venerdì, Settembre 24

Papa Francesco nel Messico di migranti e narcos Un Paese di contraddizioni: da un lato un'economia in crescita, dall'altro lo strapotere dei cartelli

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Il Chiapas, e in particolare San Cristobal de Las Casas, al Sud del Paese, lunedì 15 febbraio, e Ciudad Juarez, mercoledì 17 febbraio, al Nord caratterizzato dalla violenza e dal filo spinato che separa con gli Stati Uniti: sono due delle tappe del viaggio che il Papa farà in Messico dal 12 al 18 febbraio per mostrare la sua vicinanza ai migranti, quelli che entrano nel paese nordamericano dal Guatemala e quelli che cercano di raggiungere gli Usa. E poi la capitale Città del Messico e le regioni dove sono gli indios.
Nel corso del viaggio nel Paese latinoamericano, visitato svariate volte da Giovanni Paolo II, una volta da Benedetto XVI e due volte, prima dell’elezione a pontefice, da Jorge Mario Bergoglio, Francesco parlerà in spagnolo, ma non è escluso che improvvisi come è sua abitudine, in particolare con i giovani e i religiosi. Con un decreto, che significativamente sarà pubblicato nel corso del viaggio, Papa Francesco ha autorizzato ufficialmente l’uso delle lingue indigene nella Liturgia.

È un Paese di contraddizioni, il Messico che il romano pontefice si appresta a visitare. Un Paese caratterizzato da notizie economiche incoraggianti da un lato e avvenimenti politici preoccupanti dall’altro.

Oggi è la quattordicesima nazione al mondo per sviluppo economico e una di quelle economicamente più in forma nell’America Latina: secondo vari indicatori economico-sociali, il Messico rientra fra i paesi sviluppati: il Pil medio pro capite è di 12.700 dollari, oltre il 90% della popolazione è alfabetizzato, l’aspettativa di vita si aggira sui 76 anni. Il Paese è produttivo, fa crescere l’economia a un tasso superiore a quello continentale e ha una percentuale di scolarizzazione pari al 30% che rende giustizia ai corposi investimenti nel settore degli ultimi dieci anni. Al momento sta investendo pochissimo in ricerca, per quanto riguarda la percentuale di Pil: appena lo 0,4%. Ma vuole velocemente raddoppiare gli investimenti e portarli all’1% del Pil, raddoppiare il numero di ricercatori per abitante e sta investendo moltissimo in laboratori nazionali specializzati, super-attrezzati e sta mandando i suoi ricercatori migliori in giro per il mondo.

Tuttavia il fatto che circa il 40% della popolazione sia ancora al di sotto della soglia di povertà testimonia gravi squilibri nella distribuzione del reddito e nelle condizioni sociali, senza contare i drammatici risvolti in termini di sicurezza interna. Il Messico è infatti tra i Paesi con il più alto tasso di omicidi al mondo secondo il rapporto pubblicato nella Global Study on Homicide delle Nazioni Unite. Le statistiche della Unodc (United Nations Office on Drugs and Crime) raccolte nel periodo tra il 2005 e il 2012, consegnano al Paese la maglia nera delle nazioni per omicidi volontari: 21,5 ogni 100mila abitanti, al ventesimo posto di questa tragica classifica (in testa troviamo Honduras e Venezuela rispettivamente con 90,4 e 53,4 uccisioni ogni 100mila abitanti).

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