venerdì, Aprile 16

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Lo smantellamento, delle concezioni e visioni del mondo, ereditate dal secolo appena trascorso, e che fino ad oggi hanno presieduto il nostro modello di sistema economico e sociale, è in graduale, ma a quel che sembra inesorabile via di compimento. Questo causato, dagli andamenti fortementi critici delle economie mondiali. Non stiamo certo qui, a cercare di identificare, nel ginepraio di teorie fiorite negli ultimi tempi, le autentiche cause e responsabilità della crisi economica. Essa comunque appare per quello che è: una ineluttabile crisi del sistema attuale. Temo che per venire a conoscenza delle cause vere, di questi andamenti, che siano sostenute da argomentazioni convincenti, disinteressate e oneste, rispettando i tempi che si assegna la Storia, nella ricerca di una verità condivisa, dovremmo attendere almeno qualche lustro.

Gli Stati nazionali dell’Ottocento, erano impregnati di concezioni liberiste del laissez-faire, del pareggio di Bilancio dello Stato, di scarso intervento della mano pubblica nell’investimento per la spesa sociale. Basti pensare che l’assistenza sanitaria pubblica, l’istruzione pubblica e il diritto per i lavoratori di godere a una certa età della pensione, sono state tutte conquiste, del Novecento. Che ora di fronte a certi scossoni al sistema, sembrano evaporare. L’indomani della fine del primo conflitto mondiale, vide l’Europa darsi assetti completamente nuovi. Il Vecchio Continente, fu attraversato da ventate rivoluzionarie, le quali, rimettendo “tutto” in discussione, come naturale che fosse, portarono oltre che visioni del mondo completamente alternative, a quelle imperanti allora, affermarono nuove concezioni del mondo fortemente confliggenti tra loro.

Si cominciò, con la sanguinosa Guerra civile del popolo russo, a causa della Rivoluzione d’Ottobre, scatenata dai Bolscevichi, per continuare con la Rivoluzione fascista in Italia condotta da Benito Mussolini, e con la conquista del potere, nonostante tutto, almeno formalmente per via “democratica” da parte di Adolf Hitler in Germania. Le basi sulle quali aveva poggiato, il modello delle “democrazie occidentali” dell’epoca, con tutte le loro contraddizioni, colonialismo, sfruttamento indiscriminato della classe lavoratrice adolescenti e donne comprese, e culminanti con il crollo di Wall Street del giovedì nero del ’29, si erano trovati fortemente rimessi in discussione. Gli Stati, coinvolti dagli estremi sommovimenti citati, sono passati alla Storia con la definizione di Stati totalitari.

Il drammatico deficit di libertà, che tutte queste forme di Stato, comportarono per i cittadini di riferimento, è ormai indiscutibile. Ma queste forme di Stato, con tutti i dovuti distinguo del caso, furono in ogni caso, promotori di rilevanti costruzioni giuridiche e fattuali di interventi miranti a migliorare le “garanzie sociali” della popolazione. Dal laissez-faire di impostazione ottocentesca, si era passati a uno “Stato interveniente”. Corollario di ciò, era la nascente concezione del passaggio dallo “Stato di diritto” allo “Stato Etico”, come teorizzato in Italia dal fiosofo Giovanni Gentile. “Stato Etico” ossia produttore di valori. Con altre modalità e presupposti teorici, questa impronta di costruzioni del massimo di “garanzie sociali possibili”, è stata ereditata dall’Ordinamento italiano affermatosi alla fine del secondo conflitto mondiale.

Finora siamo stati coccolati, cullati, forse drammaticamente illusi, del servizio sanitario gratuito per tutti, della possibilità di andare in pensione dopo quindici anni sei mesi e un giorno di lavoro, del metodo di conteggio delle spettanze pensionistiche su base retributiva anziché contributiva. L’amara cruda verità, è che il ritiro graduale ma inesorabile dello Stato da certi settori di intervento, è dovuto a decenni di dissipazione della risorsa pubblica. Al sistematico saccheggio della medesima, da parte delle forze politiche, per avidità propria, e per cercare di mantenere sacche di un consenso, non certo contrassegnato da “spinte ideali”, ma dalla speranze di ottenere favori privilegi e regalie varie. Arcigna garante di questa repentina e drastica inversione di rotta, si è eretta l’Europa, fortemente ipotecata dalle necessità e dai desideri del Nord del Continente. Queste volontà, imposte con durezza dietro lo “scudo” dell’euro. Per complessi motivi, scaturiti all’epoca dell’Europa divisa in due blocchi. Ora che i “due blocchi” quello del Mondo Libero e quello del blocco dei Paesi comunisti, almeno formalmente sono scomparsi, come regolatore dei rapporti tra Stati e forze economiche è tornato a essere il “mercato” la “libera concorrenza”.

Il “paradosso italiano” consiste nel fatto, che i cittadini pagano due volte, per inseguire la competitività sui mercati. In primo luogo pagano in termini economici per lo smantellamento delle “garanzie sociali” alle quali, con “manica larga”, anzi vergognosamente troppo larga era stato abituato, e in termini di assoluta restrizioni delle proprie libertà. Basti pensare, alla catena di meccanismi di “tracciabilità” di tutto, a cominciare dalla destinazione che uno da alle proprie risorse economiche. Ora ci si trova di fronte non più a uno “Stato interveniente” nei settori sociali, ma “interveniente” sempre più pervasivamente nell’ambito della sfera privata dei cittadini, con raffinate capacità di controllo, che tranne per la presenza dei carri armati per le strade, si sta avviando verso le derive di uno Stato autoritario, il passo da compiere non è poi tanto lungo da compiere. I centri operativi di “distrazione di massa”, hanno già pronte le argomentazioni per i vari “coccodrilli” giustificativi, delle varie libertà soppresse, o delle varie “garanzie sociali” sbaragliate. Il conto da pagare è arrivato, in proporzioni inattese, salatissimo, per più di un aspetto. Ma come diceva quel signore di belle speranze, forgiatore con i suoi sodali, della “zavorra unica”, “competition is competition”. Chissà perché in un contesto simile le grandi ricchezze si accrescono ancora, e la nostra Patria è, teatro di di suicidi quotidiani di poveri diavoli strangolati, dalle varie usure, che hanno buon gioco a nidificare, nelle nicchie del “mercato globalizzato”. Il popolo italiano, è stato portato sull’orlo di un burrone, ma non ci cadrà. Ancora una volta troverà l’energia e la costruttiva fantasia, per dare il dovuto colpo di reni. Sottolineo “colpo di reni”, non “colpo di Renzi”.

 

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