martedì, Maggio 17

Papa Francesco uno di noi. Nel bene e nel male Papa Francesco da Fabio Fazio innesca una serie di riflessioni su questo papa 'anomalo' e sulla Chiesa. Intervista a Domenico Barrilà

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Domenico Barrilà, analista adleriano, è uno dei più autorevoli psicoterapeuti italiani.

La sua bibliografia conta una trentina di volumi, quasi tutti ristampati, molti tradotti all’estero, e numerosi articoli, in cui psicologia, vita civile e temi di grande attualità si incontrano come parte dello stesso insieme.

Dopo l’intervento di papa Francesco alla trasmissione di Fabio Fazio, abbiamo cercato di capire insieme a lui il senso di questa apertura, ma anche i riflessi che può avere avuto la scelta del pontefice sul dibattito interno ed esterno alla Chiesa, di recente ancora scossa da vicende legate al tema degli abusi.

Domenico, ti chiedo se le critiche mosse al Papa dopo questo passaggio televisivo, soprattutto dall’interno della Chiesa, possiedono qualche legittimità.

Le scelte, soprattutto quelle formali, di un uomo che porta sulle spalle responsabilità così grandi, sono insindacabili. Spetta solo a lui decidere come esercitarle.

Tu personalmente ritieni che Francesco abbia fatto la scelta più opportuna?

Penso sia buono ciò che funziona, non ciò che risponde a una buona teoria o a qualche ragionamento intellettualistico disincarnato. Gli intellettuali mi paiono spesso inclini ad attività, diciamo così, solitarie.

Sei tra coloro che pensano abbia funzionato?

Se è servito a enunciare contenuti evangelici, e quelli di Francesco lo sono, a chi pensa che le crisi che attraversano il mondo non sia affare suo, a cominciare da quelle legate alle migrazioni, allora missione compiuta. Altra cosa è dire se il messaggio veicolato per questa via genererà dei cambiamenti.

Secondo te, ne porterà?

La televisione è un mezzo ambiguo ed emotivo, se i messaggi pro-sociali che passano dagli schermi producessero davvero cambiamento, vivremmo in un Pianeta vicino alla perfezione. La risposta è nel cuore di ciascuno di coloro che si sono esposti alle parole del Pontefice, un pastore, a prescindere dal mezzo, parla alle pecore, ognuna risponderà a modo suo.

A proposito di intellettuali e uomini di cultura, diversi sembrano avere apprezzato la scelta del Papa?

Quando parli di intellettuali in Italia, dovresti prima perimetrare il termine. Un intellettuale è una persona nella cui vita le parole coincidono perfettamente con la sua testimonianza personale e civile, mi pare che da noi non sovrabbondino. Basterebbe domandarsi come si sia potuto affermare un fenomeno sconvolgente come il berlusconismo, mentre televisioni e case editrici a lui riconducibili pullulavano di postulanti.

Non considereresti il loro parere su questa vicenda?

Tra coloro che si sono schierati a difesa dell’intervista televisiva, tenderei a prendere poco sul serio chi sconta un chiaro conflitto di interessi, ossia coloro che a Fabio Fazio devono fama e tirature, perché presentano regolarmente i loro libri in quello spazio.
Una penna illustre del ‘Corriere della Sera‘, campione di ospitate nella stessa trasmissione, dopo avere speso parole al miele per l’intervistato (magari presto si farà concedere una bella intervista), si è messo a difendere il conduttore dalle critiche, con toni che mi paiono molto imbarazzanti. «Fabio Fazio rilassa, mette a proprio agio, e predispone l’intervistato a sentirsi libero, a dire cose che non pensava di poter dire, e quindi a suscitare di volta in volta rabbia, indignazione, commozione, simpatia nel senso etimologico».

In effetti, sembra un’appassionata dichiarazione d’amore!

Si, mi fa venire in mente uno dei personaggi creati da Italo Svevo, per l’esattezza l’impiegato di banca che in corridoio sorpassa a velocità doppia il direttore, per mostrare tutto lo zelo che gli brucia dentro.

Ma non è stato il solo a suonare il violino, abbiamo registrato una certa passività anche in chi teologicamente in genere sembra frizzante o su posizioni critiche.

Anche i teologi devono molto alla cattedra di Fabio Fazio, si qualcuno è apparso molto dimesso, forse perché anche i suoi libri sono passati da quella porta e ci passeranno ancora, soprattutto adesso che la prova fedeltà è superata.

Ci sarà qualche responsabilità anche del conduttore, se c’è una platea di professionista, come si dice oggi, fidelizzata e docile.

Il conduttore con le sue scelte muove degli interessi, spesso enormi, nell’editoria italiana, profondamente condizionata dalla sua trasmissione. Gli editori sanno benissimo come stanno le cose e gli scrittori anche. Lui fa il suo mestiere, mica può irradiare di dignità gli ospiti. Un’altra firma del ‘Corriere‘, insieme al conduttore, in passato si era venduto una storia strappalacrime, inondando librerie e famiglie. Tirature mostruose per un libro che non passerà alla storia.

Parliamo dei nemici interni del Pontefice, certo non sono stati teneri con Francesco che rompe i confini e va in una trasmissione popolare.

Francesco non è un papa amato all’interno della Chiesa, proprio perché il suo strumento di lavoro è il Vangelo, scelta che lo porta a schierarsi costantemente dalla parte degli ultimi, ma la Chiesa oggi è come un hardware che non supporta il programma ‘Vangelo’. Può resistere solo se si parla d’altro, distraendosi dal cuore dei problemi.
Il Papa è consapevole di tale fragilità ma non sembra darvi peso, anzi, in questa fase crepuscolare, almeno anagraficamente, tira delle sberle molto energiche.
L’apparato si difende, ma è accerchiato, avere un principale che fa affermazioni molto dirette non ti fa dormire la notte.

Quella sul clericalismo è severa.

Clericalismo è sinonimo di potere, che appaga molto gli uomini di Chiesa, ma allontana questa dal Vangelo. L’apparato non vuole cambiare perché molti tornerebbero a essere ciò che erano, persone risibili cui la mancanza di concorrenza regala ruoli e visibilità che in nessun altro spaccato umano avrebbero conseguito. Se poi si riferiva alla scarsa rilevanza dei laici all’interno della Chiesa stessa, mi spiace dire che spesso i laici cattolici sono più clericali dei chierici.

Cosa ti aveva colpito più nelle parole di Francesco?

L’affermazione sull’amicizia, quando raccontava di avere pochi amici sinceri. Questa è una demolizione del mondo che gli gravita attorno, che fa il paio con l’attacco al clericalismo.

Secondo te, questo continuo esporsi a cosa è legato?

Innanzi tutto, all’indignazione, Francesco credo sia schifato da quello che si è trovato in casa, cose che peraltro immagino conoscesse benissimo.
Poi c’è il carattere, è un una persona cui piace parlare senza peli sulla lingua, secondo me con una qualche punta di ruvidità di troppo, che talvolta forse tracima nell’eccesso.
La tendenza interventista negli ultimi anni ha subito una brusca accelerazione, entrando in una sorta di fase inflazionaria. Il fatto che possa sentire la vicinanza di momenti decisivi, unita a un certo senso di impotenza di fronte alla mole di problemi della Chiesa, problemi gravissimi che potrebbero annientarla, lo spinge ad aumentare la pressione sulla realtà, ma purtroppo sarà lui a logorarsi.

C’è qualcosa che in questo Papa non ti piace fino in fondo?

Devo dirti che il suo sforzo mi pare sincero, ma quando si interviene in continuazione sulle questioni, le più disparate, si può incappare in qualche involontario scivolone nella superficialità, in un ancora più involontario dilettantismo. Non può conoscere tutto alla perfezione, ma quando non possiedi l’argomento è meglio scegliere la prudenza.

Ti riferisci a qualcosa di particolare?

Dire cose come «le coppie preferiscono prendere un animale piuttosto che fare figli» è deludente”. Il Papa, come quasi tutti i consacrati, non capisce davvero come vivono le persone, soprattutto nei Paesi evoluti. Da una parte critica il neoliberismo, ma dall’altra sembra non rendersi conto che questo modello economico le vittime le fa sul serio. Diversi miei pazienti fanno 4 ore al giorno di pendolarismo, sono stremati dalla vita, se non lo fossero non avrebbero neppure bisogno di farsi aiutare.
Inoltre, mettere in contrapposizione animali e bambini è davvero superficiale, spesso gli animali ci sono proprio dove esistono bambini. Senza contare che lui si chiama Francesco, che significa Natura, tema sul quale la Chiesa è molto indietro, un vero peccato considerato che proprio il Poverello di Assisi le aveva consegnato un vantaggio abissale sul mondo.

Altri profili su cui lo vedi tentennare?

L’omosessualità, credo intimamente anche lui pensi sia una malattia, ma questo ci può stare. Francesco è un uomo cha appartiene a una generazione lontana, posso anche capire quando invita i genitori che notano comportamenti incoerenti con il proprio sesso, cioè con l’anatomia del bambino o ragazzo, a rivolgersi allo specialista. Posso comprendere, ripeto, ma non condivido, soprattutto se considero il peso delle sue parole. La Chiesa è responsabile di gravi crimini contro l’uomo, e tutto comincia proprio dalle convinzioni infondate, all’inizio prese sottogamba.
Mi accade spesso di incontrare persone omosessuali che sentono di non essere amate dalla Chiesa, approcciare con espressioni avvilenti. «Se Dio ti da questa croce, tu la devi portare cristianamente», che significa, sei sbagliato e dunque non fare altri guai. Insomma, è proibito esercitare la sessualità. Troppo crudele.

Pedofilia, tema scottante.

Con gli attuali assetti non si risolverà, occorre un salto di scala. Non ci sarà rimedio fino a quando la Chiesa non deciderà di liberarsi del feticcio del celibato. Fino ad allora continuerà a pescare in un canestro di minuscole dimensioni, che contiene quanto rimasto dalle precedenti selezioni mondane, incorporandone i problemi, spesso cospicui. Segue una formazione demolitiva dell’affettività, una vera e propria mutilazione di umanità, che purtroppo interviene su panorami interiori dove già c’era poco da demolire. Una politica pedagogica rovinosa per i destinatari, che per il resto della loro vita cercheranno di risolvere un rebus irrisolvibile, arrangiandosi come capita.

Cosa occorre al Papa per mettere mano a questa impresa?

Sono stato per anni consulente di seminari vescovili, per tanto tempo, ancora oggi, mischiati tra i miei pazienti, incontro consacrati. Il sistema si è avvitato troppo su se stesso, inoltre, ci sono enormi sacche di resistenza che renderanno vani gli sforzi per chissà quanto tempo ancora, conferenza episcopale tedesca permettendo. Le scintille che diventano incendi partono sempre da quel Paese, nel bene e nel male. Una trentina di anni fa, i vescovi tedeschi avevano approvato uno straordinario documento sulla sessualità, che ancora oggi sembra attualissimo. Mi chiedevi cosa occorre al Papa, forse tanti amici veri, quelli di cui lamenta l’assenza.

Perché non ci sono?

L’ambiente è difficile, lo stesso Francesco, intuisco da professionista, non dev’essere una persona facile, mi pare un gesuita discretamente sbrigativo con le persone che non gli piacciono, ma forse anche chi gli gira attorno, tra i pochi amici che crede di avere, non lo sta aiutando molto. Tuttavia, se non trovi amici, qualche domanda su di te devi portela.

Pensi a qualcuno in particolare?

Non saprei. Ti consiglio però di tenere gli occhi aperti. Se Francesco dovesse mancare, per mesi troverai una singola persona in tutte le reti televisive, dibattiti pubblici, e gli vedrai firmare una bella biografia, probabilmente già nel cassetto. 

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