lunedì, Settembre 20

Paradisi fiscali in Italia field_506ffb1d3dbe2

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Sono alle prese con il rientro dalle ferie, come molti di voi: qualche chilo di troppo e la prospettiva di estenuanti sessioni in palestra per cercare di rimediare (almeno fino a Natale), tante fotografie, bellissimi ricordi, ma anche qualche perplessità. Sono rientrata nello specifico da una settimana su di un’isola dell’Italia, che premetto subito non essere la Sicilia, visto che so come funziona la testa della gente e quello che penserete leggendo il seguito.

L’appartamento prenotato assieme ad una coppia di amici è costato 700 euro per una settimana, appunto. Di questi, i primi 200 euro sono stati versati da noi in anticipo come caparra tramite bonifico bancario e al bonifico è seguita regolare ricevuta.

Al nostro arrivo sull’isola la padrona di casa, che non so con quale formula gestisca circa una decina di appartamenti simili al nostro nella zona, non ci ha chiesto alcun documento. Saremmo potuti essere latitanti, serial killer o trafficanti di armi che non le sarebbe importato chi avrebbe soggiornato a casa sua. Dopo qualche iniziale indicazione su dove trovare spiaggia e supermercato, la padrona non si è più fatta vedere fino al giorno prima della partenza, quando è passata (parole sue) “a riscuotere“.

Aveva in mano un rassicurante blocchetto di ricevute, ma per i 500 euro che le abbiamo lasciato in contanti (così li voleva) nemmeno una pezzetta giustificativa, nonostante la nostra esplicita richiesta.

Ora, considerando che la signora gestisce una decina di appartamenti nella zona il conto degli introiti della suddetta nel solo mese di agosto è esorbitante.

Già un’altra volta, sempre in un’isola italiana, mi è capitato di richiedere la ricevuta per l’affitto di un appartamento per le vacanze. Ricordo che l’allora padrone di casa, un uomo color ebano perennemente a petto nudo, l’aveva messa sul personale, come se avessimo chiesto la ricevuta per mancanza di fiducia nei suoi confronti. Ricordo che aveva tirato in ballo perfino la signora Ferilli, riferendo che l’anno precedente era stata in uno dei suoi appartamenti in ferie e lui l’aveva cacciata perchè (non ricordo il motivo esatto) non si era comportata secondo le sue regole.

Questo non succede solamente per gli affitti degli appartamenti, ma anche per tutte le altre piccole cose.

La mia amica aveva adocchiato un paio di occhiali in un negozio e stava facendo la fila per capire quanto costassero. Prima di lei c’era in tizio che aveva intenzione di acquistare delle lenti a contatto e al quale la commessa ha fatto cortesemente presente che se non avesse richiesto lo scontrino il prezzo si sarebbe abbassato di dieci euro. Quando è stato il turno della mia amica la scena è stata più o meno simile: uno “sconto” di venti euro se non avesse richiesto lo scontrino.

Al ristorante lo scontrino è stato un miraggio per una intera settimana: conti scritti a mano su carta straccia. A volte abbiamo preteso di pagare con bancomat riuscendo quindi ad ottenere il famigerato giustificativo fiscale di spesa, tranne nei locali in cui, all’ingresso, un cartello indicava la possibilità di pagare solamente in contanti.

Gli unici scontrini che eravamo certi di ricevere erano quelli del supermercato dove facevamo la spesa, trattandosi di un punto vendita della grande distribuzione. 

Ogni volta che è stato possibile lo scontrino lo abbiamo chiesto, preteso, talvolta rinunciando anche ad acquistare ricordini e altri oggetti, come nel caso degli occhiali,  ma ci siamo scontrati con un sistema che funziona diversamente, come se non fossimo a casa nostra ma in un altro Stato. Questo per una questione di principio e di giustizia sociale.

Quello che mi chiedo è se solo a me sembra strano che una signora con una decina di splendidi appartamenti affacciati sul mare li affitti alla modica cifra di duecento euro a settimana, se solo a me sembra strano che da una boutique di occhiali “spariscano” montature di marca che non si sa dove vadano a finire.

 

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