mercoledì, Giugno 16

Papa Francesco in preghiera sulla tomba di don Lorenzo Milani

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Nel 50° anniversario della sua morte, Papa Francesco ha reso omaggio alla figura ed alla memoria di don Lorenzo Milani, recandosi a Barbiana, nel Mugello, per pregare sulla sua tomba e per incontrare i ragazzi di allora, protagonisti  di quella Scuola che ha avuto risonanza mondiale a seguito di quella sconvolgente ‘Lettera ad una professoressa’, suo ultimo atto di vita.

Lo ha fatto oggi in forma privata, come avrebbe voluto lo stesso Lorenzo,  avverso alle cerimonie ufficiali e al trionfalismo religioso. E  anche per questo la preghiera sulla tomba di quella  straordinaria e osteggiata figura  di quel prete scomodo si è caricata di un significato  ancor più profondo, di piena comunione   in sintonia e in continuità, con l’opera di don Lorenzo, morto il 26 giugno del 1967, a soli 44 anni. «Col mio gesto di oggi, che è un omaggio alla memoria di don Lorenzo, intendo rispondere – ha detto il Papa – alla richiesta fatta da don Lorenzo  allora al suo Vescovo: riconoscere in questa vita un modo esemplare di servire la Chiesa, il Vangelo e i poveri. Ciò non cancella le amarezza subite, ma rendendogli onore – come chiedeva anche sua madre Alice – si celebra il mistero della fede che ha animato la sua vita».

Onore, dunque, dopo tanti anni, a quel prete che  attraverso le proprie esperienze pastorali  e azioni di disobbedienza civile, aveva seminato il germe della ribellione e del cambiamento.  Nella scuola  nella società e nella Chiesa. Una visita quella del Papa «che dimostra – sono le parole dell’arcivescovo di Firenze Cardinale  Giuseppe Betori –  la grande considerazione  che il Santo Padre ha per la memoria di don Milani, per la sua figura, per quello che egli ha rappresentato e che ancora può rappresentare per la Chiesa di oggi. Ma la sua inquietudine» – afferma ancora il Cardinale riportando  le parole del Papa  quando lo invitò a recarsi a Barbiana – «non era frutto di ribellione ma di amore e di tenerezza per i suoi ragazzi, per quello che era il suo gregge, per il quale soffriva e combatteva, per donargli la dignità che, talvolta, veniva negata. Un’inquietudine  spirituale, alimentata dall’amore per Cristo, per il Vangelo, per la Chiesa, per la società e per la scuola che sognava sempre più come ‘un ospedale da campo’ per soccorrere i feriti, per recuperare gli emarginati e gli scartati»

Così ha detto di lui Papa Francesco: «Mi piacerebbe che lo ricordassimo soprattutto come credente, innamorato della Chiesa anche se ferito, ed educatore appassionato con una visione della scuola che mi sembra risponda all’esigenza del cuore e dell’intelligenza dei nostri ragazzi e dei giovani». Il Cardinale ricorda che Francesco durante la Messa allo Stadio di Firenze a chiusura del Convegno nazionale Ecclesiale del novembre 2015,  collocò don Milani «nel solco della grande tradizione umanistica fiorentina, di quella Firenze che ha dato al mondo grandi frutti artistici, letterari, scientifici, spirituali ma anche istituzioni caritative,sociali, educative, sanitarie di grandissimo valore».

Il ricordo di don Lorenzo Milani non si esaurirà con la visita del Santo Padre: alla sua esperienza pastorale, sarà dedicato un convegno di studio che si terrà nei prossimi mesi.  «Gli argomenti non mancano – dice ancora il Cardinale – con tutto quello che il priore di Barbiana ha rappresentato per la difesa degli ultimi, degli umili, dei più marginali». Barbiana, con la chiesetta di S.Andrea la pieve del ‘300 e la canonica circondate da poche case e un piccolo cimitero: per raggiungere  la chiesa la strada si interrompeva in mezzo al bosco, la casa era senza luce e senz’acqua, nella parrocchia un centinaio di pastori e contadini che resistevano all’esodo verso la città. Qui, tra i paria d’Italia, come dirà, Lorenzo ha dedicato le sue attenzioni agli ultimi degli ultimi.

Una chiesetta e quattro case sparse  e disperse sul Monte Giovi, nel Mugello, sopra Vicchio, come di un luogo d’esilio. Don Lorenzo vi fu inviato nel ’54  dopo la  morte del vecchio parroco. E, inizialmente, questa deve essere stata anche la sua sensazione dato che soffrì molto l’allontanamento forzato dalla scuola di San Donato, a Calenzano,  vicino Firenze, doveva aveva creato una scuola popolare che anticipava quella che sarebbe diventata Barbiana. Si sentiva  incompreso dalla Chiesa, «stava male dentro – così riferì don Raffaele Bensi , suo direttore spirituale e amico fino al suo ultimo giorno – qualche volta scoppiava a piangere a dirotto, disperato come un bambino». Ma grazie alla sua opera di sacerdote e di educatore, Barbiana è divenuto  un «luogo simbolo – ricorda  ora don Giulio Landini, parroco di Vicchio – non un esilio, ma il luogo del riscatto, luogo di resurrezione e come ogni resurrezione è stata preceduta dal sacrificio e dalla passione di chi, come don Lorenzo, ha saputo realizzarvi un grande miracolo, nel quale i ragazzi analfabeti e le loro famiglie vi hanno messo la materia prima, don Lorenzo  ha messo a disposizione tutto se stesso come ‘oro nel crogiolo’ e lo Spirito ha trasformato quei ragazzi di allora  in uomini sovrani e lui “in un cammello che passa dalla cruna dell’ago»Come ebbe lui stesso  a scrivere, dopo che si era trasferito a Firenze, per morire tra le braccia dell’adorata madre, Alice.

«Un grande miracolo sta avvenendo in questa stanza: un cammello che passa per la cruna di un ago». Ai suoi ragazzi, divenuti poi uomini sovrani  lasciò questo  commovente testamento: Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto. Un abbraccio, vostro Lorenzo». Il suo pensiero, la sua opera di educatore, di sacerdote  dalla lingua tagliente, impegnato su vari fronti, soprattutto su quello della dignità, della libertà e dei diritti di tutti,  si è diffuso  inizialmente attraverso gli scritti: in particolare tre volumetti: Esperienze pastorali (Lef 1958), Lettera a una professoressa (Lef 1967) e L’obbedienza non è più una virtù (Lewf 1969.  Tutti e tre editi dallo stesso editore,  la Libreria Editrice Fiorentina (LEF),  formatasi nel 1902 intorno alla rivista fiorentina La Bandiera del popolo, fondata da un gruppo di giovani militanti cattolici, e caratterizzatasi fin da allora  come  punto di incontro e di confronto fra le diverse anime del cattolicesimo e non solo, specializzata in opere teologiche e liturgiche, ma anche filosofiche e sociologiche.

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