venerdì, Agosto 6

Parigi in guerra? Déjà-vu La democrazia al tempo della 'Crisi': la guerra dichiarata da Hollande e dalle riforme di Renzi

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«Siamo in guerra!» Ha detto così François Hollande alle Camere straordinariamente riunite ieri a Versailles. ‘Parbleu!’, ho detto io, e sono andato a vedere la Costituzione francese alla voce ‘guerra’, che recita (Art. 35): «La dichiarazione di guerra è autorizzata dal Parlamento».

Però, mi pare, quello che è successo ieri è un po’ diverso, quasi il contrario: è il Presidente che ha dato l’input al Parlamento, non viceversa. E sì che la Costituzione vigente, quella del 1958 (e modifiche successive), della Quinta Repubblica, è già parecchio in favore dell’Esecutivo rispetto al Legislativo. Non a caso fu praticamente dettata da Charles De Gaulle, il quale ‘accettava’ l’onere della premiership in un momento molto delicato (l’Algeria che voleva l’indipendenza, i golpisti già in azione in Corsica, minacce a Parigi stessa) se e solo se si fosse riscritta la Carta Costituzionale precedente, trasformando la Francia da Repubblica parlamentare a semi-presidenziale -ciò che è da allora.

Ma evidentemente oggi non basta neanche più. Poiché Hollande, dopo aver ‘dichiarato guerra’ di sua propria iniziativa, ha chiesto alle Camere (più che chiesto) di cambiare la Costituzione là dove essa (Art. 36) limita a dodici giorni lo stato d’emergenza (e connesse restrizioni democratiche) dichiarato venerdì sera direttamente dalla televisione a reti unificate, di ritorno illesissimo dallo stadio, per prolungarlo fino a tre mesi; e, forse, cambiarla anche nella declaratoria (Art. 16) dei poteri presidenziali visto che «in guerra non valgono le regole di pace, e ritengo in coscienza», dice sempre Hollande, «che dobbiamo far evolvere la nostra Costituzione per agire contro il terrorismo di guerra».

Il Presidente, inoltre, ha chiesto (più che chiesto) di far valere l’Articolo 42.7 del Trattato dell’Unione Europea (versione consolidata di Lisbona, 2007) il quale obbliga, in caso di aggressione armata subita da uno Stato membro, gli altri Stati «a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso». Il problema, però, è che taleclausola di mutua assistenzaè applicabile solo ad aggressioni armate da parte di uno Stato, non ad attacchi terroristici che provengano da un’entità che non abbia natura statuale riconosciuta (come, infatti, è l’Isis). Ma volere è potere, come si dice; e staremo a vedere.

Tutto questo somiglia tantissimo all’immediato post-11/9, che vide da una parte l’Amministrazione George Bush varare e far approvare immediatamente il ‘famigerato’ (per noialtri libertari) Patriot Act, e dall’altra i Paesi della Nato far scattare il disposto dell’Art.5 del Trattato Nord-Atlantico (appunto) che è l’equivalente della suddetta clausola di solidarietà a carattere europeo. Coi risultati, in termini di messa in sicurezza del Mondo dopo l’Undici Settembre, che possiamo apprezzare con ogni evidenza: Teatro Dubrovka di Mosca, ottobre 2002, 129 ostaggi morti e 39 sequestratori morti pure loro (nessun processo possibile -questo sarà un ‘classico’, sempre); Madrid, 11 marzo 2004, 191 morti e 2.057 feriti negli attentati ai treni; Beslan, settembre stesso anno, morti a centinaia, 186 solo i bambini, 32 sequestratori, morti 31, uno catturato, ovviamente ceceno; Londra, 7 luglio 2005, 56 morti tra metro e autobus colpiti nell’ora di punta, morti i dinamitardi, 700 feriti tra lavoratori e studenti; Charlie Hébdo, gennaio scorso, con 20 morti in tutto, terroristi compresi; Tunisi, a marzo, Museo del Bardo, 24 morti tra cui gli attentatori, e 45 feriti; due giorni dopo, a Sana’a, Yemen, 142 vittime; giugno, a Susa, ancora Tunisia, gente sulla spiaggia presa a mitragliate, 38 morti e 36 feriti, gli attentatori scomparsi nel nulla; settimana scorsa, doppio attacco kamikaze a Beirut, decine di vittime, centinaia i feriti… E troppi cadaveri e storpiati ancora ho dovuto scordare, da Boko Haram a tutto il resto.

Ma ‘siamo in guerra’, ha detto Hollande, e la guerra è la ‘sola igiene del mondo’ declamava qualcuno, no? E alla fine il Parlamento francese in seduta straordinaria ha cantato all’unisono la Marsigliese, e questo devo dire è la ciliegina per ogni sincero progressista. Bush all’epoca e Barack Obama oggi, nemmeno loro e tutta Hollywood potevano contare su un coup de théâtre spiazzante proprio a sinistra!

Son cose che possono fare la differenza.

Nel suo piccolo, l’Italia ha già infilato nella maxi-revisione della nostra Carta una bella agevolazione all’entrata in guerra, dovesse finalmente servire, col nuovo Art.78 che si prospetta. «Le Camere deliberano lo stato di guerra», dice oggi; «La Camera dei Deputati delibera lo stato di guerra», dirà domani. Cambia? Parecchio, visto che la Camera dei Deputati confezionata dall’Italicum avrà una maggioranza assoluta di membri nominati da un solo partito, quello che abbia avuto anche soltanto un 25% di preferenze al 1° turno ed abbia poi vinto il ballottaggio. Col nuovo Art.78 ci troveremo tutti in guerra (in guerra!) per il volere, se va di lusso, di un cittadino su quattro e di un solo leader di partito politico.

E’ la democrazia al tempo della Crisi, bellezza!

Chicca finale, dall’altro campo (‘altro’ solo in apparenza, beninteso). Vladimir Putin, entrando al G20 di Antalya (tra l’altro, i venti uomini più importanti del pianeta riuniti ma là i terroristi non si son fatti vedere -vabbe’), ha nientemeno che scaldato la miccia nucleare: «Bombarderemo l’Isis con le atomiche!» Sempre, ça va sans dire, per il bene della Civiltà.
E si vede che questo è, nel Terzo Millennio dell’Èra Volgare, la Civiltà che l’Homo Sapiens si meriterà di vivere. Per ciò che ha fatto e non ha fatto in quelli precedenti.
Mi scoccia solo un po’ per gli innocenti. O dovrei forse dire i distratti e i silenti.

 

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