venerdì, Ottobre 15

Paradise: ritratti di ragazze infelici

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Locarno – ‘Paradise‘ dell’iraniano Sina Ataeian Dena è l’opera prima di un regista che, s’indovina, ha molte cose da dire. Il suo film è ambientato a Teheran, la Teheran dei giorni nostri; e racconta della situazione infelice e disperante di tante ragazze costrette a patire il giogo imposto dal regime, e che anelano a quella vita ‘normale‘ che si vive altrove: in quell”altrove’ di cui apprendono dalle televisioni, da internet, dai viaggi che riescono a fare.

La protagonista del film si chiama Hanieh, ha 25 anni; da poco ha perso entrambi i genitori, vive con la sorella, nella periferia estrema di Teheran. Insegna in una scuola elementare femmionile, all’altro capo della città, un sobborgo povero e desolato. Chiede il trasferimento a una scuola piu’ vicina, che le risparmi quel grande disagio, i mezzi pubblici sono quelli che sono, ovunque. Anche la burocrazia è quella che è, ovunque. Le procedure per ottenere il traaferimento sono lunghe, complesse; e c’è anche chi sospetta chissà cosa: perchè questa ragazza non si contenta del lavoro che ha, perchè ne è insoddisfatta? Hanieh stessa, a un certo punto si domanda se ha davvero tutti i diritti di lamentarsi; si pone la domanda il giorno in cui, arrivata a scuola, scopre che due sue allieve non si sono, sono scomparse, nessuno sa niente di loro. Probabilmente sono state rapite, succede spesso; e Hanieh si rende improvvisamente conto che i suoi problemi, le sue angosce, le sue infelicità, pur reali e concrete, sono poca cosa di fronte alle durissime realtà che devono patire mote delle ragazze della sua scuola. Ecco, siamo al dunque, alla realtà che Sina Ataeian Dena vuole raccontarci: quella di una condizione femminile fatta di grande infelicità, di quasi assoluta solitudine, la prigionia di una società che considera la donna un’entità sottomessa, e praticamente senza libertà. La scena finale del film mostra un uomo in sella a una motocicletta che si allontana a gran velocità. Davanti a lui è seduta una bambina. L’interrogativo irrisolto: è ‘solo’ un padre che è andato a prendere la figlioletta all’uscita della scuola; oppure è un nuovo caso di rapimento e violenza?

«Il mio non è un film sui diritti delle donne, o almeno non vuole essere solo questo», spiega Sina Ataeian Dena. «E’ un film sui diritti di tutti in generale, di tutti gli esseri umani nel mio Paese. ‘Paradise’ nelle mie intenzioni è il primo capitolo di una trilogia sulla violenza che intende richiamare l’attenzione non su fatti eclatanti, ma su ‘dettagli’ e situazioni ‘particolari’ attraverso i quali è possibile individuare problemi piu’ generali». Quelle situazioni, quelle violenze, insomma, che nessun accordo o trattativa ‘protegge’, tutela; si propone di impedire.

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