in Siria?

In Siria, checché se ne dica, lo Stato Islamico è militarmente forte. Intorno ad Aleppo è praticamente asserragliato. Sicuramente i bombardamenti hanno arginato minimamente ma non sono risolutivi. La situazione in Iraq è diversa, ma quello che è stato perso dai miliziani è minimo rispetto allo sforzo militare impiegato. Dietro ci sono delle ragioni claniche e di appartenenza molto complesse.

 

Secondo Lei questa letargica scelta dell’Unione Europea porterà ad un avvicinamento della Russia?

La Russia ha tratto enorme vantaggio da questa sonnolenza. Giusto l’altro ieri hanno inviato due navi da guerra a supporto delle operazioni francesi, l’avvicinamento è indiscutibile ma Parigi così si troverà a dover scegliere tra Putin e l’Europa. Anche se l’Europa ha già scelto da che parte stare. Il Cremlino sicuramente darà supporto alla Francia, tanto che all’indomani degli attentanti sono stati passati gli obbiettivi trovati dall’intelligence, bombardati senza pietà. Un bel vantaggio ma che la Francia dovrà spiegare ai suoi alleati.

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