venerdì, Maggio 7

Parchi Naturali: il dibattito sulla Legge 4144

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“Quando si pensa ai Parchi italiani”, ribadisce Realacci, “si deve prendere in considerazione tutti questi aspetti: in Italia non si possono creare Parchi non introducendo nella gestione i rappresentanti degli enti locali. Ragioniamo in merito alle comunità del Gran Sasso colpite dal terremoto: è impossibile pensare di far rinascere quelle cittadine se non facciamo qualcosa per le piccole attività economiche legate all’agricoltura e, in generale, al territorio circostante. Legambiente ha premiato una serie di imprese giovani, quasi tutte femminili, che vivevano nelle aree del Parco del Gran Sasso; perché una di queste giovani rappresentanti non dovrebbe far parte del Comitato Direttivo? Non sarà utile per il Parco avere una persona all’interno del CDA che porti una prospettiva di crescita sia territoriale che economica?”.

Non sempre, secondo Realacci, i titoli sono una qualifica che garantisce una reale capacità gestionale di un Parco italiano: “Tutti dicono che hanno enorme stima di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica assassinato nel 2010 in un attentato; ma Angelo era un sindaco, un pescatore e Presidente della Comunità del parco, organo consultivo e propositivo dell’ente Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Se avessi potuto fare Vassallo presidente del Parco del Cilento lo avrei fatto di corsa, perché era una persona appassionata che, nonostante non avesse un pedigree accademico e, dunque, non soddisfacesse i requisiti per titoli, era una persona informata e fantasiosa, che si è inventato tantissime attività per il Parco. Angelo Vassallo, da Sindaco e da pescatore, sarebbe stato utile o meno in un comitato direttivo di un Parco Nazionale o Regionale? Per me sì, e lo dico senza remore”.

Perciò, secondo Realacci, i titoli di cui parlano le Associazioninon rispecchiano le competenze di una persona, anche perché in Italia i Parchi devono essere gestiti da figure competenti in ogni ambito gestionale: bisogna capire che l’ambiente che compone queste Riserve naturali e le comunità ad esso legate non possono essere scisse. A mio avviso c’è bisogno nell’organizzazione dei Parchi di rappresentanti locali che portano avanti i progetti che salvano le comunità, e si parla di progetti volti alla valorizzazione dell’ambiente, perché di questo vivono i comuni ad esso legato” .

Se, dunque, per la rappresentante dell’Associazione di Italia Nostra sarebbe ”una bugia se dicessi che niente si è mosso: il Piano triennale, il Comitato sulle biodiversità, la parità di genere erano tutte richieste che abbiamo fatto noi, però, a nostro avviso, non è stato colto l’elemento sostanziale: tutte queste buone intenzioni perderanno di significato se non verranno inserite in un sistema solido”. Il Presidente Realacci, in risposta a tale affermazione, spiega che “questa è una manutenzione straordinaria, non è una nuova legge sui Parchi. L’impianto di base è sempre quello della 394, questa revisione non intende smantellare il sistema dei Parchi italiani, bensì cerca di portare dei miglioramenti”. Non c’è “nessun punto in cui la Legge fa un passo indietro rispetto alle 394 del 1991. Le contestazioni della Associazioni ambientali inerenti all’aspetto organizzativo sono un punto su cui non c’è molto da discutere: è un aspetto che c’è sempre stato e che era presente anche nel 394. Coloro che ora si oppongono a questa nuova Legge, sono i primi che nel ‘91 contestavano la Legge che ora difendono a spada tratta.”

Detto questo, la posizione del Presidente non è totalmente lontana da quella della Associazioni, l’intento comune è quello di preservare i Parchi, non solo a livello ambientale, ma anche a livello sociale e culturale; per entrambi è fondamentale far capire che i Parchi italiani costituiscono un sistema complesso, da cui le comunità e i beni culturali non possono essere scissi. Come ha detto il Presidente “se le proposte delle Associazioni saranno intelligenti sicuramente le prenderemo in considerazione. A proposito della caccia di selezione le Associazioni hanno chiesto di limitarla ai soli abitanti residenti nelle aree contigue e la modifica è stata fatta perché è stata reputata giusta.”

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