lunedì, Agosto 8

‘Papa Francesco sta cercando di riavvicinare il messaggio di Gesù Cristo a quello del Profeta’

0
1 2


Quanto è importante l’interpretazione dei Testi Sacri?

Chi conosce l’Islam sa che sin dagli inizi, quando il Corano è stato rivelato, per interpretarlo i fedeli hanno chiesto delle citazioni al Profeta stesso riguardo significato del Testo. L’interpretazione e il lavoro di esegesi non si limitano alle parole testuali del messaggio, ma si interrogano su cosa il testo chieda, cosa significhi e come si fa per attuarlo, in modo da capire non solo le parole, ma anche quello che il Profeta ha insegnato ai musulmani. L’Islam, per poter essere adatto ad ogni tempo e ad ogni luogo, deve seguire l’evoluzione, il contesto e i rispettivi comportamenti delle persone.’Ordina seguendo anche le consuetudini’ è infatti un ordine rivolto da Dio verso il suo Messaggero.

Le consuetudini di un musulmano in Oriente sono chiaramente diverse da quelle di chi vive in Occidente. Oggi a maggior ragione, dopo un lungo periodo di allontanamento del credente dalla sua religione, deve riappropriarsi della sua fede, per proteggersi dalle correnti estremiste e dalle ideologie del terrore. Deve, quindi, andare a recuperare la conoscenza dell’Islam, e non lo deve fare attraverso una lettura testuale delle Scritture, ma con l’interpretazione e la guida di grandi sapienti. Esistono ben quattro grandi antiche scuole giuridiche di legislazione islamica, le quali hanno diverse interpretazioni su aspetti secondari, come rapporti inter-umani, economici o i rituali, e dimostrano che questa diversità nell’interpretazione dell’Islam esisteva sin dal primo secolo islamico. Tutti i credenti musulmani partono dal Corano e dalla Sunna, da cui poi possono derivare interpretazioni diverse. Non stiamo parlando chiaramente del credo, che è unico.

Nell’ambito teologico islamico ci sono infatti due grandi rami, il primo è uguale per tutti e consiste nelle basi della fede, mentre il secondo riguarda l’umano, il suo rapporto con il prossimo e i suoi comportamenti. Questo secondo ramo è spesso legato a fattori secondari soggetti ad interpretazioni. Tra i fattori che determinano ogni diversa interpretazione giocano un ruolo centrale il contesto geografico e culturale in cui i fedeli vivono.

Il populismo è stato un altro tema affrontato da Papa Francesco. Il messaggio secondo lei è stato recepito dai demagoghi politici che vedono come unica priorità la salvaguardia dell’identità nazionale, anziché il dialogo interreligioso?

Il populismo, condannato dallo stesso Papa Francesco, persegue non solo l’obiettivo di salvaguardare l’interesse popolare, ma aspira principalmente ad abbellire l’immagine dello stesso leader di fronte al popolo, attraverso discorsi facilmente condivisibili da chi ha paura, da chi vuole migliorare il proprio status sociale, o da chi si trova in difficoltà. Il populismo si nutre di discorsi banali che forniscono delle spiegazioni facili, e a volte infondate, rispetto ai problemi socio-economici di una società. Queste soluzioni mantengono chiaramente un’atmosfera di paura e una crisi sociale, specialmente per quanto riguarda le minoranze etnico-religiose, basta pensare alla componente migratoria in moltissimi Paesi europei, o la componente religiosa islamica.

Queste soluzioni fornite non sono frutto di ricerche scientifiche, ma sono dei ‘titoloni’ vuoti che aumentano solo la tensione sociale e un’atmosfera di paura. Se si tratta di estrema destra o estrema sinistra è indifferente, i populismi sono tutti delle correnti non responsabili, in quanto non considerano la gravità di certe dichiarazioni e le conseguenze che possono avere, o che purtroppo stanno avendo. E’ comunque ancora presto per poter stabilire se il messaggio di Papa Francesco sia stato recepito dai politici, ma credo comunque che i giornali e i media giochino un ruolo fondamentale a riguardo. Gli stessi media non hanno mostrato alcun entusiasmo o reazione rispetto all’evento e alle grandi dichiarazioni fatte in merito alla fede e a, dialogo interreligioso, ignorando, secondo me, il messaggio principale emerso dall’incontro.

Povertà e sfruttamento. Secondo Papa Francesco è essenziale la loro eliminazione, in quanto sono fattori sfruttati dai gruppi estremisti per diffondere la loro ideologia. Che cosa si sta effettivamente facendo secondo lei nei Governi più a rischio estremismo?

Penso che se non c’è una reale collaborazione internazionale, i Governi di questi Paesi avranno veramente molto poco da fare. Tantissimi aderenti all’ISIS che stanno facendo attentati in Turchia sono di origini caucasiche e provengono da Paesi dove c’è una grande e povertà e numerose ingiustizie sociali. Nell’ultima settimana, per esempio, il Governo cinese ha vietato alle famiglie musulmane di dare certi nomi ai propri figli, ha inoltre vietato alle donne di portare i loro vestiti religiosi, o agli uomini di portare le barbe, così come l’anno scorso è stato vietato loro di digiunare. Queste misure ingiuste vanno di pari passo con la povertà e lo sfruttamento. Credo quindi che una collaborazione internazionale, sotto forma di aiuti economici o di pressioni politiche, sia l’unico elemento in grado di garantire più giustizia sociale, meno povertà e meno sfruttamento, in modo per poter poi impedire ai terroristi di trovare una manodopera gratuita e facile. I Governi a rischio onestamente stanno facendo molto poco per ora. Si tratta infatti di Paesi molto deboli, spesso soggetti a corruzione. E ‘quindi necessaria una collaborazione più ampia. Organizzazioni come l’FMI, il Fondo Monetario Internazionale, o l’Unione Europea, quando si rivolgono a questi Paesi e intendono collaborare con loro, che non si limitino solo a considerare l’aspetto economico, ma che guardino anche l’effetto che una loro collaborazione può avere a livello sociale.

Per quanto riguarda il traffico e la produzione di armi, il Grande Imam di Al-Azhar le ha definite come la causa dei problemi odierni. Come commenta questa sua definizione?

I gruppi estremisti hanno delle risorse quasi infinite di armi e munizioni. Le armi si possono trovare più facilmente, basta pensare alla caduta di un Governo o a un semplice attacco a una caserma, ma trovare i proiettili è più complicato. La costante presenza di munizioni indica un apporto continuo e dimostra che dietro le quinte di ogni conflitto ci sono i grandi mercati di produzione delle armi, intendo armi convenzionali e non convenzionali. Questi mercati continuano ad essere fonte di arricchimento per tanti Paesi produttori. Ci sono inoltre molti Paesi che all’apparenza sono dei semplici acquirenti, ma in realtà permettono che queste armi arrivino nei contesti di guerra, sia in Oriente che in Occidente. Io credo quindi che sia necessario un maggior controllo e una maggior responsabilizzazione di queste società. Sarebbe opportuno introdurre un controllo di natura internazionale per ogni arma prodotta che sia in grado di fornire come una ‘targa’ per ogni arma venduta, in modo da poter risalire a chi l’ha comprata e dove verrà utilizzata. Solo così sarà possibile portare alla luce la vera responsabilità dei grandi mercati di armi, delle rispettive lobby e dei Paesi che si nascondono dietro il mantenimento di queste guerre e lo sfruttamento diretto di questo terrorismo. Questo potrebbe anche far capire al mondo chi sono i veri responsabili, al di là delle Comunità religiose e delle etnie. C’è un quadro molto più grande che, se svelato, permetterebbe di responsabilizzare la società.

Questo viaggio e la conferenza di pace, secondo lei, possono finalmente mettere un punto al gelo che si era creato tra Benedetto XVI e la Comunità Islamica? Quanto ha inciso questo viaggio di Papa Francesco sulla riapertura di un dialogo tra Islam e Cristianesimo? E’ stato raggiunto l’obiettivo?

Penso che l’obiettivo sia stato raggiunto non solo con questo viaggio. Papa Francesco ha infatti già ricevuto l’Imam di Al-Azhar presso la Santa Sede, si è già recato inoltre nelle Repubbliche del Centro Africa e in Turchia. Penso però che un evento simile, in cui il Papa stesso si è recato ad Al-Azhar, abbia completamente messo nel dimenticatoio alcuni discorsi di Papa Benedetto XVI che hanno congelato i rapporti tra Chiesa e Islam. Con i suoi viaggi, Papa Francesco sta cercando di riavvicinare il messaggio di Gesù Cristo a quello del Profeta, ovvero un messaggio di amore universale. L’incontro tra il Papa che il Grande Imam è sicuramente un evento guida e credo che avrà sicuramente delle conseguenze tra i fedeli.

Vedere il Grande Imam di Al-Ahzar rivolgersi a un cristiano utilizzando il termine ‘fratello’, o ascoltare le parole del Papa che dissociano l’Islam dal terrorismo, sono entrambe delle immagini che immediatamente distruggono tutti discorsi pronunciati dagli estremisti. Non a caso nel Corano si ricorda ai credenti che la diversità tra le persone, nelle loro culture, fedi, etnie etc.. È una volontà di Dio, che ha deciso di creare queste differenze nell’umanità, per renderle motivo di ‘conoscenza reciproca’, e non per arrivare alla guerra. Il versetto 13 della Sura 49 del Corano recita infatti così: ‘Oh uomini vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosciate a vicenda’. Queste parole indicano chiaramente che tutte le persone, a prescindere dal loro credo, possono vivere insieme alla luce del rispetto reciproco. I discorsi del Papa e del Grande Imam sono toccanti, ma rimane comunque necessario dar loro il giusto eco, e questo lo possono fare i media.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->