venerdì, Luglio 23

Papa Francesco: 'Risposte inadeguate per le crisi in Siria e Iraq'

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«La Comunità Internazionale non sembra capace di trovare risposte adeguate alle crisi della Siria e dell’Iraq». Il monito arriva da Papa Francesco, che parlando dei conflitti in corso in Medio Oriente, definiti come «un oceano di dolore», ha ricordato come «milioni di persone sono in un preoccupante stato di urgente necessità, costrette a lasciare le proprie terre di origine. Libano, Giordania e Turchia portano oggi il peso di milioni di rifugiati, che hanno generosamente accolto». Infine ha sottolineato come «i trafficanti di armi continuano a fare i loro interessi. Quelle armi sono bagnate nel sangue innocente».

«Le vittime del conflitto in Siria e in Iraq sono tante, a tutte penso e per tutte prego», ha continuato Papa Francesco. «Ma non posso sottacere il grave danno alle comunità cristiane, dove molti fratelli e sorelle sono vessati a causa della propria fede, cacciati  dalle proprie terre, tenuti in prigionia o addirittura uccisi. Per secoli le comunità cristiane e quelle musulmane hanno convissuto in queste terre, sulla base del reciproco rispetto. Ma oggi è la legittimità stessa della presenza dei cristiani e di altre minoranze religiose ad essere negata, in nome di un fondamentalismo violento che rivendica una origine religiosa».

Intanto in Siria continuano gli scontri. Almeno undici i civili uccisi da un barile imbottito di esplosivo sganciato dall’esercito in un quartiere ribelle di Aleppo. Lo ha riferito l’Osservatorio siriano dei diritti umani (Osdh), secondo cui tre sarebbero i bambini coinvolti. In particolare barili bomba sono stati lanciati su una piazza del mercato delle verdure nel quartiere di al Mashahd facendo crollare un intero edificio e uccidendo 45 persone, anche se il numero è destinato a salire. La notizia del giorno poi è che l’esercito siriano, secondo fonti militari, ha cominciato a usare le nuove armi inviate dai russi. In merito agli aiuti inviati in Siria, la Russia è pronta a fornire a Washington informazioni di esperti. A ribadirlo il ministero degli Esteri russo. Mosca, ha aggiunto, non vede alcuna contraddizione tra le sue azioni in Siria e le operazioni della coalizione antiterrorismo.

E la questione siriana è approdata anche negli USA, con una polemica che coinvolge il generale Lloyd J Austin, il comandante del Centcom, il comando militare Usa che sovrintende alle operazioni in Siria e Iraq. Intervenuto di fronte alla Commissione Forze Armate del Senato, ha ammesso che i 500 milioni di dollari spesi dal  Pentagono per addestrare e armare una milizia siriana anti Assad e anti Stato Islamico hanno prodotto fino ad oggi quattro, forse cinque combattenti ancora impegnati sul terreno e che l’obiettivo di addestrare entro quest’anno 5.400 miliziani non verrà mai raggiunto. Un’ammissione che arriva il giorno dopo lo scoop del New York Times, secondo cui era partita un’inchiesta interna al Pentagono sui rapporti di intelligence che il Centcom inviava alla Casa Bianca e al Congresso. SI parla di rapporti modificati per mostrare un quadro della situazione ben più roseo di quello reale.

Passando alla Libia, altro fronte caldo, è partito a Skhirat, in Marocco, il nuovo round di colloqui di pace inter-libici. L’inviato delle Nazioni Unite in Libia, Bernardino Leon ammette: «L’Unsmil ritiene che sia arrivato il momento di accelerare i nostri  discorsi, proponendo di iniziare la discussione sui candidati per il governo di unità nazionale». ma i problemi permangono: la delegazione di Tobruk è alle prese con problemi interni, mentre quella di Tripoli ha rinviato l’arrivo a Skhirat per dei problemi riscontrati con l’aereo che sarebbe dovuto decollare ieri sera dalla capitale libica. «Io escluderei un intervento militare in Libia», il commento del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in tv. «Non escluderei affatto invece, se ci fosse un accordo di pace o un nuovo governo in Libia, che all’Italia e ad altri Paesi venga chiesto di dare un contributo per rendere più sicura la situazione. Soprattutto a Tripoli, io penso che l’Italia sarà presente, ma è tutt’altra cosa di dire ‘mandiamo 10 mila soldati nel deserto’». Nel frattempo la Guardia costiera libica ha intercettato e bloccato al largo di Zuwara, non lontano da Tripoli, una nave cargo russa sospettata di trasportare un carico illegale di petrolio. Arrestati gli 11 membri del suo equipaggio.

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