lunedì, Giugno 21

Parigi cambia il quadro ISIS

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Finora l’ISIS è la fonte più profonda del disordine strategico del Medio Oriente, con implicazioni a livello globale. Le guerre in Iraq, Iran, Siria, Libia, Yemen, Libano, Somalia, o qualsiasi altra ‘guerra opzionale’ lanciata da Washington e dai suoi alleati, non hanno mai avuto lo stesso potenziale globale altamente destabilizzante come quello posseduto dall’ISIS oggi:

  • l’ISIS promuove e diffonde la storia di ‘Islam contro l’Occidente’, un mito eroico e infondato, sebbene sia un’esca a cui molti occidentali abboccano regolarmente.
  • l’ISIS diffonde divisioni settarie selvagge, un’ideologia promossa principalmente dall’Arabia Saudita, che adesso si riversa nei conflitti in Yemen, Bahrain, Iraq, Siria e altrove. Non è il problema fondamentale del Medio Oriente, a meno che non lo diventi.
  • l’ISIS non è un vero Stato, nonostante le sue aspirazioni; non sarà mai uno Stato possibile e non deve essere considerato tale. L’ISIS oggi mostra sia l’intenzione che la possibilità di estendere la propria violenza ben al di fuori della sua arena deserta.
  • l’ISIS distoglie l’attenzione da tutti i problemi regionali tra gli stati e li estremizza.
  • le operazioni dell’ISIS creano islamofobia e minacciano la sicurezza dei musulmani che vivono fuori dal Medio Oriente. Se mai c’è stata una vera -ripeto: vera- azione internazionale in Medio Oriente, è questa.

Ma se Washington o Riyadh continuano a interpretare la Siria principalmente come un campo di battaglia contro l’Iran o contro la Russia, la vera azione internazionale fallirà quasi sicuramente: un accordo sullo stato finale della Siria non potrà mai essere raggiunto. L’eliminazione dell’ISIS richiede la presenza di ogni singola parte interessata: ONU, USA, Europa, Canada, Russia, Iran, curdi, Arabia Saudita, Turchia, Iraq, Qatar, Egitto e altri. La Cina, aspirando a un ruolo mondiale di primo piano, non può rimanere fuori. Tale convocazione richiede un peso e un’influenza reali per imporre un piano di azione di massima. Soprattutto, l’ONU deve dirigere le operazioni future che riguardano le operazioni di terra indispensabili. Se mai fosse indispensabile una parte neutra, è proprio questa.

L’obiettivo principale è la distruzione dell’ISIS come organizzazione che possiede territori, infrastrutture, strutture di comando e controllo amministrativo. Tuttavia, non si tratta di un vero e proprio Stato dal punto di vista territoriale, etnico, geopolitico, economico, storico e anche religioso. Può virare verso il terrorismo internazionale, come ha fatto al Quaeda, poiché vede davanti a sé un futuro dai contorni sbiaditi. Il territorio attuale posseduto dall’ISIS deve ridiventare lo Stato sul cui territorio ha agito. Ciò significa, per il momento, il regime di Assad in Siria. Per molti decenni la Siria di Assad è stato semplicemente uno degli Stati della regione più brutti, ma non il peggiore. Anche allora, però, gli USA hanno sempre cercato velatamente di spodestarlo. Ma Assad ha mostrato la sua vera natura, feroce e spietata, nel reagire alle rivolte interne contro di lui a partire dalla primavera araba nel 2011. Eppure, ancora oggi i siriani sono divisi su chi rappresenta la minaccia maggiore, Assad o i suoi nemici. Qualunque sia la discussione, il sangue di cui si è macchiato Assad rivendica simbolicamente la decadenza precoce della sua leadership, i dettagli della transizione da negoziare. Ironia della sorte, l’atrocità di ISIS/al Qaeda ha recentemente suscitato qualche esitazione dell’Occidente nel perseguire il suo obiettivo di spodestare Assad, ma adesso, con la strage di Parigi, l’ISIS potrebbe avergli inferto il colpo di grazia.

Solo una coalizione vera e convincente dotata di un’autorità schiacciante avrà la forza di eliminare l’ISIS e raccontare ad Assad che lui personalmente è finito e che è necessaria una sorta di supervisione internazionale per realizzare un nuovo ordine in Siria. Questo nuovo ordine creerà inevitabilmente vincitori e vinti regionali che complicheranno immensamente la creazione di un consenso internazionale. Ma data la sfida e il caos crescenti, si può elaborare gradualmente una gerarchia di obiettivi.

Per prima cosa, l’ISIS in quanto entità territoriale deve essere eliminata:

  • l’ONU deve mantenere la leadership operativa e giuridica dell’operazione: non gli Stati Uniti, l’Occidente o la NATO poiché potrebbero suscitare reazioni pericolose.
  • bisogna disarmare le milizie e ristabilire l’ordine. L’ordine è la base solida di qualsiasi progresso.
  • lo Stato siriano stesso non deve essere smantellato dalla volontà di Washington  di occupare l’Iraq, le cui ripercussioni disastrose sono ancora presenti: nessuna de-baathificazione della Siria come programma.
  • bisogna stabilire un quadro graduale per le elezioni nazionali. Sì, l’Iran, questo significa che la minoranza Alawi che governa il Paese non sopravviverà alle elezioni nazionali; si potrebbero creare le autorità regionali e gli Alawi e gli altri potrebbero amministrare le loro stesse regioni. In ogni caso, i rapporti Iran-Siria si sono sempre fondati su altri legami e non su questi settarismi.

E i problemi e le complicazioni di questo quadro generale? Ci sono eccome. Io stesso posso elencare i numerosi problemi di questo programma così come ogni singolo lettore. Ci sarebbe molto altro da dire, ma bisogna pur iniziare da qualche parte. Il Rubicone è stato attraversato.

 

Traduzione di Roberta Cotroneo

 

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