venerdì, Ottobre 22

Parigi: blitz antiterrorismo, due morti e sette fermati Agguato a un missionario italiano in Bangladesh, che nega l'ipotesi terrorismo

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Due agenti di polizia sono morti in seguito ad un attacco armato in una regione orientale dell’Arabia Saudita, sferrato mentre pattugliavano la zona di Sihat. Lo ha reso noto il ministro degli Interni annunciando l’apertura di un’inchiesta sull’accaduto. Non è la prima volta dall’inizio dell’anno che le forze dell’ordine sono oggetto di attacchi nella regione di Qatif, dove si concentra la minoranza sciita della popolazione a maggioranza sunnita del regno. Le tensioni sono aumentate anche in seguito all’intervento militare saudita nel vicino Yemen, per sostenere il presidente Abdel Rabbo Mansour Hadi contro la ribellione sciita degli Houti. Da maggio ad oggi, quattro attentati suicidi sono stati rivendicati dal sedicente Stato Islamco. Dal canto loro, le autorità di Riad moltiplicano gli arresti di islamisti radicali: il 18 luglio è stato annunciato lo smantellamento di una cellula di Is e il fermo di 431 sospetti.

Un missionario italiano, Piero Parolari, del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime), è stato ferito da uomini armati nella diocesi di Dinajpur, nel nord del Banglades. Il religioso è ricoverato all’ospedale locale, è cosciente ma i medici riferiscono che la prognosi è riservata. Nessun gruppo o organizzazione ha finora rivendicato l’aggressione, che avviene in un un contesto di tensioni crescenti nel paese, già teatro dell’uccisione di un operatore umanitario italiano, Cesare Tavella, e di un agricoltore giapponese, rivendicati dall’Is. Le autorità di Dhaka, tuttavia, smentiscono con forza la presenza di infiltrazioni del gruppo estremista sul territorio nazionale. Al momento le cause così come gli esecutori dell’aggressione sono ignoti. Padre Parolari, originario di Lecco, opera come missionario in Bangladesh dal 1985. L’agguato conferma l’esistenza di un problema di sicurezza nel nord del Paese, nonostante governo di Dhaka neghi tutto cercando di ridurre la questione a disordini interni.

Per motivi di sicurezza, il Bangladesh ha bloccato Facebook ed altre piattaforme di microblogging. «Il governo ha deciso di sospendere il funzionamento di sei piattaforme di reti sociali», ha spiegato Sarwar Alam, segretario dell’Autorità per la regolamentazione delle telecomunicazioni bengalese. Le direttive sono state inviate a tutti gli operatori di telefonia mobile e ai fornitori di servizi Internet, ha precisato Alam, aggiungendo che il funzionamento di Facebook, Messenger, Viber, WhatsApp, Line e Tango sarà sospeso fino a nuovo avviso. Sulla scia degli ultimi attacchi contro editori, cittadini stranieri e blogger laici – sferrati da presunti islamisti in Bangladesh – il primo ministro, Sheikh Hasina, all’inizio del mese aveva già lasciato intendere che avrebbe ordinato la sospensione delle piattaforme. Gli aggressori, aveva detto, potrebbero trarre beneficio dalle applicazioni di Internet.

La polizia kosovara ha arrestato oggi una deputata dell’opposizione, coinvolta nella protesta di ieri in parlamento dove sono stati nuovamente lanciati in aula gas lacrimogeni per bloccare i lavori. Si tratta di Donika Kadaj Bujupi, capogruppo del partito Alleanza per il futuro del Kosovo (Aak). Mandati d’arresto sono stati emessi anche nei confronti di altri tre deputati del movimento nazionalista di opposizione ‘Autodeterminazione’ – Albin Kurti, Faton Topalli e Albulena Haxhiu. Attivisti di tale movimento si sono radunati davanti alla sede del governo e della Corte costituzionale, dove stamane è stato rinvenuto un ordigno, neutralizzato dalla polizia con una esplosione controllata. Il personale era stato fatto evacuare. La tensione è alta a Pristina, dove è stato rafforzato il dispositivo di sicurezza delle forze di sicurezza. L’opposizione blocca da due mesi i lavori del parlamento per protesta contro il governo a cui chiede la denuncia di tutti gli accordi raggiunti con Belgrado, a cominciare da quello sulla creazione della nuova Associazione delle comunità serbe in Kosovo, e dall’altro sulla demarcazione della linea di confine con il Montenegro.

Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon non sarà in Corea del Nord la prossima settimana, ma una sua visita a Pyogyang è in discussione, ha reso noto un portavoce, smentendo la notizia diffusa nei giorni scorsi dall’agenzia ufficiale cinese Xinhua e dall’agenzia sudcoreana Yonhap. Il segretario generale tuttavia non esclude di poter «svolgere un ruolo costruttivo di qualsiasi tipo, incluso un viaggio in Corea del Nord nel quadro di uno sforzo per la pace, per la stabilità e il dialogo nella Penisola». Nei prossimi giorni rimarrà al lavoro al Palazzo di Vetro per poi recarsi a Malta, per il vertice del Commonwealth.

 

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