martedì, Novembre 30

Papa Francesco piace anche ai protestanti field_506ffb1d3dbe2

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«Mentre ci stiamo preparando al Cinquecentenario della Riforma del 1517, la nostra prospettiva ecumenica nei confronti della Chiesa di Roma deve essere la stessa, chiunque sia Papa? La storia concreta, con le sue figure e i suoi profili, non interpella anche noi? Io credo di sì», così Daniele Garrone, professore di Antico Testamento alla Facoltà valdese di teologia, in un editoriale, dedicato al primo anno di pontificato di Papa Francesco, pubblicato ieri dall’agenzia stampa protestante ‘Nev’.

 

Tutto è iniziato 1 anno fa.

Trenta giorni dopo quello storico undici febbraio, il 12 marzo, i 115 Cardinali elettori si riuniscono per quello che sarà un Conclave certamente anomalo e difficile, … e dal risultato sorprendente.
Tra di loro, venti sono unanimemente riconosciuti comepapabili’. Si tratta di 5 italiani, 4 americani, 1 austriaco, 1 svizzero, 1 ungherese, 1 canadese, 1 argentino, 1 brasiliano, 1 messicano, 1 honduregno, 1 nigeriano, 1 ghanese, 1 filippino.
La prima lunga giornata di conclave era iniziata con la Santa Messa Pro Eligendo Romano Pontefice, durante la quale il Cardinale Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio, nell’omelia ‘impegna’ i Cardinali elettori a chiamare al soglio pontificio un uomo in grado essere missionario, che deve ricordare che «l’atteggiamento fondamentale dei Pastori della Chiesa è l’amore», un Pontefice dall’indole caritatevole verso gli umili e i bisognosi. A 1 anno di distanza queste parole hanno un sapore decisamente profetico.
Al secondo giorno di Conclave, dopo il terzo scrutinio spuntano gli outsiders, primo fra tutti l’Arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, altro nome eccellente, e totalmente a sorpresa, quello del Cardinale Wilfrid Fox Napier, francescano proveniente dal Sudafrica.

Al quarto scrutinio, alla seconda giornata di Conclave, il 13 marzo 2013, Jorge Mario Bergoglio viene eletto a succedere a Benedetto VXI. Sceglie il nome di Francesco, tralasciato dai 265 predecessori.
Francesco, subito dopo l’annuncio dell’Habemus papam da parte del protodiacono, si affaccia alla Loggia delle Benedizioni di San Pietro per un discorso a braccio che -trascritto, è di 1440 caratteri- è un eccezionale evento di comunicazione, un atto breve ma insieme così ricco, articolato e complesso da anticipare in sé il contenuto di un intero pontificato.
La Chiesa cattolica sembra aver scelto di andare avanti,  sembra aver imboccato la strada di un deciso, radicale, forse rivoluzionario, rinnovamento.

Nelle prime ore Papa Francesco raccoglie l’entusiasmo di tutti; le analisi, le riflessioni lasciano spazio alla gioia per una scelta inattesa che quasi fa tirare un sospiro di sollievo e, soprattutto, respirare aria nuova, speranza. Virtù preclare di Francesco: l’amore per gli ultimi della società, la frequentazione dei poveri delle favelas, lo stile di vita ispirato alla modestia e alla morigeratezza, tanto che a Buenos Aires gira in metropolitana e abita in un semplice appartamento. In questo quadro assolutamente positivo, il giorno dopo emergono alcune ombre legate agli anni delle dittature in Argentina e nell’intera America Latina.
La polemica sui presunti trascorsi di Bergoglio all’epoca della dittatura militare in Argentina e sulle sue ingerenze nella politica nazionale, prendono consistenza soprattutto nel suo Paese, in Argentina, dove la Presidente Cristina Fernandez Kirchner non si è dimostrata particolarmente entusiasta dell’elezione Bergoglio, con il quale sia lei, sia, prima, il marito Nestor, hanno avuto sempre un rapporto decisamente conflittuale.

Le risorse della Chiesa vanno ben oltre i calcoli umani”, afferma Roberto Rossi, docente incaricato di Introduzione alla filosofia, ‘Ecclesia Mater’, e di Storia delle Religioni presso la Pontificia Università Lateranense di Roma. La Chiesa in due giorniha scelto con chiarezza e realismo per risolvere i suoi problemi. Una scelta diversa non me la sarei aspettata, proprio perché, al di là della sua fallibilità nel corso della storia, essendo una comunità di uomini, nei momenti topici è illuminata e sa cosa e dove operare”.
Secondo Angela Ambrogetti, Direttore del sito ‘korazym.org‘, giornalista del magazine ‘Inside the Vatican’ e collaboratrice di ‘Radio Vaticana‘, che conosce in profondità la vita della Curia romana e in più di un’occasione si è trovata molto vicino a Benedetto XVI, quello di Papa Francesco sarà un Pontificato per nulla scontato.
Il primo sudamericano al soglio pontificio, secondo il Presidente dell’IPALMO, ed ex Ministro degli Esteri Gianni De Michelis, è una scelta contro la Curia, contro l’Italia e l’Europa”, che, per altro, avvierà un processo di rimescolamento dei diversi episcopati.
Monsignor Giovanni Giudici, Presidente di Pax Christi e vescovo di Pavia, per lunghi anni tra gli uomini più vicini al Cardinal Carlo Maria Martiniricorda la stima che Martini nutriva per Bergoglio e il tratto comune per “per la responsabilità della comunità cristiana di darsi forme organizzative, celebrative, di attenzione all’umano, che siano modellate sulle necessità dell’annuncio del Vangelo”. Nuove ‘formule’ anche per quanto riguarda l’istituzione: lo Stato Vaticano deve smettere i panni di ‘Stato’ , bisogna, secondo padre Alex Zanotelli, “pensare ad un Vaticano che non sia Stato“. E Francesco, il Papa che da subito, ha fatto un passo indietro, verso il ritorno alle origini per rinnovare la Chiesa, è il Papa adatto per raccogliere questa sfida e avviare il percorso di trasformazione del Vaticano. Partendo dal potere e dalla tenerezza, al centro del suo ‘discorso programmatico’ del 19 marzo, giorno della Messa di intronizzazione: la tenerezza come potere. Alla quale si aggiunge la speranza, tanto che ci verrebbe da coniare lo slogan ‘il Papa dell’OK. Mentre in Argentina la sua nomina al soglio Pontificio continua a far discutere, come emerge dall’intervista in esclusiva realizzata con Graciela Rosenblum, Presidente della Lega Argentina per i Diritti dell’Uomo (LADH); al centro del dibattito, la vicenda del suo coinvolgimento  nel sequestro dei due gesuiti Orlando Yorio e  Francisco Jálics. Insieme, le voci di coloro che hanno conosciuto l’uomo dei quartieri poveri di Buenos Aires, umile, difensore nei fatti di quei diritti umani dei quali a posteriore troppi parlano.

 

 
 
A distanza di 1 anno, Francesco conquista l’attenzione degli osservatori più severi: i protestanti.
Com’è noto, ricorda Garrone, i protestanti non riconoscono l’autorità del Papa e ritengono che l’istituzione del papato sia un ostacolo all’universalità della chiesa di Gesù Cristo, e che i connotati monarchici assoluti che l’hanno fin qui caratterizzata siano in aperta contraddizione con le visioni dei ministeri attestati nel Nuovo Testamento. I Papi e il papato della Chiesa di Roma, però, esistono nella storia e su questo sfondo vanno valutati, senza ideologismi, superando «l’atteggiamento – temo assai diffuso tra noi evangelici – di prescindere dal profilo – colto nei suoi discorsi e nelle sue decisioni – di ogni Papa, per limitarsi a dire che qualunque cosa dica o faccia, il problema è che è Papa».

Garrone in Papa Francesco coglie ‘motivi di interesse’ e scorge ‘novità’, «ha introdotto cambiamenti che certamente non possono essere valutati come semplice cosmesi né ridotti al personale stile di un ‘parroco’».

Il profilo di Papa Bergoglio, continua Garrone, «va colto, e apprezzato, in tutta la sua rilevanza: si sono messe giustamente in luce la scelta del nome, certamente programmatico, lo stile di vita, dall’abbigliamento alla residenza, l’immediatezza pastorale del suo rapporto con i fedeli ‘fratelli e sorelle’, lo stile per nulla paludato, ma diretto e franco dei suoi interventi pubblici, spesso con digressioni ‘a braccio’. Personalmente sono colpito dalla sostanza biblica ed evangelica (libertà, grazia, perdono, speranza …) dei suoi discorsi che ho avuto modo di ascoltare o leggere, sempre pronunciati con l’atteggiamento di chi intende riscoprire il senso della vocazione cristiana nel mondo di oggi».  

L’ elezione di Francesco, un anno fa, secondo Garrone, «ha voluto essere una risposta ai seri problemi che affliggono la Chiesa di Roma e che il suo predecessore non era in grado di affrontare. Un Papa non è soltanto un predicatore o un pastore, ma su di lui incombono atti di governo. Non credo che la scelta del card. Bergoglio sia stata ingenua o che si sia ritenuto che egli stesso fosse ingenuo».

Negli atti che sono segni di qualcosa che sta accadendo nella Chiesa Cattolica, Garrone cita la riforma dello IOR e della gestione finanziaria, l’interpellazione sui temi della famiglia, i progetti di riorganizzazione della Curia romana, la scelte che potrà effettuare sulla collegialità, sul ruolo dei laici, all’impronta che ha iniziato a dare e che potrà accentuare nell‘ermeneutica del Concilio Vaticano II.

 

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