sabato, Settembre 25

Papa Francesco uomo dell'anno per 'Time' Esteri: il punto

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Papa Francesco è la Persona dell’Anno di ‘Time’. Lo ha annunciato la rivista che dal 1927 attribuisce questo riconoscimento all’individuo o l’entità che, nel bene o nel male, ha dominato le notizie nell’anno che sta per concludersi. Bergoglio è stata scelto perché «in meno di un anno ha fatto una cosa notevole: non ha cambiato solo le parole, ha cambiato la musica», ha detto il direttore del settimanale, Nancy Gibbs. Le motivazioni – ‘Time’ ha deciso di premiare Papa Francesco per essere riuscito «a catturare l’attenzione di milioni di persone disilluse nei confronti del Vaticano. Ha preso il nome di un umile santo, poi ha lanciato un’appello per una chiesa di riconciliazione. Il primo Papa non europeo da 1.200 anni si avvia a trasformare il Vaticano, un luogo che misura il cambiamento in secoli», ha scritto la redazione di ‘Time’ sul sito web della rivista. Il settimanale statunitense definisce Bergoglio «un settantenne superstar, che fa un uso da maestro degli strumenti del 21esimo secolo nel suo mandato del Primo secolo».

Quel che rende questo Papa così importante – si legge nell’articolo che spiega come mai la scelta sia caduta proprio su Francesco – «è la velocità con cui ha catturato l’immaginazione di milioni che avevano perso la speranza nella Chiesa». Soddisfazione dalla Santa Sede per voce del direttore della sala stampa, padre Federico Lombardi: «Il Papa non cerca fama e successo ma se questa scelta significa che molti hanno capito il suo messaggio, certamente se ne rallegra», afferma padre Lombardi. «E’ un segno positivo che uno dei riconoscimenti più prestigiosi nell’ambito della stampa internazionale sia attribuito a chi annuncia nel mondo valori spirituali, religiosi e morali e parla efficacemente in favore della pace e di una maggiore giustizia», conclude il direttore della sala stampa della Santa Sede. Francesco è il terzo pontefice premiato – Bergoglio, che succede a Barack Obama, nominato Persona dell’anno 2012, è il terzo pontefice a ricevere l’ambito riconoscimento. Nell’anno della crisi dei missili di Cuba, fu premiato Giovanni XXIII, primo e ad oggi unico italiano. Nel 1994 toccò a Giovanni Paolo II. Sconfitti Snowden e Assad – Nella cinquina dei “finalisti”, insieme a Papa Francesco c’erano anche il presidente siriano Bashar al Assad, la talpa dell’Nsa Edward Snowden, il senatore repubblicano Ted Cruz e Edith Windsor, la vedova lesbica protagonista della battaglia alla Corte Suprema sulle nozze gay.

A Kiev stanotte la polizia è entrata in piazza Indipendenza circondando i manifestanti pro-Ue, mentre le ruspe cominciavano a smantellare le barricate. Si sono verificati alcuni scontri. Poi, a metà mattina, gli agenti hanno abbandonato la piazza. Subito dopo migliaia di manifestanti hanno iniziato a ricostruire i blocchi stradali. Brusca la ritirata delle teste di cuoio che asserragliati dentro alcuni blindati davanti al municipio di Kiev hanno tentato più volte di uscire, ma sono stati bloccati dalla folla. Le forze speciali si sono poste davanti all’edificio nel tentativo di far sgomberare i manifestanti che lo occupano dall’inizio di dicembre. Ci sono stati momenti di tensione ma alla fine i blindati sono andati via mentre migliaia di persone gridavano «Bravi, bravi» e «vergogna». Alcune migliaia di dimostranti, molti dei quali con un caschetto di protezione arancione, continuano a impedire agli agenti in assetto antisommossa l’accesso alla piazza da via Institutskaya. Al momento la piazza è ancora in mano ai manifestanti. I poliziotti finora si sono fatti largo più a colpi di scudo che di manganello, ma alcuni scontri si sono verificati quando gli agenti hanno tentato di arrestare dei manifestanti. Il municipio e la sede dei sindacati continuano intanto ad essere occupati dagli «europeisti».

L’Ansa ha potuto constatare che dei giovani in abiti civili scuri sono stati fatti passare dalla polizia per aiutare a portare via quello che rimaneva di una barricata. Un deputato dell’opposizione li ha accusati di essere dei «provocatori». In viale Khreshatik dei manifestanti appartenenti a un gruppo paramilitare hanno rivolto la stessa accusa a quattro giovani armati di spranghe e bastoni venendo alle mani. Uno dei paramilitari ha afferrato uno dei quattro per il bavero della giacca minacciandolo con una pistola. Gli Stati Uniti esprimono il loro «disgusto» dopo l’intervento della polizia per sgomberare i manifestanti ucraini pro-Ue riuniti in piazza Indipendenza a Kiev. Lo ha detto il segretario di Stato americano John Kerry. Washington «esprime il suo disgusto per la decisione delle autorità ucraine di rispondere alla manifestazione pacifica in piazza Maidan a Kiev con polizia antisommossa, ruspe e manganelli, piuttosto che con il rispetto per diritti democratici e la dignità umana», ha detto Kerry. «Questa risposta non è né accettabile né un bene per la democrazia», ha aggiunto il segretario di Stato. Anche il capo della diplomazia Ue Catherine Ashton, che si trova ancora a Kiev, in un tweet scritto in nottata, ha affermato che «le autorità non avevano bisogno di agire sotto la copertura della notte usando la forza. Il dialogo con le forze politiche e la società e l’uso di argomenti è sempre meglio dell’argomento della forza». «Ero in mezzo a voi a Maidan in serata e sono rimasta colpita dalla determinazione degli ucraini che manifestano per una prospettiva europea del loro Paese. Qualche ora più tardi ho osservato con tristezza che la polizia usa la forza per mandare via la gente pacifica dal centro di Kiev», scrive ancora la Ashton nel suo tweet.

La bara di Nelson Mandela, avvolta da una bandiera nazionale , è arrivata nell’anfiteatro dove 19 anni fa giurò come primo presidente nero del Sud Africa. La salma è stata portata nella camera ardente allestita negli Union Buildings di Pretoria, la sede del governo sudafricano dove resterà esposta fino a venerdì. Poco prima il feretro aveva sfilato per le strade di Pretoria e migliaia di persone hanno reso omaggio al leader della lotta all’apartheid scomparso giovedì scorso a 95 anni. All’indomani del memorial organizzato nello stadio di Soweto per rendere omaggio all’eroe nazionale sudafricano, cui hanno preso parte 80mila persone e più di 91 capi di Stato e di governo, il carro funebre nero con il suo corpo ha lasciato l’ospedale militare ed è stato portato in processione lungo le strade della capitale, scortata da 16 motociclisti. Lungo il tragitto, percorso in un’ora e che ha compreso anche il carcere in cui ‘Madiba’ fu rinchiuso nel 1962. La folla, sparsa lungo tutto il tragitto, si è riversata in strada per rivolgere un segno o un saluto al simbolo della lotta contro il regime dell’apartheid. Nella camera ardente negli Union Buildings di Pretoria, il presidente sudafricano, Jacob Zuma, insieme alla vedova Graca Machel e alla seconda moglie Winnie Mandela, ha aperto la processione di capi di Stato, leader e personalità andate a rendere omaggio alla salma di Mandela. Tra i primi  a entrare anche l’ultimo presidente dell’apartheid, Frederik de Klerk, vincitore con Mandela del Nobel per la Pace 1993, seguito dai capi di Stato di Zimbabwe e Sudan, Robert Mugabe e Omar Hassan Al Bashir. Non è mancato il leader degli U2, Bono Vox, che al passaggio della bara non ha potuto trattenere la commozione. Il pubblico potrà visitare la camera ardente fino alle 17 ora locale, quando il feretro verrà riportato temporaneamente all’Ospedale Militare.Il tragitto verrà compiuto di nuovo giovedì e venerdì, prima dei funerali di Stato e la sepoltura a Qunu, villaggio natale di Mandela nella provincia orientale del Paese.

Il presidente francese Francois Hollande è giunto ieri a Bangui, capitale della Repubblica centrafricana, accompagnato dal ministro degli Esteri Laurent Fabius, per una visita alle autorità locali e ai soldati francesi.La visita di Holland in Repubblica Centrafricana è avvenuta dopo la morte di due soldati francesi. Lo riferiscono media francesi citando fonti dell’esercito. Il ministero della Difesa non ha voluto per il momento rilasciare alcun commento, ma la presidenza della Repubblica ha confemato l’uccisione dei due militari.Dopo aver ottenuto il via libera dell’Onu, giovedi’, la Francia ha inviato in Repubblica centrafricana 1600 militari in appoggio alla forza panafricana già presente sul posto, la Misca, composta da 2500 soldati.

Le Monarchie del Golfo arabo hanno chiesto il ritiro di «tutte le forze straniere» in Siria, in riferimento ai combattenti del movimento sciita libanese Hezbollah e ai consiglieri iraniani che sostengono il regime di Bashar al Assad. In un comunicato diffuso al termine del summit annuale, i sei paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo hanno affermato inoltre che «i pilastri del regime che hanno le mani sporche del sangue del popolo siriano non dovranno avere un ruolo nel governo di transizione e sul futuro della Siria».

Amare una persona del proprio sesso, in India, è di nuovo reato. La Corte suprema ha infatti annullato la sentenza con la quale un tribunale di New Dehli aveva legalizzato, nel 2009, l’omosessualità. La decisione è arrivata dopo la presentazione di diverse petizioni da parte di associazioni religiose contrarie alla depenalizzazione del reato che vieta le relazioni gay tra adulti consenzienti perché considerate «contro natura». La sentenza era attesa fin dal marzo 2012, quando la Corte suprema si era «riservata» il giudizio, e per circa un mese i giudici hanno ascoltato le ragioni dei gruppi a favore e contro l’abolizione della legge. Anche il governo indiano si era dichiarato a favore della legalizzazione dell’omosessualità spiegando che il Paese, prima del dominio coloniale inglese, era molto più tollerante verso le relazioni tra persone dello stesso sesso. Commentando la sentenza che fa ripiombare le persone gay nell’illegalità, l’organizzazione non governativa Human Rights Watch ha sostenuto che la Corte suprema «ha cancellato anche il diritto di tutti, protetta a livello internazionale, alla privacy e alla non discriminazione». Ora, ha chiesto l’ong «il governo deve fare quello che avrebbe dovuto fare a suo tempo, e cioè procedere all’abrogazione della sezione 377 del Codice penale indiano».

 

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