domenica, Giugno 20

Parigi: preparare la pace Dalla guerra c’è un solo modo per difendersi: preparare la pace

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Maurizio Crozza, sì Crozza, sempre geniale e umano, un uomo vero, è il solo, in questi giorni convulsi di retorica e affermazioni assurde (stavo per dire demenziali, ma non vorrei essere troppo complimentoso), che abbia centrato in pieno il problema, dicendo con semplicità (e un sorriso, sì un sorriso!) due cose fondamentali:  vogliono farci cambiare il nostro stile di vita nessuno si definisceio sono Beirut’ ecc.

Nel frattempo, François Hollande (che quanto ad idee chiare non mi sembra da Nobel) dice di essere in guerra, proprio così, in guerra, e vuole l’aiuto dell’Europa (per fare che non dice) che gli risponde che … se ne può parlare in accordi bilaterali.
L’unico che sembra sapere che fa e che vuole è Vladimir Putin che, vecchia volpe abilissima, si precipita ad aiutare la Francia e spiazza del tutto il silenzioso Obama.
Sorvolo sui nostri Premier (si fanno ormai sempre chiamare così) Ministri degli Esteri, degli Interni e chi più ne ha più ne metta.

E allora, solo due parole.

Siamo in guerra? Ma è una domanda, che domanda è? La guerra è come un terremoto: è cosa da burocrati decidere se è un terremoto vero o una semplice scossa. Ciò che conta è che le case cadono ed è a quello che si deve rispondere. È, insomma, un fatto. Al quale si può rispondere in vario modo, anche negandolo, ma se è una guerra se ne applicano le regole.
E dalla guerra c’è un solo modo per difendersi, uno solo, tutta la storia lo dimostra: preparare la pace. Il che richiede:  capire le ragioni del nemico; domandarsi se e cosa si possa fare per eliminare le cause della guerrarisolvere i problemi che si possono risolvere, darsi da fare per aiutare a risolvere gli altri; organizzarsi bene per difendersi, che significa spionaggio (sì, vero, i raffinati lo chiamano ‘intelligence’, scusate), prevenzione.

I bombardamenti (una volta nella mia vita mi trovo d’accordo con il Premier italiano) servono a poco, salvo ad ammazzare i civili o  imporre loro sofferenze indicibili.
Per quanto attiene al punto terzo (domandarsi se e cosa si possa fare per eliminare le cause della guerra), si devono mettere sul tappeto i problemi che provocano questa situazione e avere l’onestà intellettuale di riconoscere i problemi e i nostri errori e smetterla di tacere pudicamente per non offendere questo o quello. I problemi che generano ciò li conosciamo tutti e quindi non ne parlo, ma limitare tutto il discorso a scagliare una o più bombe equivale a lasciarli lì, e incrementare il pericolo.

Chiudo con una domanda, orribile ma semplice semplice: un musulmano onesto e leale, che vede come ne parliamo, come li trattiamo, che vede il nostro disprezzo verso di loro, anche l’umiltà colpevole con cui li trattiamo certe volte, accettando le loro pretese strane (niente crocifissi in aula, niente vino a tavola, ecc.!) -il che è prova di debolezza e arrendevolezza-, un musulmano così, che vede un suo correligionario prepara un attentato, è incentivato a denunciarlo?

Ve lo ricordate quando, di fronte al fatto che le brigate rosse riuscivano a confondersi abilmente e profittare delle proteste, ecc.? ci si dette da fare per togliere loro argomenti di protesta … e furono in breve isolate.

 

 

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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